MESSINA. Due anni fa, di questi tempi, il nubifragio era stato un po' meno violento. La collina che sovrasta Giampilieri era spoglia perché gli incendi dolosi di quell'estate erano stati devastanti e il terreno aveva subito ceduto. Il resto lo avevano fatti gli interventi che avevano devastato il territorio con una cementificazione selvaggia e spianamenti senza controlli. Le frane avevano investito la borgata messinese, sommergendo auto e invadendo strade. Solo per un miracolo non c'erano state vittime. Il letto del canale di Giampilieri è disseminato di case, palazzi, ville a schiera e parcheggi per auto. Per non parlare delle colline che stringono il paese in un abbraccio mortale, con ville e villettine qui e là ad incombere sul vecchio nucleo del paese. Le campagne a terrazze dove ognuno aveva la campagna con gli agrumeti, che spesso ospitavano qualche capanno per gli attrezzi agricoli, ora sono magioni dove fare la scampagnata. Ma che oggi, per gli smottamenti, zone pericolosissime. Il segnale era arrivato a destinazione sull'eco dei racconti drammatici degli abitanti. In due paesi vicini, Scaletta Zanclea e Itala, si era costituito perfino un comitato "25 ottobre": il giorno del disastro mancato che oggi diventa un disastro annunciato. È una frase fatta ma non se ne trovano altre per descrivere l'inerzia colpevole e l'assenza di iniziative di questi due anni. E il primo a denunciare l'insensibilità di chi avrebbe dovuto fare qualcosa, e non l'ha fatto, è il parroco don Giovanni Scimone: «In due anni nessuno ha preso provvedimenti, nonostante la precedente alluvione fosse stata più di un segnale. Le colline sono prive di alberi. Oltre a quelli distrutti dagli incendi ne sono stati tagliati tanti altri per edificare. E non sono stati costruiti muri di contenimento». Eppure erano stati previsti lavori per 11 milioni di euro. Dovevano servire a mettere in sicurezza tutta la zona. Ma l'unica opera realizzata in questi due anni è un terrazzamento a monte della via Palombara, dove i danni sono stati quindi contenuti. Un altro cantiere si sarebbe dovuto aprire lunedì. Ma la natura degli interventi non era più efficace di un pannicello caldo. Ben altro chiedevano le relazioni e i monitoraggi della Protezione civile e di Legambiente. Senza peli sulla lingua lo dice, vicino ad una palazzina afflosciata di Scaletta Zanclea dalla quale viene estratto il corpo di una donna, anche il sottosegretario alla Protezione civile Guido Bertolaso. «O si fa una grande opera di messa in sicurezza di tutto il territorio nazionale o queste tragedie sono destinate a ripetersi non può essere la Protezione civile a risolvere i problemi di dissesto idrogeologico creati dall'abusivismo». Davanti alla montagna di fango venuta giù dalla collina qualcuno ricorda uno scenario diverso. C'è, dice uno dei giovani del comitato "25 ottobre", una morfologia cambiata per effetto di incendi, cementificazione, costruzioni abusive. È questa la vergogna che nessuno è riuscito a rimuovere e a imbrigliare in questi due anni. E di fronte alla quale il consiglio comunale di Messina non ha saputo altro che aggrovigliarsi in una discussione infinita per non dare via libera alla variante del Piano regolatore da tutti invocata per fermare l'aggressione all'ambiente. Eppure qui la mano dell'uomo si è accanita con violenza inusitata, denuncia Salvatore Granata, direttore di Legambiente Sicilia: «Negli ultimi anni quel territorio è stato letteralmente violentato da un'urbanizzazione disordinata e aggressiva che ha stravolto gli equilibri idrogeologici. Non a caso, numerose inchieste della magistratura messinese riguardano speculazioni perpetrate in aree torrentizie, favorite da comportamenti collusivi». Eppure sarebbe bastato assicurare una manutenzione ordinaria lasciando da parte il mito delle grandi opere: e non a caso il disastro investe un'area che dovrebbe ospitare infrastrutture collegate al ponte sullo Stretto, quando e se mai sarà fatto. Forse proprio al ponte pensava Giorgio Napolitano quando ha detto: «O c'è un piano serio, che piuttosto che in opere faraoniche investa sulla sicurezza in questo paese, o si potranno avere altre sciagure». Senza volerlo il capo dello Stato ha toccato il tasto del paradosso. Per le grandi opere non mancano, a quanto pare, soldi e progetti. Per le altre non se ne parla. Come ammette il sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca: dopo l'alluvione del 2007 «la mancanza di fondi non ha consentito di intervenire». E a nulla sono serviti altri segnali arrivati nel 2008 da Falcone e 15 giorni fa da Letojanni. FRANCO NICASTRO 03102009
Solo briciole per la prevenzione. il comune di Giampilieri, alluvionato nel 2007, non era nell'elenco dei paesi a rischio
In Messina, due anni fa, il nubifragio era stato meno violento, ma il terreno era già stato devastato dagli incendi dolosi dell'estate precedente. I frane hanno investito la borgata messinese, sommergendo auto e invadendo strade. Il letto del canale di Giampilieri è disseminato di case, palazzi e ville. Le campagne a terrazze sono state trasformate in magioni. Il segnale era arrivato a destinazione sull'eco dei racconti drammatici degli abitanti. Il parroco don Giovanni Scimone ha denunciato l'insensibilità di chi avrebbe dovuto fare qualcosa, nonostante la precedente alluvione fosse stata un segnale.
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