C aro direttore, in riferimento all'articolo di Patrizio Mannu («Per la formazione 14 milioni ma il Museo di Baia è chiuso», Corriere del Mezzogiorno del 29 settembre) vorrei tornare sul tema della chiusura del magnifico Castello Aragonese di Baia e del suo ricco e bel museo, chiuso al pubblico e appena restaurato con una spesa veramente ingente: 40 milioni di euro, 80 miliardi delle vecchie lire. Un castello da favola, stregato e misterioso, davvero inaccessibile, perlomeno al grande pubblico, visitabile solo su prenotazione, un paio di giorni alla settimana. Il castello e l'area flegrea fanno parte di un accordo siglato lo scorso febbraio tra Mibac e Regione Campania, riguardo alla conservazione, tutela e valorizzazione dei beni dello Stato. In quanto rappresentante del ministro Bondi nel Comitato di attuazione degli accordi Stato-Regione, ho partecipato a molteplici riunioni a Castel dell'Ovo, e, come appare dai verbali, ho sostenuto, dalla prima all'ultima di tali riunioni, l'urgenza dell'apertura in orari museali del complesso flegreo. La data fissata dal Comitato, con l'autorevole impegno dell'ex assessore Velardi, era fissata al 30 luglio. Nel frattempo bisognava, oltre a risolvere il problema dei custodi, provvedere alla installazione di una cabina elettrica. Semplice operazione che finora non è riuscita, a causa di una serie di cavilli burocratici che riguardano, tra l'altro, l'individuazione, tramite una gara di appalto, della ditta incaricata. Per quanto riguarda i custodi, la questione avrebbe dovuto essere risolta, grazie a un accordo tra Regione e la società incaricata della gestione dei beni. Velardi ha lasciato l'incarico, Forlenza l'ha sostituito, ma ancora oggi non si hanno notizie in proposito. Aggiungo che le difficoltà sono rappresentate anche dal sindacato dei custodi, che si oppone all'eventuale soluzione della video-sorveglianza, che potrebbe supportare il loro lavoro. Nel frattempo, invece di provvedere a queste necessità immediate, la cui soluzione avrebbe dato nuovo impulso alla stagione turistica, la Regione ha presentato un crono-programma di interventi, che prevede un ulteriore spesa, superiore ai 16 milioni di euro, in cinque fasi. Sulla prima, prevista da settembre a dicembre 2009, vorrei sottoporre al suo giudizio e a quello dei suoi lettori alcune mie osservazioni. La richiesta è di 1.419,000 euro per impianti generali e sistemazione dell'area ingresso e accoglienza. Per quanto mi è dato di sapere, il costo dovrebbe essere almeno comprensivo della cabina elettrica (stima dei costi 440.000 euro), che però non è stata progettata da architetti e direttori dei lavori in nessuno degli interventi precedenti, tanto che nelle sale non esiste l'illuminazione (i corpi illuminanti, gli impianti e i cavidotti erano invece compresi nell'appalto dell'impresa Lucci. Li avrà eseguiti?). A questo punto, non so come si intendano impegnare i restanti 969.000 euro, che per sistemare la zona dell'ingresso e accoglienza mi sembrano veramente troppi (solo poche decine di metri quadrati). Inoltre, sempre nella fase 1, sono previsti 350.000 euro per gli arredi dell'area accoglienza e la segnaletica. Mi risulta che queste voci costose per fare dei cartelli e comperare armadietti e sedie fossero tra quelle già comprese nei lavori dei precedenti appalti; non solo, ma so che la «vecchia» Soprintendenza di Napoli e Caserta aveva affidato (c'è tanto di contratto) la realizzazione di tutto l'apparato didattico del Castello di Baia alla società «Electa» che lo doveva eseguire: come mai non lo ha fatto? Essendo stato presentato il progetto per la pannellistica direzionale e didattica nelle sale, comprese le didascalie, come mai non lo ha realizzato? A che cosa sono serviti i soldi percepiti? Quanti e quali sono gli interessi che ruotano intorno al castello, che ne bloccano gli ultimi lavori, rendendolo inaccessibile ai cittadini e ai turisti? Io stessa non sono riuscita a farmene una idea, e non voglio pensare che si tratti della gallina dalla uova d'oro. Aspetto chiarimenti dall'assessore regionale ai beni culturali Oberdan Forlenza, nel quale ripongo molta speranza e fiducia. Senatrice del Pdl
CAMPANIA - BENI CULTURALI. I misteri del Museo di Baia. Doveva aprire il 30 luglio
Il senatore del Pdl, Carlo Mannu, scrive un articolo in cui critica la chiusura del Castello Aragonese di Baia e del suo museo, che è stato chiuso al pubblico e restaurato con una spesa di 40 milioni di euro. Mannu sostiene che il castello e l'area flegrea fanno parte di un accordo tra Mibac e Regione Campania, ma che la data fissata per l'apertura in orari museali è stata rimandata. Mannu sostiene che ci sono problemi con la gestione dei custodi e con la cabina elettrica, e che la Regione ha presentato un cronoprogramma di interventi che prevede ulteriori spese.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo