L'intervista Il responsabile regionale ai Beni culturali replica alla lettera della senatrice Pdl, Diana De Feo L'assessore polemico: gli accordi sulla carta devono poi diventare concreti NAPOLI I fatti sono questi. Nel febbraio, precisamente il 18, di quest'anno la Regione Campania annuncia il federalismo dei beni culturali. Ovvero la firma dell'accordo di programma quadro grazie al quale la gestione di una trentina di suggestivi siti (dal Castello di Baia, alla grotta azzurra, a Velia, alle basiliche paleocristiane di Cimitile) passa dallo Stato centrale a Palazzo Santa Lucia. All'epoca Nicola Spinosa disse: «Gli accordi sulla carta devono poi trasformarsi in atti concreti». E aggiunse sarcastico: «Spero che le certose (Padula e Capri) non vengano utilizzate per ospitare mostre di salumi ». Beh, finora oltre ai turisti neanche un salame è entrato, per esempio, nel Castello di Baia. La senatrice Pdl, Diana de Feo, in una lettera al Corriere del Mezzogiorno ha posto alcune domande all'assessore regionale ai Beni culturali, Oberdan Forlenza, che della materia è forse uno dei più esperti, visto che è stato per cinque anni capo di gabinetto del Mibac, prima con il ministro Veltroni e poi con la Melandri. Assessore il mistero avvolge il Castello di Baia? Qual è il problema? «Il problema è uno solo: è chiuso. E io, assessore regionale ai Beni culturali chiedo che sia aperto lunedì. È del ministero, lo apra. E tanto per rispondere con chiarezza dico anche che, se ci sono problemi, il Castello di Baia può anche non essere più il primo sito gestito dalla Regione Campania. È troppo comodo: lo abbiamo restaurato, i cittadini campani ci hanno messo i soldi, ma la Regione non ne è proprietaria. Se la senatrice De Feo aspetta delle risposte da me, le faccio io mille domande». A febbraio si firma l'accordo di programma quadro. Si costituisce il tavolo tecnico paritetico: sovrintendenti, senatori, assessore, funzionari regionali e direttore regionale dei Beni culturali. Una decina di persone in tutto. Dov'è la difficoltà? Perché l'accordo è rimasto lettera morta? C'entra il cambio della guardia tra lei e Velardi? «Beh, sono cambiati anche il direttore generale, da Baldi ad Angelini e il rappresentante del governo. Resca è arrivato in luglio». Fa a scaricabarile? «No, voglio restituire una verità. Io ho partecipato al tavolo una sola volta, a settembre». E si decide di partire proprio dal Castello di Baia. «Vero, ci sono meno problematiche su quel sito. E si dice, in un verbale, che bisogna preparare un progetto». Si doveva partire il 30 luglio? «Con un accordo firmato in febbraio era impossibile in quattro mesi che si potesse fare un passaggio di gestione così complesso». Dunque? «Il ministero, in tempi brevi, avrebbe dovuto utilizzare diversamente il suo personale». Insomma finché i custodi del Castello di Baia non vengono trasferiti in altra sede la gestione non può passare alla Regione Campania? È così? «Il personale è uno degli aspetti del problema e il ministero lo deve affrontare prima con i sindacati e poi con noi. Siamo aperti a tutte le soluzioni purché nella chiarezza». Mi scusi le pare possibile che per una cabina elettrica un museo inaugurato dal presidente Napolitano, restaurato con fior di milioni, resti chiuso? «No, non lo trovo possibile, ma il progetto di restauro non lo ha fatto la Regione. Ripeto la Regione ci ha messo i soldi, ma tutta la programmazione e progettazione l'ha fatta la Soprintendenza. Per la verità vorremmo noi sapere come hanno speso i nostri soldi. Perché la cabina non funziona, se c'è stato un errore nella progettazione. Quel restauro è costato più di 10 milioni di euro. Dal 2006 ad oggi la Regione ha impegnato per la valorizzazione dei beni culturali 517 milioni di fondi europei, 100 di risorse proprie, in più c'è la nuova programmazione 2007-2013. Lo Stato invece per il 2009 prevede solo 6 milioni. Letti questi numeri, sarebbe il caso di stare zitti». Ma qualcosa non torna ancora. La senatrice De Feo scrive: «La Regione ha presentato un cronoprogramma di interventi che prevede un'ulteriore spesa di 16 milioni di euro in cinque fasi». «Ancora un errore. Il cronoprogramma è stato stilato da un piccolo gruppo incaricato dal comitato paritetico di cui fanno parte due funzionari della Soprintendenza e uno per la Regione, per verificare i tempi e gli interventi». E allora? «Allora il comitato non ha mai approvato quel documento perché non lo abbiamo ancora ricevuto. Io non conosco le cifre». Scusi e il materiale didattico che la Electa avrebbe dovuto produrre per il museo? «E lo vuol sapere da me? La senatrice dice di essere rappresentante di Bondi, dà delle inefficienti alle Soprintendenze e lo vuole sapere da me? Io apprendo dalla sua lettera cose che non so e non posso sapere perché riguardano lo Stato. Se, come dice lei, ci sono interessi sul castello di Baia, deve andare subito in Procura a denunciarli ». Ha il dente avvelenato? «Finora sono stato istituzionale, ma c'è un limite. Ieri abbiamo inaugurato la collezione Farnese grazie ai soldi dei cittadini campani. L'Archeologico è il più grande e importante museo del mondo, per questo abbiamo finanziato il restauro. Ma se un turista domani va e trova la sala chiusa, purtroppo per lui, non può prendersela con la Regione, deve chiedere al ministero». Converrà però che, visti i tempi della burocrazia, è stato inutile costituire una società, la Scabec, di gestione dei beni 8 anni prima che l'accordo fosse firmato. Quanti soldi sono stati spesi per la Scabec? «Poco o nulla, perché gestendo poche cose (per lo più fa da supporto al Madre e gestisce Artecard) non ha debiti. Ma avverto una diffidenza generale nei confronti di questa società, alimentata dal fatto che forse è mancato un momento di interlocuzione pubblico ». Ma qual è il problema di Scabec? «Evidentemente nel corso degli anni l'uso della Scabec non è stato pari alle aspettative per cui era stata creata ». Ma di chi è la responsabilità: della Regione che ha anticipato i tempi, del ministero che ha perso tempo? Di chi? «Non so cosa sia successo in questi anni. Ma spero che i lavoratori dei beni culturali non ascoltino voci sconsiderate e stiano tranquilli».