«In tanti hanno minacciato traslochi. Non ho ancora mai visto nessuno mettere in pratica queste minacce» Codice etico Il responsabile regionale della Cultura risponde alla polemica delle presidenti della Fondazione Sandretto e di Torino Spiritualità "Se i contributi pubblici superano i centomila euro, diventiamo comproprietari delliniziativa: la lezione del Grinzane ci è servita" Assessore Oliva, prima Patrizia Sandretto minaccia di abbandonare Torino con la sua Fondazione, poi Antonella Parigi la imita, lanciando lipotesi di trasferire altrove una manifestazione come Torino Spiritualità. Rischiamo davvero di perdere pezzi importanti della vita culturale cittadina? «In questi anni sono stati tanti i soggetti che a vario titolo hanno minacciato traslochi: a volte lo hanno fatto per rilanciare sui contributi pubblici, altre per stanchezza e delusione degli operatori, altre volte ancora qualcuno ha equivocato su quelle che erano semplici battute. In ogni caso non ho ancora mai visto qualcuno mettere in pratica queste minacce». Perché, secondo lei? «Perché in tutta Italia si sa che il Piemonte e Torino sono i luoghi dove più si è investito in cultura, in questi anni, e quindi è difficile ottenere altrove ciò che si ottiene qui». Può darsi, ma vista la crisi che attraversa anche questo mondo, le minacce potrebbero avverarsi. E dietro le frasi di Parigi e Sandretto si intravede una concezione "proprietaria" di manifestazioni e istituzioni che vivono di contributi pubblici. Non sarebbe il caso di prendere contromisure? «Labbiamo fatto, la lezione del Premio Grinzane ci è servita. La giunta regionale ha già approvato un codice etico, che è in discussione in commissione regionale e che prevede alcune regole inderogabili per tutelare gli investimenti pubblici nella cultura». Può illustrarcele? «La prima è che nel momento in cui il contributo pubblico, sia della Regione, della Provincia o del Comune, supera il 50 per cento del totale del budget di una iniziativa, allora il marchio di quella stessa iniziativa diventa comproprietà dellente pubblico finanziatore. Questo per contributi superiori ai 100 mila euro lanno. Così nessuna grande manifestazione potrà più essere trasferita altrove senza il nostro consenso». Poi? «Il finanziamento sarà legato allobbligo per lassociazione o la fondazione che riceve il contributo di presentarci la pianta organica e la garanzia di contratti per il personale a norma di legge. In più il bilancio del soggetto che riceve il finanziamento dovrà essere certificato da un commercialista. Tutti coloro che riceveranno soldi da un ente pubblico dovranno sottoscrivere questo codice etico: se non lo saranno non avranno il finanziamento». Cambiamo argomento: Museo di Rivoli. Dopo la scelta di Minoli come presidente si dovrà nominare un direttore. Farete una gara internazionale o lo sceglierete per chiamata? «Alla Regione spettava la nomina del presidente e labbiamo fatta. Io credo che il compito di un amministratore rispetto a una fondazione come Rivoli sia individuare il progetto che questa istituzione deve seguire e basta. Qui lidea è chiara: fare di quel museo unagorà, un luogo di confronto di idee, di contaminzione di generi, valorizzando al tempo stesso le collezioni. Minoli ha accettato lincarico sposando appieno questo progetto. Toccherà a lui e al consiglio di amministrazione scegliere il direttore. Non a me. Se avessi voluto imporre qualcuno non avrei scelto un presidente come lui». Chiude Palazzo Bricherasio, la stagione del Piccolo Regio è cancellata, lo Stabile abbandona il teatro Vittoria e così via: al di là delle parole la cultura torinese si sta impoverendo. «Non so chi potesse immaginare che, diminuendo le risorse, non si chiudessero delle iniziative. Quelli che hanno pensato che la cultura sprecasse adesso toccano con mano che non era vero, perché i tagli provocano danni immediati. Daltronde in un Piemonte in cui altri enti hanno maggiori problemi finanziari di noi, in unItalia in cui Bondi taglia il Fus e Brunetta ne chiede addirittura labolizione, noi come Regione nel bilancio preventivo 2010 abbiamo mantenuto invariato lo stanziamento per la cultura. Non è poco». Intanto però anche piccoli gioielli come il museo di Palazzo Barolo, dedicato ai libri per ragazzi, sono al collasso. Non si può fare nulla? «Anche in quel caso la Regione il suo contributo lha mantenuto, sono stati altri enti a tagliarlo: quello che noi non possiamo più fare è supplire alle carenze di altri. Non ce la facciamo. Per quel caso credo che si possa fare qualcosa tramite le fondazioni bancarie anche, se la loro scelta di dedicare le risorse per la cultura a investimenti, invece che alla gestione corrente, scelta che io condivido, ha certo messo in difficoltà molti».