Il retroscena Una norma burocratica ha permesso modifiche alla chetichella Quota 230 metri sul livello del mare: perché la barriera antialluvione di Como beneficiasse dei fondi regionali, bisognava che qualunque soluzione ingegneristica tenesse conto di quella altitudine, ritenuta la soglia di sicurezza per impedire alle acque del Lario di invadere piazza Cavour e dintorni. E ogni modifica al progetto della barriera diventata ora l'ecomostro sotto gli occhi di tutti doveva rispettare quella quota. All'inizio di elevate c'erano solo le ambizioni dell'amministrazione comasca: il primo progetto partorito nel '98 prevedeva in riva al lago solo paratie mobili, come quelle del Mose di Venezia, che sarebbero emerse dall'acqua solo in caso di piena, più una passeggiata a lago completamente rimessa a nuovo. E quel progetto fu finanziato anche grazie ai fondi dell'alluvione della Valtellina. Ma gli anni passano e nel 2003 la giunta di Como si accorge che i soldi non bastano: meglio ridisegnare tutto, limitando gli elementi mobili e introducendo più sbrigativi manufatti di cemento. Nel 2005 viene mandata a gara un'opera così concepita: assieme a qualche residua paratia, è prevista la costruzione di una barriera di cemento armato che davanti alla piazza si eleva di un metro circa mentre più in là, in direzione dello stadio Senigallia si abbassa fino a 20 centimetri, complice anche una pendenza del terreno. Un'opera tutto sommato di impatto visivo limitato anche se già lontana dalle aspettative iniziali. Si arriva però al dicembre del 2008, con l'ultimo fatale ritocco: la parte di muro alta solo 20 centimetri è ritenuta poco funzionale e pericolosa. La direzione dei lavori decide un ultimo cambio in corsa livellando l'intero manufatto e portandolo a emergere dal piano stradale per un metro e mezzo: quello che tutti i comaschi basiti hanno visto comparire davanti ai loro occhi. Ma attenzione: mentre tutte le precedenti modifiche hanno richiesto una votazione e un passaggio nelle sedi istituzionali, la variante del 2008 è venuta alla luce alla chetichella. Un abuso? Pare di no: trattandosi di una modifica che non incide sui costi complessivi dell'opera per un importo superiore al 5 del totale, la direzione dei lavori poteva intervenire senza dar conto a nessuno. Ma possibile che se non il sindaco Stefano Bruni, almeno l'assessore Caradonna non fosse al corrente di quanto stava avvenendo al di là delle protezioni del cantiere? Fino a oggi i due esponenti dell'amministrazione si sono sottratti alla domanda: forse la barriera del silenzio cadrà lunedì in occasione del consiglio comunale aperto o forse occorrerà attendere gli accertamenti della magistratura. Claudio Del Frate
COMO Così il capolavoro diventò un ecomostro. Quei soldi finiti e il trucco del 5 per cento
La barriera antialluvione di Como, progettata per proteggere la città dalle acque del Lario, è stata oggetto di modifiche nel corso degli anni. Inizialmente, il progetto prevedeva la costruzione di paratie mobili e una passeggiata a lago completamente rimessa a nuovo. Tuttavia, a causa di problemi finanziari, la giunta di Como ha deciso di ridisegnare il progetto, limitando gli elementi mobili e introducendo più manufatti di cemento. Nel 2008, la direzione dei lavori ha deciso di fare un ultimo cambio, livellando l'intero manufatto e portandolo a emergere dal piano stradale per un metro e mezzo.
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