URBANISTICA. Il documento è ancora all'esame delle circoscrizioni e dei professionisti. Gli assessori Giacino e Montagna: «Deregulation? Sì, ma della burocrazia» La Giunta l'ha esaminato ma non lo ha approvato Vincolate case Liberty, ville venete e aree a Verona sud Il Piano casa slitta di un po'. La Giunta comunale avrebbe dovuto approvarlo nella seduta di ieri, ma l'esecutivo di Palazzo Barbieri si è limitato a esaminare le linee guida generali del regolamento per applicare anche a Verona la legge regionale, che consente di ampliare case e fabbricati con una procedura rapida. Ci sono però limiti e i vincoli fissati dal Comune. Vietato ampliare le case del centro storico e quelle delle frazioni, i centri storici minori. Vietato allargare abitazioni sulle colline e nei parchi. Vietato poi ingrandire i 240 edifici in stile liberty di Borgo Trento, salita Monte Grappa, quartieri Pindemonte e Valdonega, già vincolati in base a una legge del 1989, e quelli di altri quartieri. Qui intanto gli edifici Liberty verranno censiti e vincolati. In caso di domanda di ampliamento, valuterà volta per volta la commissione edilizia comunale. Vietato, inoltre, toccare le ville venete e i capannoni dell'area industriale di Verona sud, già interessate dalla riqualificazione urbanistica del Piano degli interventi. Come dire: controllo severo. «Chi parla di deregulation che potrebbe indurre a speculazioni può stare tranquillo», dicono gli assessori all'urbanistica Vito Giacino e all'edilizia privata Alessandro Montagna, che hanno illustrato il Piano ai loro colleghi, «la deregulation sarà burocratica e non certo urbanistica, perché tutti gli interventi sul territorio saranno governati e non lasciati al caso». Le linee guida esaminate dalla Giunta stabiliscono anzitutto che cosa si intende per prima casa. È quella del proprietario che la abita, ma anche di chi la ha in usufrutto, come un parente che lì ha la residenza. Poi si entra nei dettagli. Chi vuole ampliare la propria abitazione all'interno di un complesso a schiera, per partire con i lavori e attuare il suo progetto, dovrà ottenere il consenso di tutti i vicini. Lo stesso per i condomini, dove si potrà ovviamente ampliare sopra l'ultimo piano. Anche se poi tutti potranno considerare ampliamento la chiusura di una terrazza o l'utilizzo di un sottotetto, sfruttando la cubatura a disposizione, che verrà estesa a tutti gli appartamenti. La prima parte del Piano casa applica «in toto» la legge regionale, che consente di ampliare fino al 20 per cento la prima casa, comunque non oltre i 1.000 metri cubi, senza il permesso di costruire, ma solo avendo in mano la Dichiarazione di inizio attività. La seconda parte del regolamento riguarda invece l'applicazione del Piano nel Comune, per seconda casa e fabbricati. Si potrà demolire e costruire fino al 40 per cento, utilizzando però tecniche costruttive di bioedilizia. La percentuale può salire al 50 per cento se gli interventi saranno all'interno di un piano attuativo. Il documento è all'esame delle circoscrizioni, ma anche di architetti, ingegneri, geometri, periti, costruttori e categorie imprenditoriali, che potranno produrre osservazioni. È già fissata una riunione della commissione consiliare urbanistica, martedì. In ogni caso, prima il regolamento dovrà essere approvato dalla Giunta, in una delle prossime sedute. Poi andrà appunto in commissione e quindi, entro il 31 ottobre, al voto del Consiglio. Tutti i 98 Comuni veronesi hanno quella scadenza. Poi si potrà applicare. «È doveroso dare atto all'accurato lavoro svolto dagli uffici dell'urbanistica e dell'edilizia privata», dicono gli assessori Giacino e Montagna, «su un provvedimento importante, in grado di offrire una concreta risposta alla crisi economica anche nella nostra città, che consentirà di migliorare buona parte del patrimonio edilizio senza qualità architettonica o in stato di degrado». Cinque domande per ampliare la prima casa, di cui due bocciate. Sono quelle giunte al Comune di Verona, in applicazione alla prima parte del Piano casa, cioè quella che ricalca integralmente la legge approvata dal Consiglio regionale. Quella, cioè, che consente di ampliare fino al 20 per cento la prima casa, comunque non oltre i 1.000 metri cubi, senza avere il permesso di costruire ma solo avendo in mano la Dichiarazione di inizio attività. Sarà che il provvedimento è appena stato varato (e per la parte applicativa nel Comune di Verona, anche per seconde case e fabbricati industriali, è ancora in fase di esame da parte della Giunta e delle circoscrizioni), sarà forse le crisi economica in atto, che magari fa frenare le famiglie nel mettere mano al portafoglio anche per un bene considerata di primaria importanza come la casa, ma sta di fatto che il decollo di questa legge appare piuttosto lento. Anche se è presumibile che, una volta approvato dal Consiglio comunale il regolamento attuativo per il territorio del Comune, potrebbe esserci un'accelerazione. L'approvazione del Piano da parte del Consiglio comuanle deve avvenire entro il 31 ottobre e da quel momento chi vuole ampliare la propria abitazione o il proprio capannone industrale avrà a disposizione 24 mesi per presentare la domanda al Comune. Soltanto dopo quella data, quindi, si capirà se il Piano casa sarà appetibile.E.G. Foto: