Il progettista Enrico Guglielmo La direttrice Valeria Sampaolo Sinaugura questa sera, dopo un restauro di alcuni anni, un inedito percorso di visite: sale di colore diverso e 300 fra statue e gruppi marmorei dellantica Roma I frammenti dellHadrianeum di Tivoli sono sospesi in aria, volevamo mostrarli allaltezza in cui erano realmente... Ma il Toro è rimasto dovè: impossibile spostare un gruppo di 24 tonnellate La raccolta fu ereditata dal primo Borbone della dinastia napoletana, Carlo III, Farnese per parte di madre e poi diventato re di Spagna alla morte del padre Filippo V Il grigio per indicare i ritrovamenti della Domus Flavia, il verde chiaro per gli Orti, il beige per gli uomini illustri Abbiamo separato le opere di Casa Farnese da quelle provenienti da Pompei e da altri scavi della Campania Prima si vedevano tutte insieme, ora il nucleo principale è stato ricostituito Un Archeologico tutto nuovo. Con sale dipinte in colori diversi, ognuno per indicare le provenienze dei pezzi forti della collezione Farnese. La più grande, la più importante del mondo per la statuaria antica arrivata fino a noi. Una raccolta di capolavori che da Roma approdò a Napoli via mare, su una nave, "ereditata" attraverso i legami familiari del primo Borbone della dinastia napoletana, Carlo III, Farnese per parte di madre. Alle 18 linaugurazione del primo nuovo percorso di visita del Museo Archeologico Nazionale. Intorno al quadriportico orientale, in sale prima destinate a uffici, sono state risistemate, dopo un restauro che ha richiesto anni, 300 fra statue, busti, gruppi marmorei, fregi. Nuovo il criterio espositivo, che è opera di Enrico Guglielmo, ex soprintendente di Palazzo Reale e architetto che da anni studia la forma del museo darte antica. «Prima si potevano vedere insieme opere di diverse provenienze, anche da Pompei e da altre province campane - spiega la direttrice dellArcheologico, Valeria Sampaolo - Abbiamo riunito lintera collezione Farnese, il nucleo principale, sottolineando con i colori degli ambienti i luoghi di provenienza, le residenze della famiglia romana e gli scavi dove furono trovate». Al metodo precedente, che permetteva di ricostruire nelle sale del museo la storia cronologicamente ordinata della scultura antica, si è preferito privilegiare il gusto del collezionista. Si punta su un sistema dilluminazione allavanguardia e sulla comunicazione "cromatica" che facilita lindividuazione dei pezzi. Il grigio indica i ritrovamenti della Domus Flavia sul Palatino, come i prigionieri Daci. Beige sono le pareti che fanno da sfondo alle statue provenienti dal Palazzo di Campo dei Fiori, oggi sede dellambasciata di Francia, e dalla Galleria dei Carracci, affrescata per i Farnese dai maestri del Barocco. Il Rinascimento non disdegnava di mettere insieme stili ed epoche diverse nello stesso contesto. LApollo in basanite, lEros di Centocelle, il Dioniso, il bellissimo Meleagro in "rosso antico" del Peloponneso, così moderno con la mano sulla testa del cinghiale luccicante. Valorizzato il gruppo dei Tirannicidi, simbolo universale della democrazia. Posti a centro sala, evocano lallestimento voluto dai Farnese per il loro salone. Il verde chiaro annuncia le sculture degli Orti Farnesiani, mentre la Villa della Farnesina è caratterizzata dal color camoscio, e cè un differente tono di beige per i ritratti degli uomini illustri, prima sparsi nel museo, ora più leggibili tutti insieme. Sono rimasti doverano le "montagne di marmo", i colossi della collezione, come il Toro Farnese. Impossibile spostare il gruppo del supplizio di Dirce, 24 tonnellate di peso, arrivato a Napoli da Roma nel 1826. Trasportata da una nave, la statua si fermò nella Villa di Chiaia e più tardi fu trasferita nel Palazzo degli Studi, ora Museo Archeologico, con laiuto di carri. Sotto il più famoso gruppo scultoreo dellantichità - che, come effetto museale, si potrebbe oggi paragonare a una scultura di Richard Serra - un plinto in muratura, invisibile, scende nei sotterranei del museo a venti metri di profondità per reggere lenorme peso. È suggestiva nella sua essenzialità lambientazione immaginata dal progettista Guglielmo per il gruppo di sculture definite allepoca dei Farnese "Orazi e Curiazi". Quelle che sono in realtà unAmazzone, un Guerriero morto e un Galata ferito, appaiono riversi in una vasca riempita di sabbia, realisticamente e cinematograficamente caduti sul campo di battaglia. Lallestimento cominciò con Renata Cantilena alla direzione, è proseguita poi con Stefano De Caro soprintendente e si è compiuto con Guzzo: una linea continuativa di lavoro, cominciata ventanni fa e proseguita senza scossoni o ribaltamenti. La relativa lentezza è dovuta ai due tempi che sono stati necessari al reperimento dei fondi Cipe prima e di quelli Europei dopo. Tra le imprese più ardue, la collocazione in altezza di alcuni grossi frammenti architettonici dellHadrianeum di Tivoli che pure erano lorgoglio di casa Farnese. «Sono sospesi in aria - spiega Enrico Guglielmo - allaltezza effettiva, perché volevamo mostrare il rapporto prospettico insieme a quello funzionale». Rispondendo così ai più recenti criteri espositivi, il piano terra del Museo Archeologico si trasforma, agli occhi dei visitatori di tutto il mondo (circa mille al giorno, in media) in una ricostruzione virtuale del gusto, delle dimore e dei costumi di una delle famiglie più importanti della storia italiana.
NAPOLI - I tesori del "nuovo" Archeologico
Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli ha inaugurato un nuovo percorso di visita con sale di colore diverso e 300 statue e gruppi marmorei dellantica Roma. Il progetto è stato realizzato dopo un restauro di alcuni anni e presenta un nuovo criterio espositivo, che è opera di Enrico Guglielmo, ex soprintendente di Palazzo Reale e architetto. La collezione Farnese, ereditata dal primo Borbone della dinastia napoletana, Carlo III, Farnese, è stata riunita e sottolineata con i colori degli ambienti i luoghi di provenienza, le residenze della famiglia romana e gli scavi dove furono trovate.
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