Un patrimonio di tradizione ottocentesca in parte perduto che oggi si cerca di recuperare Un progetto del Politecnico di Bari per realizzare unoasi di duecento metri quadrati Una stanza allaperto invisibile dallesterno adornata da alberi piante e rampicanti Il giardino murato è una stanza allaperto circondata da alti edifici che, indiscretamente, affacciano i loro retri, le loro intimità nella fodera interna dellisolato murattiano nel borgo ottocentesco di Bari. Pensati come grandi corti e controforme private del sistema degli spazi aperti pubblici delle strade e piazze della Bari murattiana, si sono nel tempo rimpiccioliti, ingolfati e intasati di volumetrie dalle destinazioni più varie. Il pieno come nemico più agguerrito del giardino e del vuoto, da sempre. Al giardino si accede da uno dei pochi edifici - lo stabile allangolo fra via Roberto da Bari e corso Vittorio Emanuele - che non hanno ceduto alla tentazione di riedificare la casa originaria con una nuova edilizia molto più alta, come altrove è avvenuto, rompendo inesorabilmente le relazioni tra i palazzi, costruiti sui rigidi regolamenti murattiani, gli isolati e il tracciato ottocentesco. Dal portone dingresso si accede al giardino attraversando una sequenza di spazi che filtrano dallinterno allesterno, dalla strada buia al luminoso giardino. Ne emerge una spazialità inattesa: un androne di accesso voltato, uno spazio intermedio di smistamento tra il cortile e la rampa di accesso ai piani superiori, il cortile pavimentato che, attraverso una esedra semicircolare, resa monumentale per lesiguità dello spazio in cui è inserita, introduce al giardino. Solo percepibile dallingresso, giunti allesterno attraverso una sequenza di spazi diaframma a diverso tenore di luminosità, lo spazio aperto è ora pienamente svelato. Alcuni gradini conducono alla quota originaria del piano che è quella della campagna preesistente alla fondazione del borgo, ormai unarcheologia di superficie, uno spazio evocativo ma anche di atmosfere per la placida sensazione di ruralità che ancora il luogo emana. Lazione paesaggista, la mise en paysage, come reinvenzione del luogo è il senso del trapasso dalla urbanità alla ruralità che il progetto ha cercato di interpretare attraverso la costruzione di un percorso visivo e di uno spazio di arrivo. Occultando il giardino dalla strada a meno di una stretta prospettiva che oltrepassa la massa verde che rende opaca lesedra, il giardino assume due principi compositivi, lassialità del percorso e la orditura del suolo a partire dai ritmi delle lesene rompitratta del muro di cinta. Il recinto definisce la natura murata dello spazio, il valore di enclave. La bassa quota del terreno e il muro alto di cinta fanno del giardino uno spazio introverso. I materiali vegetali costruiscono le due regole compositive che partono entrambe dal muro perimetrale: la campata in proiezione dellingresso porta una fontana costruita solo con elementi vegetali che introducono specie idrofile, papiri, canne che sorgono direttamente dalla vasca dacqua interrata e rinverdiscono il muro di fondale come un cuscino di vegetazione da sottobosco; il muro di cinta sottolineato da una vegetazione rada di rampicanti che non lo nascondono e che si ispessisce a nord con una folta massa di vegetazione sempreverde per mascherare una parete edificata incombente. Dalle lesene del muro partono i tiranti a terra che aiutano a collocare la casualità delle giaciture degli alberi preesistenti - un mandarino, un limone e una palma - in una scacchiera che definisce sul suolo lo spazio per le essenze fiorite stagionali, come lunghe asole interrotte da soglie di pietra, quello dei quadrati delle essenze arboree perenni e le vaste campiture di pietrisco a grana fine dei quadrati della trama, invase qua e là dalla vegetazione che tracima dai luoghi del terreno vegetale ricoperto di specie tappezzanti. Un basolato di pietra definisce lo spazio "dello stare", eccentrico rispetto al giardino ma dal quale si ha ampia prospettiva di tutto lo spazio circostante. Un impianto di luci molto discreto e diffuso sottolinea lo spazio delimitato dal muro e attraversato dai tiranti quando, di sera, non è la vegetazione a riempirlo di masse e colori. (docente di Urbanistica al Politecnico di Bari) SEGUE A PAGINA V
BARI - Quelle isole verdi fra i palazzi del Murattiano
Il progetto del Politecnico di Bari mira a recuperare un patrimonio di tradizione ottocentesca in parte perduto. Il giardino murato è una stanza all'aperto circondata da alti edifici, pensata come una grande corte privata. Il progetto cerca di interpretare il trapasso dalla urbanità alla ruralità attraverso la costruzione di un percorso visivo e uno spazio di arrivo. Il giardino è definito dalla natura murata dello spazio, il valore di enclave. I materiali vegetali costruiscono le due regole compositive: la campata in proiezione dellingresso porta una fontana costruita solo con elementi vegetali, mentre il muro di cinta sottolineato da una vegetazione rada di rampicanti.
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