Si costruirebbero 4 milioni di metri cubi sullasse nord-ovest della città Legambiente ne è convinta: non sono due stadi, i progetti per i nuovi impianti di Roma e Lazio sono due gigantesche speculazioni. Riprendendo un convincimento che in città sta montando, gli urbanisti dellassociazione ambientalista dettagliano il business a forte impatto delle due nuove opere: 750 ettari di agro romano eroso, 4 milioni di metri cubi di costruito sullasse nord-ovest della città. Per Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, con la presentazione dello stadio "Franco Sensi" sullAurelia «è partito il derby della speculazione». Quasi tutti i 145 ettari compresi tra via della Monachina e Casalotti, larea collinare di proprietà del rentier Sergio Scarpellini destinata al progetto Zavanella e al suo corredo residenzial-commerciale, sono "zona agricola di pregio": l80 per cento è agro romano vincolato, paesaggio di valore. «Non ci si può edificare nulla, se non con finalità agricole». I vincoli, sostengono gli ambientalisti, sono chiari. Li ha messi la Regione. Per consentire la nascita di uno stadio da 60 mila posti, tremila appartamenti, outlet e store dellIkea, «Marrazzo dovrebbe modificare il proprio strumento di tutela paesaggistica». Cosa non breve, visto che lattuale giunta a marzo chiude il mandato, e non semplice, visto che i suoi assessori verdi già si sono opposti al progetto. Sul piano archeologico, confermati i ritrovamenti nellarea confinante di una necropoli romana e una villa imperiale, nella zona interessata non basterebbero alcuni scavi a sondaggio: «Visto linteresse diffuso, la legge prevede veri e propri studi propedeutici». I tremila appartamenti, secondo gli ambientalisti, possono essere immaginati nella zona ai piedi di Casalotti e andrebbero sommati alle nuove residenze già pianificate alla Massimina: garantirebbero, dice il dossier, ricavi per 2 miliardi di euro. «Tutta loperazione si regge sullincredibile surplus tra la spesa per lacquisto fondiario, ipotizzabile intorno ai 40 milioni, e la possibilità di vendita immobiliare a cinquanta volte tanto». La situazione del nuovo stadio della Roma diventa insostenibile sul piano infrastrutturale. Il Comune parla di "spese zero", ma uneventuale nuova metropolitana leggera dalla Monachina (area dellimpianto) alla fermata Battistini della linea A sarebbe lunga 9 chilometri e costerebbe oltre un miliardo. Sul fronte stadio Lazio la situazione è ancora peggiore, e parimenti appoggiata sullidea di "trasformare terreni in case e negozi". I 600 ettari dellarea sulla Tiberina interessata al futuro "Delle Aquile" non sono solo a rischio esondazione, ma, racconta il dossier Legambiente, vincolati da un divieto idrogeologico di classe A. Di fronte a una piena del Tevere, quella piana è necessaria per evitare disastri a Roma Nord. «Cè un vincolo statale, per toglierlo ci vorrebbe il "sì" di sette ministeri». Oggi le trasformazioni da 2 milioni di metri cubi ipotizzate dal presidente Lotito «sono del tutto incompatibili con il Piano regolatore di Roma, il Piano paesaggistico della Regione e il Piano territoriale della Provincia». Un calcolo del potenziale business Lotito? I 1500 appartamenti sulla collina vincolata garantirebbero un miliardo di ricavi.