Parigi Il direttore: soldi necessari, il mecenatismo è a zero. Mario Resca: esempio da seguire con cautela Incasso di 10 milioni dal prestito dei capolavori. Finanzieranno i restauri MILANO Prestare opere d'arte e ricevere, in cambio, soldi per i restauri. È la ricetta che i francesi stanno applicando nel campo dei Beni artistici con sempre maggiore determinazione. E dopo il via ai lavori per la costruzione di una sede del Louvre ad Abu Dhabi, è ora il Musée d'Orsay a far interrogare il mondo dell'arte (che oggi in Italia festeggia la V «Giornata del contemporaneo ») sull'opportunità di un maxiprestito di opere. Dal 15 dicembre, per un anno, il Musée d'Orsay di Parigi chiuderà alcuni settori per lavori di ristrutturazione che lo obbligheranno al trasloco di una parte delle sue collezioni. Le raccolte degli Impressionisti e dei Postimpressionisti saranno raggruppate e in parte non più visibili. Ma anziché depositare in un qualche magazzino le opere in esubero, il museo ha deciso di approfittare di questa circostanza per «far circolare all'estero 220 tele», come annunciato da Guy Cogeval, presidente del museo. Tra queste 220, che viaggeranno in due diverse esposizioni, figurano tele di particolare valore come «Le Fifre» di Manet, «La Montagne Sainte- Victoire» di Cézanne, «Autoportrait au Christ jaune» e «Femmes de Tahiti» di Gauguin e «Nuit étoilée sur le Rhone» di Van Gogh. Ciascuna delle due esposizioni organizzate per fare del found-raising girerà in tre sedi: la prima, «De Manet à l'Impress ionni- sme», sarà esposta a Madrid, San Francisco e Nashville; l'altra, intitolata «Au-delà de l'Impressionnisme», sarà visitabile a Canberra, Tokyo e San Francisco. All'annuncio alcuni critici si sono mostrati perplessi perché queste opere potrebbero figurare con maggiore opportunità in mostre antologiche sugli autori stessi, come quella che la Tate ha organizzato nel 2010 per Gauguin. Ma a far valere le ragioni di questa soluzione ci ha pensato il direttore del Musée d'Orsay: «Questi prestiti ci porteranno circa 10 milioni di euro, una somma straordinaria per i tempi che corrono dove il mecenatismo è a reddito zero ». Se si considera che i lavori di restauro costeranno presumibilmente circa 11 milioni, si comprende l'importanza del prestito. «Comunque assicura il direttore le tele più importanti resteranno a Parigi». Tra queste l'«Autoportrait bleu» e «L'Eglise d'Auvers» di Van Gogh, «Déjeuner sur l'herbe» di Manet e «Le Cheval blanc» di Gauguin. Quella del museo parigino è un'operazione che potrebbe fare da apripista ad altre analoghe. Ma il ministero dei Beni culturali italiano come giudica l'operazione d'Oltralpe? Secondo Mario Resca, neodirettore per la valorizzazione del ministero, i francesi stanno andando in una direzione «certamente interessante e, con le dovute cautele, da seguire». Meglio far girare le opere o conservarle nei depositi, si chiede Resca? «Meglio la condivisione, ma per ricavare soldi bisogna prestare opere anche importanti in mostre ben pianificate e in Paesi lontani, come quelli del Medio Oriente o il Giappone, affamati di arte». Per Resca è da escludere che portando da loro le opere si rallentino i flussi turistici verso l'Italia: «È il contrario, basta guardare Parigi che attira turisti e i suoi quattro principali musei fanno 18 milioni di visitatori all'anno». Da noi la situazione è diversa, anche in termini di prestito. In Italia movimentiamo circa 12 mila opere all'anno, ma non ricaviamo contropartite economiche, bensì restauri e scambi. «Ma questo dipende dalle nostre capacità contrattuali». Caso emblematico di non valorizzazione, secondo Resca, è quello che sta per accadere ai Bronzi di Riace. Il Museo di Reggio Calabria, dove sono conservati, sta per chiudere molti mesi per lavori. «Non sarebbe un'occasione per portarli in giro nel mondo? Invece no. Le forze locali fanno barricate per trattenerli in un museo che chiude e fattura 100 mila euro all'anno». Quanto un botteghino di castagne, insomma. I bronzi saranno spostati per un check up all'Icr (Istituto centrale per il restauro di Roma). Poi si vedrà. Pierluigi Panza
I Manet e i Van Gogh in tournée Così il Museo d'Orsay paga i debiti
Il Musée d'Orsay di Parigi sta considerando un prestito di 220 tele d'arte per far girare le opere all'estero e ricavare 10 milioni di euro. Le tele saranno esposte in tre sedi: Madrid, San Francisco e Nashville, Canberra, Tokyo e San Francisco. Il direttore del museo, Guy Cogeval, afferma che le tele più importanti resteranno a Parigi. Il prestito è visto con favore dal neodirettore del ministero dei Beni culturali italiano, Mario Resca, che considera che i francesi stanno andando in una direzione interessante e da seguire.
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