Torneranno alla luce i resti di una megalopoli etrusca "La città sommersa" è estesa venti ettari Riprendono gli scavi PRATO. Dopo oltre dieci anni dalla scoperta durante gli scavi dell'Interporto dei primi ritrovamenti etruschi, il parco archeologico a Prato non è più soltanto un sogno. Si sono trovati i soldi per riprendere gli scavi a Gonfienti (al via libera manca l'ok della Regione atteso per gennaio), dove giace sommersa da un mucchio di erbacce di ogni tipo, la più grande città dell'Etruria settentrionale. La Soprintendenza ha assicurato che nel giro di un anno dall'inizio dei lavori, "il tesoro di Prato" sarà recuperato e reso fruibile a tutti. E gli Etruschi finalmente troveranno pace. La città sommersa è estesa per almeno venti ettari (vincolati dal 2006) entro i quali si snodano strade e abitazioni che potrebbero diventare presto visitabili. La Provincia ha infatti approvato un progetto da 500mila euro per la realizzazione di un parco archeologico naturalistico che comprenda anche Artimino e Comeana. L'elaborato scientifico, realizzato dalla responsabile di zona per la Soprintendenza Gabriella Poggesi, è stato inserito nel Piano di sviluppo locale della Regione a cui si chiede di finanziare il 60 dell'operazione. Il progetto prevede il completamento delle indagini nell'area dove sorge la grande domus etrusca di 1400 metri, entro i quali sono stati fatti importanti ritrovamenti: migliaia di reperti tipici del contesto domestico e vasellame di ceramica attica con figure rosse a vernice nera, di cui è l'esemplare la Kylix di Douris, una coppa dal valore stimato in circa 5 milioni di euro. Gli scavi proseguiranno nei due lotti di terra adiacenti,per portare alla luce altri due edifici. La storia dell'insediamento di Gonfienti è cominciata per caso nel 1996 in concomitanza con l'inizio dei lavori per la costruzione dell'Interporto dell'Italia centrale. All'improvviso sono apparsi gli Etruschi, diventati una spina nel fianco per lo scalo merci che non ha interrotto i lavori finché non è apparso un tratto di strada di un decumano largo sei metri. L'individuazione del cardo massimo aveva già consentito il recupero di monili vari, tanti da ritenere necessario un museo per contenerli. Tra polemiche e battaglie sostenute in primis dai comitati cittadini, l'archeologia alla fine ha vinto su tutto: con l'accessibilità a questa prima porzione di parco archeologico, verrà naturale il suo ingresso all'interno dei circuiti internazionali di etruscologia. Barbara Burzi