All'improvviso si è messa in moto la macchina per costruire il nuovo ospedale. Niente grandi assemblee né affollati consigli comunali. Un veloce passaggio nella riunione di capigruppo consiliari e, poco dopo, giro di telefonate ai giornalisti per la conferenza stampa tenuta insieme ai vertici Asl. In poche ore una scelta strategica per la città è stata messa in pista. Un'opera da centinaia di milioni che coinvolge migliaia di dipendenti e l'intera cittadinanza. L'ultima parola spetterà alla Regione che dovrà fornire il placet mettendo a punto gli strumenti finanziari. Ma tutto lascia supporre che la strada sia spianata. C'è invece nebbia fitta sugli effetti urbanistici. Il grande trasloco libererà la vasta area del vecchio ospedale, una zona di cerniera tra il centro e il tratto urbano dell'Aurelia. Qui c'è già uno dei buchi neri cittadini: l'ex Pirelli, capannoni ed edifici in malora. Cosa andrà nei vecchi padiglioni una volta svuotati? C'è chi parla di scuole, chi di residenze per anziani, altri pensano a uffici e abitazioni. Di sicuro - direttamente o con un effetto domino di spostamenti - parte di quegli edifici serviranno a far cassa per finanziare l'ospedale. Da qui l'esiegenza di un progetto di ampio respiro. Purtroppo, le esperienze di recupero o sviluppo urbanistico inanellate negli anni passati non state tutte proprio felici. Troppe volte quando si sono costruiti nuovi quartieri, il risultato è stato deludente. Porta a Terra e Salviano Due sono sotto gli occhi di tutti. Né brillano per soluzioni innovative le aree dismesse: ex Peroni ed ex Borma, del Nuovo centro, frutto del Lodo Fremura, si conoscono solo alcuni aspetti e l'esito resta indefinito, legato in gran parte all'arrivo di Ikea. Ecco perché il nuovo ospedale a Montenero basso potrebbe rivelarsi una grande occasione per ripensare la città, affrontando con occhi nuovi vecchi problemi. Nella vicina Pisa hanno iniziato il trasferimento delle cliniche dal Santa Chiara (adiacente al Campo dei Miracoli) a Cisanello. La ristrutturazione degli edifici antichi è stata affidata a uno dei più grandi studi di architettura mondiali, lo studio Chipperfield. Restando in Toscana: per decidere cosa fare della più grande fabbrica di Prato, l'ex Banci, chiusa da decenni, è stato chiamato Fuksas, mentre per l'ex Breda di Pistoia ci si è affidati a Giancarlo De Carlo. L'elenco degli esempi potrebbe continuare. Livorno ha di fronte a sé una sfida importante: sarebbe logico appoggiarsi a competenze adeguate, capaci di dare un segno innovativo all'intera città. Senza cadere in vecchi vizi del passato, gli stessi che hanno portato a innalzare quell'orribile cavalcavia che sfregia le Terme del Corallo.