LIGURIA - Ferrazza: «ho esercitato un dirittoquei due non mi andavano più bene» l'intervista al commissario prorogato GENOVA. «Ma quale licenziamento! I contratti di Cristina Ferrari e Michele Olcese erano scaduti. Semplicemente, non li ho rinnovati». Fresco di conferma fino al 31 maggio 2010, il commissario straordinario del Carlo Felice, Giuseppe Ferrazza, detta subito la sua nuova linea. E solleva subito un polverone di polemiche. Il "licenziamento", ieri, di Cristina Ferrari e Michele Olcese, rispettivamente direttore artistico e direttore degli allestimenti scenici, è stato accolto dal sindaco Marta Vincenzi come una «dichiarazione di guerra». «Qui non c'è nessuna dichiarazione di guerra - assicura Ferrazza -. Ho soltanto esercitato un mio diritto. Quelle due persone non andavano più bene». Perché? «Questo teatro ha nuove esigenze. È a un'ora e mezza di macchina dal Regio di Torino e a un'ora e mezza dalla Scala di Milano. Due teatri con grandi risorse economiche, con cui non possiamo competere se non in un modo: facendo qualcosa di davvero diverso. Non soltanto la lirica tradizionale, ma anche il contemporaneo, titoli più moderni. E non ricorrendo sempre a costosissime star internazionali, ma ingaggiando anche musicisti più giovani, meno famosi, ma non per questo meno bravi. Sarà un teatro innovativo e di alto profilo. Come le persone che ho chiamato al mio fianco al posto di Ferrari e Olcese». Battistelli e Paci, due uomini di sua fiducia? «No, due grandi professionisti di fama internazionale. Giorgio Battistelli è un grande compositore, è un membro dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia ed è stato il direttore artistico dell'Arena di Verona. Avrà un contratto da consulente musicale, con un risparmio, rispetto al costo di Cristina Ferrari, di 100 mila euro l'anno. Stefano Paci è stato per undici anni direttore degli allestimenti scenici dell'Opéra Bastille di Parigi, e ha curato la riapertura del nuovo teatro di Valencia, progettato dall'architetto Santiago Calatrava. Conosce i magazzini teatrali di mezzo mondo, e sarà in grado di recuperare allestimenti a basso costo, prendendoli in affitto da altri. Aspetto, questo, tutt'altro che secondario perché gli allestimenti scenici rappresentano un'enorme spesa». Secondo Marta Vincenzi il Carlo Felice, un anno fa, «aveva il bilancio in pareggio. Oggi, dopo un anno di gestione Ferrazza, ha due milioni di deficit». «Entrambe le affermazioni sono false. Quando ho preso in mano questo teatro il bilancio non era in pareggio ma aveva dieci milioni di deficit, perché la gestione precedente non aveva accantonato le risorse necessarie per far fronte alle spese del Fondo pensioni (si veda l'articolo sopra, ndr.). Nel 2007 e 2008 il teatro ha vissuto grazie ai finanziamenti straordinari residuo delle Colombiane, oggi questi soldi non ci sono più. Nel 2009 sono venuti a mancare nove milioni di euro, su trentuno, rispetto all'anno precedente. Una cifra enorme e per riuscire a tenere aperto il Carlo Felice abbiamo dovuto fare i salti mortali, riducendo spese correnti, allestimenti, cachet. Nonostante queste difficoltà, contiamo di chiudere il 2009 in pareggio». Il sindaco la accusa anche di non averle mai mostrato i bilanci del Carlo Felice. «Non me li ha mai chiesti. Se lo avesse fatto, glieli avrei fatti certamente leggere. Anche perché i bilanci sono pubblici». I maligni, invece, dicono che lei vorrebbe diventare sovrintendente del Carlo Felice? «Confesso che fare il sovrintendente era un mio sogno di gioventù. Ma è proprio l'esperienza genovese che mi ha fatto cambiare idea. Troppi veti incrociati, troppa politica».F. Mar.