Sono stati necessari 5 anni di studi, analisi, accertamenti diagnostici d'ogni tipo con le più sofisticate tecnologie, quindi un paziente intervento conservativo, protrattosi per 15 mesi, per restituire la bellezza originaria alla Pietà Rondanini di Michelangelo, conservata al Castello Sforzesco di Milano. L'opera, certamente la più enigmatica e Sofferta del grande genio toscano, al primo impatto suscitava angoscia e una profonda tristezza, per la desolante patina nerastra che la avvolgeva, come un manto funebre. Ma quello non era il messaggio di Michelangelo che. dal mistero della morte del Cristo, voleva trasmettere la luce infinita della vita eterna dell'anima. E la luce Ideale, materializzata nel candore marmoreo, è stata ritrovata a 440 anni dalla scomparsa dell'artista, deceduto all'età di 89 anni mentre stava lavorando all'ultima sua creazione, rimasta incompiuta. Le innumeri biografie su Michelangelo, a partire dal Vasari, non fanno cenno sul committente dell'opera ed è molto probabile che si trattasse di uno studio, già delineato in un disegno, conservato al museo di Oxford, realizzato in epoca antecedente. E' probabile che i primi colpi di scalpello sul marmo di una colonna romana recuperata risalirebbero al 1552, quando Michelangelo aveva già 77 anni- Pago degli straordinari successi di una vita, dalla cupola di San Pietro, a Mosè, al David, alla Madonna Pitti tanto per citare alcune delle numerose opere universalmente conosciute, in Michelangelo è prorompente il desiderio di una nuova versione della struggente Pietà realizzata per il Vaticano. Perché? Alcuni studiosi affermano che nell'artista c'era la ricerca di ur nuovo modo di comunicare, di una tecnica rivoluzionaria, anticipatrice di almeno tre secoli dell'impressionismo pittorico traslato nella scultura. In una interessante scheda per i visitatori, in vendita alla libreria del Castello Sforzesco, il giornalista e critico d'arte Donato Mutarelli osserva che "anche quando ha lavorato in anni più giovani, Michelangelo, ha lasciato alcune opere non finite, come la testa de il giorno nelle tombe medicee a Firenze, il San Matteo, oppure i famosi Prigioni che avrebbero dovuto far parte della tomba di Papa Giullo II". Mutarelli osserva che nella "Pietà Rondanini è evidente in Michelangelo la folgorazione delle straordinarie potenzialità espressive del finito non finito". Ma nel periodo d'oro del trionfo Rinascimentale, il messaggio del genio dell'architettura e della scultura non venne preso in considerazione, tanto che alla sua morte, le opere "incompiute", di soggetto sacro, rinvenute nel suo studio, vennero, cedute a un'istituzione religiosa. Due secoli più tardi la Marchesa Margherita Rondanini acquista dai Padri Barnabiti un lotto di sculture, fra le quali la Pietà incompiuta per decorare il colonnato d'ingresso del suo fastoso palazzo in costruzione a Roma. In un successivo inventario testamentario l'opera "un gruppo moderno abbozzato si dice opera di Michelangelo Buonarroti ma si riconosce essere stato un equivoco, il medesimo rappresenta una deposizione dalla croce" è valutato 30 scudi. La scultura michelangiolesca viene snobbata anche dal Ministero della Pubblica Istruzione che nel 1904 rinunciò a esercitare il diritto di prelazione sul Palazzo Rondanini e sulle opere custodite, tra le quali la Pietà che finirà in un villino della periferia romana. Nel 1952 quando trapela la notizia che l'opera era stata messa in vendita, il Comune di Milano ha una formidabile intuizione: l'acquisizione del gruppo di Michelangelo da destinare alle raccolte d'Arte del Castello Sforzesco. L'affare, un vero affare, viene concluso per 170 milioni di lire, in gran parte offerte da mecenati milanesi e raccolte con una pubblica sottoscrizione. Alla Pietà Rondantni viene dedicata, su progetto della Studio Belgioioso, la sala XV, meta di un ininterrotto pellegrinaggio di visitatori, tanto da fare concorrenza al Cenacolo di Leonardo. "L'opera non è facile da comprendere, ma la suggestione è straordinaria, tanto che alcuni si commuovono", ci dice una guida di una comitiva di turisti, richiamati all'annuncio del completamento delle operazioni conservative della Pietà, restituita all'ammirazione universale. L'effetto dell'intervento di ripulitura della Pietà è stupefacente. I primi ad essere sorpresi i componenti dello staff di restauratori, o meglio delle restauratrici: Sabina Vedovello e Angela Amendola del dipartimento per la conservazione dei beni culturali, diretti da Maria Tersa Fiorio, soprintendente per i beni storici artistici e demoetnoantropologici. L'intervento è stato operato sulla base di un piano diagnostico messo a punto da Caterina Bon Valvasslna, direttore centrale per il restauro, Lucia Toniolo, coordinatore scientifico del Consiglio nazionale delle Ricerche e della Sezione di Milano "Gino Bozza" dell'Istituto per la conservazione e valorizzazione del beni culturali, Mobilitata anche la comunità scientifica, in particolare, come ricordato da Giulio Balio, rettore del Politecnico di Milano, i ricercatori dei vari dipartimenti del suo Ateneo, specializzati in analisi sperimentali e numeriche' su torri e campanili (Duomo di Monza, Torrazzo di Cremona, Cattedrale di Noto), nell'applicazione dell'intelligenza artificiale per l'allestimento automatico dei musei, il controllo del loro bioclimsa; il rilievo fotogrammetrico (Basilica e Piazza S.Marco a Venezia), la digitalizzazione bi-tridimensionale di opere d'arte, la caratterizzazione e i processi di restauro conservativo. Per la Pietà Rondanini, come per il David, è stata utilizzata, in collaborazione con la Statale di Milano, l'Università Bicocca, Università di Siena e Roma Tre, una particolare tecnica di fluorescenza che ha permesso di individuare patologie delle pietre, derivanti dall'inquinamento atmosferico e dei precedenti interventi di restauro, per definire le tecniche di pulitura più idonee, al fine di ridare al monumento l'originale bellezza. A finanziare completamente l'opera straordinaria di manutenzione e di studio della Pietà Rondanini, ancora una volta la munificenza dei milanesi, grazie alla sensibilità di Luigi Koelliker attraverso l'Associazione Amici di Brera e dei Musei Milanesi. Una salutare boccata d'ossigeno per il budget dell'assessore alla Cultura e Musei del Comune di Milano, Salvatore Carrubba, sempre sotto pressione per fronteggiare le innumeri richieste d'intervento, di Alessandra Mottola Molfino, direttore centrale Cultura, Rossana Ferro, direttore settore musei e di Ermanno A. Arslan, direttore delle civiche raccolte d'arte, per la salvaguardia, la valorizzazione e la maggiore conoscenza e fruizione, da parte del grande pubblico, dell'immenso patrimonio della metropoli ambrosiana. Alla riapertura della sala del Museo al Castello Sforzesco, dove è esposta la Pietà Rondanini. venerdì sera porte aperte al gotha della cultura e dell'arte ambrosiana in un'atmosfera d'altri tempi, ricreata da un concerto di musiche medievali. Tanti sorrisi, congratulazioni e orgogliosi complimenti. Alla conferenza stampa, che ha preceduto l'evento, invece, si è aperto un acceso dibattito. Innescato dall'intervento di un giornalista, piuttosto critico sull'opportunità dell'esposizione di una "patacca" romana. Accanto alla Pietà, infatti, è stato esposto, sia pur temporaneamente, un "Busto di Cristo" proveniente dalla Galleria Borghese di Roma. Il frammento marmoreo attorno al 1970 fu attribuito alla prima versione della Pietà Rondanini. Si era ipotizzato che Michelangelo, tra i vari ripensamenti dell'opera, avesse scolpito nello stesso blocco di marmo la testa del Cristo, poi eliminata per ricavarne altra. Si è innescata una polemica a livello di studiosi internazionali, ma un punto fermo è, stato raggiunto. La risposta, all'interrogativo del giornalista, è venuta da Cristina Herrmann Fiore della Galleria Borghese di Roma: le prime analisi approfondite, rese possibili dagli interventi operati a Milano, escluderebbero che il Frammento attribuito a Michelangelo provenga dallo stesso blocco marmoreo. La discussione è aperta, come quella riguardante il Concorso internazionale, vinto dall'architetto portoghese Siza, per una nuova cornice alla Pietà Rondanini all'interno del Civico Museo di Milano. Secondo i critici l'ambientazione è da "clinica psichiatrica: in uno stanzone tutto bianco con la Pietà collocata a terra senza basamento". L'assessore Carruba ha tranqullizzato tutti: l'argomento è ancora oggetto di approfondimenti e soprattutto la Sovrintendenza ai monumenti non pare sia propensa a dare il nulla osta per l'intervento all'interno del Castello Sforzesco". Se ne riparlerà. Frattanto godiamoci la nuova luce della Pietà Rondanini che Milano ha voluto e saputo custodire e valorizzare per tramandarla alle future generazioni, così come Michelangelo l'ha creata.
la Padania
6 Giugno 2004
✓ Entità verificate
Perché quella patacca romana vicino alla nuova Pietà Rondanini?
PI
Piergiorgio Riva
la Padania
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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