"Si creano luoghi-spot governati con poteri straordinari" «I cani randagi? Sono ancora lì e scorrazzano». Ma un anno e mezzo fa è stato istituito un commissario per gli scavi di Pompei che doveva fare tante cose, e anche mandare via i cani. «Invece sono ancora lì», insiste Piero Giovanni Guzzo, che fino ai primi di settembre a Pompei era soprintendente. E il commissario? «Il commissario ha realizzato un impianto di illuminazione, ha installato qualche fontanella e ha sottoscritto un accordo per acquistare i biglietti su Internet». Molti turisti se ne saranno serviti. «Credo siano stati venduti nove o dieci biglietti». Dopo quindici anni Guzzo, archeologo di grande fama, ha lasciato la Soprintendenza di Pompei (nel frattempo unificata con quella di Napoli). Non sono serviti gli appelli sottoscritti: Guzzo ha compiuto 65 anni e 40 di servizio e, nonostante ci fosse la possibilità che il ministro lo trattenesse al lavoro, questa possibilità Sandro Bondi non lha neanche considerata. «Il ministero si sta orientando su programmi per i quali noi vecchietti non siamo affatto funzionali». Quali programmi? «Quello della valorizzazione, per la quale è stato chiamato un manager come Mario Resca. E quello dei commissariamenti. Mi sembra che il primo programma sia più soft. Molto più hard il secondo». Vale a dire? «I commissari tendono a sostituirsi alle soprintendenze, le quali, contemporaneamente, vengono svuotate». Nominando soprintendenti ad interim, accorpando uffici... «Sì, ma soprattutto non assumendo nuovo personale, con concorsi sempre più rari e sempre più lenti. Nei nostri uffici la media detà supera i cinquantanni». E con i commissari che cosa succede? «Le procedure vengono semplificate. Si introducono criteri discrezionali nella distribuzione di appalti e consulenze, in deroga alle norme vigenti. Insomma si creano postazioni che godono di maggior fiducia e politicamente molto utili». Lei ha vissuto il commissariamento di Pompei. «Si era detto che Pompei era in condizioni di degrado assoluto. E si è nominato un commissario. Il quale però non aveva fondi propri e per ogni iniziativa ha attinto da quelli della Soprintendenza. Il primo commissario, Renato Profili, ha in buona parte adottato il programma di lavori già avviato dalla Soprintendenza, che dunque non è stato considerato tanto sballato. Per esempio, si è completata la ristrutturazione dellAntiquarium. Poi però, con 100 mila euro della Soprintendenza, il commissario ha potenziato lilluminazione su via di Villa dei Misteri, per evitare, si è detto, che fosse affollata di prostitute. Il fatto è che quella strada è fuori dellarea archeologica. Dunque, con i soldi della Soprintendenza abbiamo finanziato il Comune di Pompei». Dopo Profili è arrivato Marcello Fiori, dirigente della Protezione civile, già impegnato per il termovalorizzatore di Acerra e poi per la ricostruzione a LAquila. «Fiori lho visto tre, quattro volte». Si dice che gli portassero la posta di Pompei a LAquila, che lui la firmava e poi tornava a Pompei. Inoltre con Profili collaboravano cinque persone, lo staff di Fiori arriva a dodici unità. «È così». Ma i cani continuano a scorrazzare. «La competenza sui cani randagi è regionale. Poi trasferita al Comune. Noi abbiamo proposto di costruire un canile, ma non si è andati avanti perché la legge impedisce di costruire un canile se non in un luogo sgombro per un raggio di 500 metri. E a Pompei non cera nessun luogo simile». Mi scusi, ma di fronte a questa e ad altre forme di degrado, lei non si è mai sentito responsabile? «Quando è stata istituita la Soprintendenza autonoma, a me è stata lasciata la competenza scientifica. Ed è stata istituita la figura del city manager cui erano affidati i compiti di gestione dellarea archeologica. Questa duplicazione delle responsabilità ha prodotto molti problemi: sono arrivato anche a presentare le dimissioni allallora ministro Francesco Rutelli». Poi però le ha ritirate. «Fu il ministro a chiedermelo. Promise di risolvere la questione, ma poi non se ne fece nulla». Con il Comune di Pompei avete avuto rapporti molto tesi. Come con il Santuario della Madonna. «Continuano a essere tesi. Noi avevamo avviato lo sfratto per morosità di chi aveva in concessione il ristorante. Ma non eravamo riusciti a ottenerlo. Profili ci è riuscito con i carabinieri. Ma il concessionario ha fatto ricorso. E sa chi lo difende? Un avvocato che tutela il Santuario e lattuale sindaco di Pompei». E da questa vicenda che considerazioni trae? «Sono arrivato a Pompei nel 1994. Da allora gli scavi sono tornati a essere un luogo di fruttuose ricerche, sono arrivati archeologi da tutto il mondo, abbiamo ricostruito la storia più antica della città. Ma il sito vive in una realtà fra le più difficili del paese. È uno dei principali datori di lavoro e scatena interessi e appetiti. I dipendenti sono settecento, tre quarti dei quali sono custodi, che però non sono assunti dalla Soprintendenza, bensì vengono dai ranghi del ministero. I criteri di selezione sono spesso clientelari o di tipo familistico. Se il commissario riesce a rompere questi meccanismi, ben venga. Ma mi pare che si sia fatto ben poco. A Pompei sono arrivati consulenti del commissario del tutto estranei alla tutela di un bene culturale, come larchitetto che aveva proposto di realizzare dei percorsi pedonali in tek. Ma siamo allaperto, abbiamo replicato, e poi striderebbero con il contesto. Lui, per la verità, ha cambiato opinione. Però non è questo il contributo che ci si aspetta dal commissario». Ma quali sono le priorità per Pompei? «Restauro e manutenzione. Andrea Carandini ha denunciato che ogni giorno si perdono 10 centimetri di Pompei. Non so se sia così, ma è comunque la salvaguardia il nostro compito fondamentale. Per il quale, però, ci scontriamo con una farragine di norme che prevede decine e decine di passaggi e con la sproporzione assoluta tra le risorse finanziarie e professionali e le necessità che abbiamo». Servono finanziamenti e nuove procedure. A Pompei come altrove. È così? «Soldi e il tempo necessario per programmare gli interventi. Poi quale sia il soggetto appaltante è secondario, limportante è che ci siano competenze tecniche e standard da rispettare. Invece il ministero procede isolando una serie di luoghi-spot, da governare con i commissari, lasciando senza una linea precisa tutto il resto del patrimonio». Sulla valorizzazione, però, il ministero ha investito. «A Pompei hanno proposto un accordo con Google per realizzare una "street view": si monta una telecamera su un mezzo che cammina per le strade della città e così chiunque, si dice, può fare il suo viaggio virtuale a Pompei». Serve a diffondere le bellezze degli scavi. O no? «Ma le bellezze di Pompei sono gli interni. La Casa del Fauno vista da fuori sembra una casa come le altre. Insisto: la valorizzazione di Pompei comincia con la messa in sicurezza di tutta larea archeologica».
la Repubblica
1 Ottobre 2009
Degrado, restauri e manutenzione. Lallarme di Piero Giovanni Guzzo, che ha appena lasciato la Soprintendenza
FR
Francesco Erbani
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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