All'Archeologico la Collezione torna com'era nel '500 Il primo a rimaner sedotto dall'armonia di quelle statue fu un papa. Alessandro Farnese, che diventerà pontefice col nome di Paolo III, iniziò a mettere insieme scultura su scultura, busto su busto, bassorilievo su bassorilievo creando nella prima metà del Cinquecento il primo nucleo della Collezione Farnese. Che da oggi, al Museo Archeologico di Napoli, ritorna ampliata e in una nuova sistemazione ispirata a quella originaria. La sinuosità di Afrodite Callipige, l'incanto nello sguardo sospeso dell'Apollo citaredo, la flessione dionisiaca dell'amazzone a cavallo: la bellezza ma anche la vertigine del classico in ben trecento capolavori esposti in un percorso che si snoda attorno al quadriportico orientale del Museo. L'inaugurazione di oggi (alle 18) è il punto d'arrivo di un progetto avviato da Stefano De Caro, proseguito da Maria Luisa Nava e portato a compimento da Pietro Giovanni Guzzo e Mariarosaria Salvatore con Valeria Sampaolo. La collezione è una delle maggiori raccolte di sculture antiche rimasta sostanzialmente intatta, così come si formò nel corso di un cinquantennio, grazie a confische, donazioni, acquisti sul mercato antiquario, ma soprattutto ai tanti rinvenimenti venuti alla luce nel corso degli scavi effettuati per la risistemazione urbanistica di Roma. La sua prima funzione era «arredare» il nascente Palazzo dei Farnese. Ma fu una destinazione che s'interruppe con la fine del casato. La collezione passò, attraverso una intricatissima vicenda ereditaria, ai Borbone di Napoli che poterono contare su un patrimonio artistico di quasi cinquecento tra sculture, iscrizioni, ritratti di uomini illustri, rilievi e sarcofagi con temi mitologici ed epigrafi. Il trasloco dei marmi farnesiani disgregò la collezione così come era stata concepita e organizzata tra Cinquecento e Seicento. A Napoli i tesori archeologici vennero esposti nel nascente museo come s'usava, e cioè in base a criteri tematici o alle loro dimensioni. E le sculture romane si mescolarono con quelle provenienti dagli scavi del Regno, soprattutto vesuviani e flegrei. Risultato un «olimpo » d'arte da far invidia a tutte le corti europee. La collezione torna oggi così come non l'abbiamo mai vista. Il suo riordino è il risultato di un lungo lavoro - della Soprintendenza in collaborazione con l'Università Federico II - che ha cercato negli anni di valorizzare i contesti di provenienza e ricostruire il criterio collezionistico voluto dai Farnese. Le opere sono state sottoposte a un intervento di restauro e di pulitura. Non solo. È stata anche realizzata una ricerca su documenti d'archivio in parte inediti e sui disegni che nei secoli sono stati tratti. La cura scientifica è di Carlo Gasparri dell'Università di Napoli Federico II. Il progetto è cofinanziato dall'assessorato al Turismo e ai Beni culturali della Regione Campania, nell'ambito del programma di eventi «6 Viaggi». Per l'occasione, Electa pubblica una guida a cura dello stesso Gasparri e con foto di Luigi Spina, e due volumi, «Le sculture Farnese I. Sculture ideali», «Le sculture Farnese II. Ritratti », che costituiscono il primo catalogo scientifico della Collezione. Natascia Festa
NAPOLI - Farnese, Olimpo in versione originale
La Collezione Farnese, una delle maggiori raccolte di sculture antiche rimaste sostanzialmente intatte, torna al Museo Archeologico di Napoli dopo un lungo lavoro di restauro e di pulitura. La collezione, che comprende ben 300 capolavori, è stata creata nel corso di un cinquantennio nel Cinquecento da Alessandro Farnese, che la destinò inizialmente per arredare il Palazzo dei Farnese. La collezione passò poi ai Borbone di Napoli, che poterono contare su un patrimonio artistico di quasi cinquecento opere.
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