Forse non sarà più il mitico "giardino d'Europa" degli illustri viaggiatori del Grand Tour, ma con un patrimonio di circa 5.000 ville, parchi e giardini storici, alcuni dei quali dichiarati patrimonio dell'umanità e parte del World Heritage List dell'Unesco, l'Italia è ancora ai vertici della .graduatoria mondiale dei siti storico-paesaggistici più prestigiosi. Censito in massima parte nell'Atlante del patrimonio vincolato realizzato nel 1992 dall'Ufficio studi del ministero per i Beni e le Attività culturali, l'"oro verde" d'Italia sarà d'ora in poi consultabile sulle pagine web "giardini storici", ospitate (in attesa di diventare un vero e proprio portale) sul sito www.bap.beniculturali.it della Direzione generale per i Beni architettonici e del paesaggio. Il varo ufficiale è avvenuto venerdì 28 maggio a Roma, nell'ambito di una giornata di studio dedicata a «I nostri giardini. Tutela, conservazione, manutenzione, gestione dei giardini storici demaniali», promossa dal Direttore generale Roberto Cecchi con l'intenzione di rilanciare con grande vigore una politica della conservazione delle "architetture verdi" che tenga conto dell'"utilità e del danno" dell'aumentato consumo culturale delle società post-industriali in relazione a "beni" che, per la loro natura di materiali viventi, non possono considerarsi inalterabili nel tempo. Accanto al legittimo orgoglio per i restauri sui grandi giardini demaniali, effettuati in Italia nell'ultimo decennio (da Villa Pisani a Strà a Villa d'Este a Tivoli, dal parco della Reggia di Caserta al giardino di Boboli a Firenze, al castello di Miramare a Trieste, ai chiostri della Certosa di Padula a Salerno eccetera) il convegno non ha lesinato spazio al dibattito sui nodi dei metodi e della gestione della conservazione, aprendo un proficuo campo di osservazione che vede coinvolti gli operatori dei Beni culturali ai diversi livelli della formazione scolastica e universitaria, del marketing culturale e della politica sociale, della problematica disciplinare sui limiti e sui meriti del restauro. La vivacità della discussione ha evidenziato infatti le radici "culturali" della conservazione e di conseguenza la necessità di non pensarla disgiunta da una più generale idea di "progetto": coniugata con la modificazione intelligente del "nuovo", infatti, la conservazione aumenta e non diminuisce l'efficacia della sua portata, in una sinergia di risorse che proietti il Paese in una dimensione produttiva di nuovi Beni culturali e non solo in quella di guardiana del Passato.