È possibile realizzare edizioni scientifiche con riproduzioni di qualità. Ma anche opere di divulgazione: manca, per esempio, una guida di Roma in cinese con alcune innovazioni al Ministero della cultura, e in particolare con la creazione di unapposita direzione generale, dopo ripetuti fallimenti lo Stato tenta ancora una volta di adottare misure per trarre maggiori profitti dal patrimonio storico e artistico (ne ha parlato Piero Giovanni Guzzo nellintervista su Repubblica di giovedì scorso). Il suo mantenimento comporta oneri, si sa, ma esso costituisce pur sempre la materia prima di una delle industrie maggiormente in attivo nel paese. Lintento di mettere a frutto i beni culturali per fare cassa, come volgarmente si è sostenuto e come insipientemente si è tentato di fare fino al punto di proporne con insistenza anche lalienazione, è avversato da coloro che nel patrimonio culturale continuano a vedere uno strumento di conoscenza e di elevazione civile, e che per «valorizzazione» non intendono mercificazione ma accrescimento attraverso la ricerca e potenziamento per fini educativi. Ma non vi è proprio alcun modo per incrementare la rendita del patrimonio senza logorarne la consistenza e senza svilirne limmagine? Il tentativo più serio in questa direzione si deve al Ministro Alberto Ronchey, che quindici anni fa dotò i musei di librerie affidate a privati. Loperazione è stata di qualche successo, specialmente ove lafflusso dei visitatori è alto: al Colosseo e al Palatino lo Stato ha tratto dalle vendite diritti per 2,6 milioni di euro nellanno 2005, pari circa il 10 per cento degli introiti complessivi (27,6 milioni di euro) dovuti a quei complessi monumentali. Nella gran parte dei musei, però, i risultati sono stati deludenti. Del tutto fallimentare è stata poi unaltra iniziativa di Ronchey: il copyright sulle immagini dei beni artistici appartenenti allo Stato. Ha comportato scarsi rendimenti, oneri di amministrazione, difficoltà di controllo e inapplicabilità di sanzioni nei casi di violazione. Daltra parte non si è mai cercato di promuovere una forte valorizzazione del nostro patrimonio con operazioni di vera politica culturale. Prendiamo ad esempio la diffusione delle opere di autori antichi universalmente ricercati. I testi greci e latini, ricostruiti dalla critica filologica, sono pubblicati da almeno due secoli in primo luogo in Germania, nelle edizioni di Teubner, e poi in Gran Bretagna, a Oxford. Ne consegue che i proventi derivanti dalla diffusione a livello mondiale degli scritti originali di Virgilio o di Tacito, per citare qualche autore, in nessuna misura affluiscono in Italia ma vanno a beneficio di quei paesi che hanno saputo istituire grandi tradizioni di studio e imprese editoriali ad esse collegate. Sul nostro patrimonio artistico si potrebbero compiere operazioni di mole ben maggiore, diffondendone con determinazione la conoscenza nel mondo, anche mediante le tecnologie più avanzate, sia a livelli alti, di studio, sia su base più ampia, divulgativa. Esistono già i requisiti necessari, dagli archivi di dati alle competenze scientifiche, per poter procedere fin dora. Lo si può fare attraverso un vasto programma di edizioni scientifiche di opere darte e di monumenti, presentando immagini dotate di apparato critico simbolico, non scritto, per non ridurre lefficacia illimitata della comunicazione visiva. Gli Atlanti pubblicati nei «Mirabilia Italiae», sotto la direzione di Salvatore Settis, possono costituire un modello a cui ispirarsi. Larte italiana, antica e moderna, ha una bibliografia immensa, ma sono ancora insufficienti le edizioni documentarie adeguate alle attuali esigenze di studio e di conoscenza. Attenzione non minore meriterebbero iniziative editoriali sul versante della divulgazione. Manca, per esempio, una buona guida archeologica di Roma in cinese, che non si può ottenere semplicemente traducendone una concepita per il pubblico europeo. Imprese del genere possono essere affrontate solamente da unorganizzazione molto forte, comè nel suo complesso quella statale delle soprintendenze, anche con il contributo di tanti giovani ben qualificati, da troppo tempo privi di occasioni lavorative. A questi compiti potrebbe ben attendere una direzione generale concepita per la valorizzazione del patrimonio artistico e intesa come una grande azienda di promozione dellarte italiana.