Al castello le collezioni della famiglia milanese che nel Rinascimento trasformò la cittadina in capitale dellarte Era una delle più lussuose corti rinascimentali dEuropa. Fra Quattro e Cinquecento, Vigevano visse la sua età delloro. E non per modo di dire, vista la profusione doro massiccio spalmato su ogni manufatto, dai dipinti agli arredi, dai codici agli abiti. Merito della buona stella di casa Sforza, di Ludovico il Moro e del figlio Francesco II, amanti delle arti e grandi mecenati, tanto sentimentalmente legati alla città da far sospettare di esservi addirittura nati. La loro presenza, i gusti sofisticati e i modi della vita di corte, divisa fra le stagioni degli amori e quelle della caccia (le stalle ospitavano mille cavalli e altrettanti segugi), trainarono Vigevano verso fasti memorabili, che hanno lasciato il segno negli affreschi visibili sui palazzi, nei tesori dei forzieri diocesani e nelle opere sacre distribuite sul territorio e raccolte oggi per la prima volta nel percorso di una mostra che non ha nulla del classico "pacchetto", ma è stata confezionata pezzo per pezzo, con ricerche scientifiche, restauri, e un catalogo esaustivo (Skira). Perla del progetto «Leonardo e Vigevano» lesposizione "Splendori di corte", curata da Luisa Giordano, Mariolina Olivari e Alberto Ghinzani, mette in fila 50 opere frutto del palato raffinato dei Signori di Milano, abituati a trattare con artisti del calibro di Leonardo e Bramante. Pur non avendo sempre le casse allaltezza delle loro ambizioni, essi sognarono per Vigevano commissioni stellari, di cui finivano per farsi carico le famiglie nobili e le confraternite capaci di accollarsi spese faraoniche pur di esaudire i capricci dei duchi. A partire dal cammeo con il busto del Moro, gingillo grande come unoliva assicurato per oltre un milione di euro e arrivato dal Palazzo Pitti di Firenze sotto scorta armata. O il ritratto (prestato dai Musei Vaticani) di Francesco, figlio di Galeazzo e Isabella dAragona, morto dodicenne per una caduta da cavallo e raffigurato a cinque anni in posa da impresa cavalleresca. Splendidi i tre Compianti rinascimentali, 21 figure ad altezza umana che, per teatralità e verismo (il dolore della Maddalena con i capelli frisè), da soli valgono la visita.