LA POLEMICA La gestione del patrimonio immobiliare del Comune di Napoli finisce nel mirino della Corte dei Conti. Ed è una bocciatura senza appello, quella che emerge dalle 31 pagine dell'istruttoria depositata tre giorni fa dalla sezione regionale di controllo. La Corte si era riunita in camera di consiglio il 20 maggio scorso, presieduta da Vittorio Zambrano. I risultati della lunga (e a tratti tormentata) istruttoria tracciano un quadro popolato da troppe ombre e pochissimi spiragli di luce. Ce n'è per tutti. Per l'amministrazione comunale, come per la società che ha in affidamento la gestione e l'aggiornamento dell'inventario dei beni di proprietà comunale: la «ER spa», oggi «Romeo gestioni spa». «Non si è valutata nella sua pienezza - si legge nella parte conclusiva della relazione firmata dal consigliere istruttore Antonello Colosimo - un'importante risorsa economica come il patrimonio immobiliare; la frammentarietà e la mancanza di coordinamento tra le varie sezioni e la società "Romeo" rischia di pregiudicare ulteriormente la conservazione e la valutazione degli immobili». Il duro giudizio della magistratura contabile riguarda anche le modalità seguite dal settore Patrimonio di Palazzo San Giacomo: «Un settore - si legge - che opera secondo modalità di carattere estremamente burocratico e poco funzionali ad una gestione attenta, puntuale, efficiente e rispondente a canoni di tipo imprenditoriale in grado di consentire una crescita della risorsa patrimonio per consolidare il bilancio comunale». Non è finita. «Si rileva una eccessiva frammentarietà dei settori quasi del tutto isolati tra loro, oltre a una mancanza di tempestività nell'aggiornamento della consistenza patrimoniale, ritardi negli interventi di recupero di immobili di interesse storico: tutte disfunzioni che costituiscono i primi ostacoli da eliminare per garantire una gestione più efficiente del patrimonio». «La realizzazione dell'indagine - lamenta la Corte - ha risentito della difficoltà di ricevere in tempo reale gli elementi informativi richiesti, risultati spesso non esaurienti o pienamente rispondenti alle richieste formulate, nonostante i ripetuti solleciti diretti al segretario generale, al direttore generale e sinanco al sindaco; difficoltà dovute fondamentalmente alla frammentazione delle competenze tra i vari servizi interni, tra loro non coordinati». La Corte denuncia, insomma, una scarsa collaborazione da parte del Comune. «Anche la risposta a quesiti istruttori più semplici - si legge ancora - non ha dato luogo alla trasmissione dei dati richiesti, bensì all'inoltro di copiosa documentazione, la più disparata, che ha reso ineludibile svolgere i necessari adempimenti istruttori». Ma è nelle pagine dedicate alle conclusioni che la magistratura contabile riserva gli affondi più pesanti alle gestione del patrimonio immobiliare comunale. «In questo contesto organizzativo - scrive il consigliere Colosimo - si evidenziano aspetti estremamente critici da un punto di vista gestionale, come le occupazioni abusive che ammontano a circa 7500 per il patrimonio indisponibile e 4155 per quello disponibile. Non viene esercitato un adeguato potere di prevenzione e vigilanza da parte dell'Amministrazione e le azioni giudiziarie di rilascio sono appena 38». Il quadro si aggrava ulteriormente se si pensa che «l'ammontare delle morosità, da 8.752.513 euro del 2001 è passato a 10.960.468 del 2002. Appare evidente che l'Amministrazione dovrebbe vigilare sull'attività espletata dalla Romeo spa: un ulteriore punto di criticità è rappresentato dall'esorbitante ammontare delle spese di manutenzione straordinaria, che hanno costretto l'Amministrazione a stipulare un mutuo con la Cassa depositi e prestiti». Amara la conclusione. «Alla luce delle osservazioni fatte e delle disfunzioni organizzative segnalate, si rende necessario segnalare l'esigenza non più rinviabile di procedere ad una rapida e radicale inversione di tendenza; valutando di fissare condizioni che consentano all'Amministrazione di riappropriarsi del suo ruolo di indirizzo e controllo. La scelta dell'Amministrazione di affidare a terzi la gestione del proprio patrimonio immobiliare non sembra comunque aver comportato effettivi risparmi in termini economico-finanziarti, né apprezzabili benefici».
La gestione del patrimonio immobiliare del Comune di Napoli
La Corte dei Conti ha condannato la gestione del patrimonio immobiliare del Comune di Napoli, affermando che la società ER spa, che gestisce il patrimonio, non ha esercitato un adeguato controllo e che ci sono state occupazioni abusive di beni comunali. La Corte ha anche criticato la mancanza di coordinamento tra le varie sezioni e la società, e ha denunciato una scarsa collaborazione da parte del Comune. Le spese di manutenzione straordinaria sono state particolarmente critiche, e la Corte ha chiesto di procedere ad una rapida e radicale inversione di tendenza per garantire una gestione più efficiente del patrimonio.
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