Napolitano: un piano serio o ci saranno altre sciagure. Matteoli: il Ponte sullo Stretto si farà ROMA Investire nella sicurezza del territorio «piuttosto che in opere faraoniche». È questo il monito che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha rivolto alle istituzioni commentando la tragedia di Messina causata dal maltempo. Affermazioni che paiono rivolte al Ponte sullo Stretto, l'unica opera siciliana che possa definirsi «faraonica», essendo previsto per la sua realizzazione uno stanziamento di risorse pubbliche di 2,1 miliardi. Dopo aver letto una dichiarazione del responsabile della Protezione civile, Guido Bertolaso, sul disastro, Napolitano ha chiosato: «Dice delle cose sacrosante: c'è una situazione di diffuso dissesto idrogeologico in gran parte causato da abusivismo, nel Messinese e in tante altre parti d'Italia». E subito dopo: «O c'è un piano serio che, piuttosto che in opere faraoniche, investa per garantire la sicurezza di queste zone del Paese. O si potranno avere altre sciagure». Ma sul Ponte il governo non fa passi indietro. «Spero che al massimo per gennaio i primi lavori a terra possano partire ha detto ieri il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, a chi gli chiedeva conto dei lavori , spero anzi che il via possa esserci già a dicembre». E in effetti ieri il commissario al Ponte, Pietro Ciucci, ha compiuto un passo decisivo verso la sua realizzazione, approvando gli accordi con il contraente generale Impregilo, firmati ad aprile. Lo ha rivelato lo stesso Matteoli: «Hanno trovato gli accordi ieri (giovedì scorso per chi legge, ndr ). Credo che oggi (ieri, ndr ) arriveranno a firmare il contratto per far partire i lavori». È piaciuto invece a Pierluigi Bersani, candidato alla guida del Pd, il richiamo di Napolitano: «Le sue parole invitano a una riflessione seria». La riattivazione del progetto del Ponte è partita a maggio del 2008 e ora è alle sue ultime battute: manca solo la convenzione con il ministero di Matteoli e l'aumento di capitale che dovrebbe aggiungere 800 milioni pubblici ai 1.300 già stanziati dal governo. Nel 2001, quando fu stilato il primo programma delle opere strategiche, legato alla Legge Obiettivo, il Ponte fu inserito a sorpresa tra le altre infrastrutture: dal completamento della Salerno- Reggio Calabria all'Alta Velocità ferroviaria, dal Mose di Venezia al Passante di Mestre, dai grandi valichi ai nodi urbani delle grandi città. Si trattava di 250 opere, di cui 19 prioritarie, per un investimento di 243 mila miliardi di lire. Nel 2003 fu il premier Berlusconi a riannoverare il Ponte tra le sei «opere epocali» irrinunciabili, insieme con il Mose di Venezia, i tre grandi trafori alpini (Brennero, Fréjus, Sempione) e l'Alta Velocità Torino- Lione. A metà dello scorso settembre lo stesso premier ha nominato 9 commissari che dovranno accelerare l'iter di altrettante opere considerate di primo livello, in grande ritardo rispetto alla Legge Obiettivo. Poche di queste però hanno la portata evocativa del Ponte: c'è l'autostrada tirrenica Cecina-Civitavecchia, la galleria del Brennero, il nuovo corridoio autostradale tirrenico, il terzo valico ferroviario Milano-Genova, la Pontremolese, la statale Jonica 106 in Calabria, la metro C di Roma, il nodo ferroviario di Palermo e la viabilità di accesso al porto di Ancona. C'è da dire infine che dall'introduzione della Legge Obiettivo a oggi nel Sud sono stati impegnati (che non vuol dire spesi) 14 miliardi sui 30 previsti. E che di finito c'è soltanto uno dei lotti della Salerno-Reggio Calabria: la Sicignano-Atena. L'intera autostrada, che doveva essere conclusa nel 2006, sarà completata nel 2013. Antonella Baccaro