Testardi, gli archeologi inglesi. E testarda pure Anna Gallina Zevi, l'ex sovrintendente di Ostia Antica che 6 anni fa li chiamò a scavare attorno al maestoso porto di Claudio e Traiano. Che sotto quei 140 ettari tra la via Portuense e il Tevere ci fosse una città, una vera e propria «suburra» con magazzini, uffici, strade e canali, era poco meno di un'ipotesi confermata però dalle successive rilevazioni. Ma in questi giorni, da quelle ricerche con piccozze e magnetometri, è venuta fuori la scoperta più clamorosa, quella di un «colosseo» in miniatura sorto a poche decine di metri dall'imbarcadero presso il quale passavano gli approvvigionamenti della Caput Mundi. Ciò che è stato trovato sono le fondamenta di un anfiteatro di 42 metri di lunghezza e 38 di larghezza (all'incirca le dimensioni del Pantheon) con spalti capaci di ospitare 2 mila persone. Una specie di «stadio» privato, visto che si trova ai margini del palazzo imperiale, abitato dal pretore del porto e destinato (ma siamo nel campo delle supposizioni) a rappresentazioni teatrali, lotte tra animali e forse all'addestramento dei gladiatori. I resti di mura e colonne sono affiorati con lentezza, aggiungendo immagini dopo immagini al mosaico di quel gigantesco «piano regolatore» dell'antica Portus (la città alla foce del Tevere) che sta ricostruendo il team di archeologi diretto da Simon Keay (università di Southampton) e Martin Millet (Cambrige), due che del porto di Claudio e Traiano conoscono praticamente ogni centimetro quadrato, dopo averne riportato alla luce, nel 2000, l'antico foro. Usando un radar grosso come una scatoletta, che misura il magnetismo di quanto nascosto sottoterra, hanno tracciato la topografia di vie, piazze, tombe, muri e case. Tutto condannato a restare seppellito a un metro di profondità, visto che non ci sono soldi per riportare alla luce l'imponente insediamento. La ricerca dimostra infatti quanto fosse estesa l'area commerciale attorno a Portus, l'approdo per la colossale mole di derrate in arrivo da tutto il Mediterraneo che consentivano la sopravvivenza dell'Urbe. L'anfiteatro (costruito in legno e mattoni, su tre piani) è solo l'ultimo ritrovamento. In precedenza era stato monitorato l'impressionante susseguirsi di banchine, depositi annonari, negozi e uffici, esteso dal lago artificiale scavato dai romani sino al mare. Tutto raccolto in un curatissimo libro, edito dalla British School in collaborazione con la Soprintendenza agli Scavi archeologici di Ostia Antica, presentato tre anni fa a Roma, davanti a una platea piena di appassionati e deserta di amministratori cittadini. «Voi italiani non vi rendete conto di quale meraviglia sia l'antico porto di Claudio e Traiano, per bellezza, maestosità e architettura, rivaleggia con l'area dei Fori imperiali» fu la pacata osservazione del direttore della British School Andrew Wallace Hadrill. Parole che oggi ripete l'archeologo Simon Keay: «Il bacino di Claudio e Traiano è un posto unico al mondo, e tutto il mondo dovrebbe avere la possibilità di vederlo » . Ma le visite guidate sono «contingentate » ad un paio al mese. «Il problema è la mancanza di soldi - dice il professore di Southampton - . La Soprintendenza dovrebbe avere un appoggio economico più forte da parte dello Stato». L'obiettivo è proprio quello di aprire al pubblico il porto: «Il 9 ottobre finiamo di scavare. E il prossimo passo sarà progettare un piano di consolidamento per aprire l'area al percorso di visita», spiega Roberta Cascino, archeologa della Soprintendenza che per i lavori ha messo ha disposizione 26 mila euro. Il resto viene dall'estero. Alessandro Fulloni
Il Colosseo di Ostia. Scoperto uno stadio per 2 mila persone
Gli archeologi inglesi, guidati da Simon Keay e Martin Millet, hanno scoperto un anfiteatro in miniatura a poche decine di metri dall'imbarcadero del porto di Claudio e Traiano a Ostia Antica. L'anfiteatro, con dimensioni di 42 metri di lunghezza e 38 di larghezza, era destinato a rappresentazioni teatrali e forse all'addestramento dei gladiatori. I resti di mura e colonne sono stati trovati con lentezza, aggiungendo immagini dopo immagini al mosaico di quel gigantesco piano regolatore dell'antica Portus.
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