Poche ore ancora, e il sipario si aprirà, nella magia del teatro; il Teatro Petruzzelli. E' facile, è comprensibile che si sfiori un tono di retorica, o almeno di enfasi accorata, nella legittima soddisfazione di tutta la città, all'idea che la distanza dal lontanissimo giorno della perdita stia per colmarsi. Ed è anche giusto non dimenticare che amanti della musica, autorità locali e nazionali, e tantissimi cittadini, non hanno mai attenuato l'impegno a far risorgere il teatro che fu voluto dai ceti emergenti della borghesia ricca del capoluogo. E in molti parlano ormai di festa imminente. Ma qualche riflessione non tradisce lo spirito del «grande» giorno. Innanzitutto, come si inaugura. Non è importante se sia, o non sia di cattivo gusto, il dilatato spazio ai «politici» proprio nella serata inaugurale. Si sa: è tempo di riconoscimenti, di congressi di partito, e vi è odore di elezioni regionali; vana speranza sarebbe, che la grande vetrina dei tanti aspiranti alla visibilità resti a luci soffuse. E' invece utile notare che, se il Petruzzelli nacque grazie allo sforzo di tanta parte della società civile barese, quasi atto di lustro per quei nuovi borghesi, e di omaggio alla città, oggi esso è risorto per effetto di un enorme processo di spinte e controspinte, quasi tutte giocate in seno alla politica locale. Non che in questo ambito non vi siano state intenzioni autentiche e generose; semmai, è mancata l'occasione perché esse venissero fuori senza rischi di contaminazioni con la propaganda, con gli interessi, con le campagne elettorali. Intorno al Petruzzelli, insomma, è stato terribilmente difficile cogliere il momento centrale di un grande progetto ideale e condiviso per l'intera città. E anche la società civile di oggi, non ha trovato lo spazio per tornare ad esprimere l'intelligenza della città, di fronte e accanto ad uno scopo che sembrava le venisse sottratto dai mille rivoli di una vicenda senza forma. Che il teatro oggi ci sia nuovamente, è evento da festeggiare, non vi è dubbio; ma che cosa verrà dopo la festa? Ecco il punto. Non bisogna credere che la presenza fisica del Petruzzelli sciolga la nostra città dal suo debito verso la cultura, verso le arti del palcoscenico, e verso i mille volti del sapere e del comunicare il sapere stesso. Innanzitutto, bisognerà riempire il teatro di contenuti, di continuità e di livello elevato a beneficio della cittadinanza; auguri sentiti a chi se ne assumerà il compito, e attenzione alla critica, che dovrà esserci la critica teatrale e musicale meglio se non troppo convenzionale, secondo un rischio sempre in agguato. E poi, si provi a far dialogare il sistema politico soggetto finanziatore con tutte le forze del campo delle idee, per fare del Petruzzelli non un traguardo, come molti pensano, ma l'avvio di un moltiplicatore di cultura, meglio se ispirato a linguaggi difformi.