E parla del suo nuovo libro ECO, MAESTRO AL LOUVRE "LE LISTE, CHE PASSIONE" "Mi piace compilarle e leggerle: su unisola deserta mi porterei lelenco del telefono. Non sono daccordo con Citati: questo non è il museo peggiore al mondo" u unisola deserta mi porterei lelenco del telefono, una lista pratica e concreta che però la nostra fantasia può trasformare in un contenitore infinito di storie meravigliose». Ironico e paradossale come sempre, Umberto Eco difende ancora una volta il fascino vertiginoso dellelencazione. Lo ha fatto ieri nella capitale francese, dove ha presentato il ricco programma multidisciplinare da lui ideata per il Museo del Louvre. Ogni anno, infatti, il più celebre dei musei parigini, nel tentativo di far dialogare il suo ricchissimo patrimonio con la varietà delle arti contemporanee, invita una personalità del mondo della cultura a scegliere un tema attorno a cui organizzare un ciclo di mostre, incontri, spettacoli, proiezioni e concerti. Dopo Robert Badinter, Toni Morrison, Anselm Kiefer e Pierre Boulez, questanno il prestigioso invito è stato rivolto allautore del Nome della rosa, che ha accettato con entusiasmo, intitolando la sua programmazione «Vertigine della lista». Un tema le cui molte prospettive verranno declinate dal 2 novembre al 13 dicembre con la partecipazione di numerosi artisti e intellettuali, da Christian Boltanski a Claude Kloski, da Anthony Grafton a Nanni Balestrini, da Ludovic Lagarde a Marcel Benabou, da Omar Calabrase a Jacques Roubaud. «Il tema delle liste e degli elenchi mi ha sempre appassionato, fin dai tempi delluniversità quando, occupandomi dellestetica medievale, ho scoperto che il medioevo era pieno di liste», ha spiegato lo scrittore, che, oltre alle litanie cattoliche e agli elenchi del barocco, ha ricordato le moltissime liste presenti nella storia della letteratura, da Omero a Borges. «Anche nei miei libri figurano spesso le enumerazioni. Ad esempio, nelle pagine di Diario Minimo avevo scritto la lunga lista delle armi da regalare a mio figlio perché un giorno diventasse pacifista. Per non parlare poi dei romanzi, per i quali ho preparato elenchi infiniti. Ad esempio per il Nome della rosa avevo stilato le liste dei libri presenti nelle biblioteche medievali, le liste dei fiori e delle piante, le liste dei nomi e così via». Eco, che aveva pensato di occuparsi del tema degli elenchi già allinizio degli anni Novanta, quando tenne le sue Norton Lectures ad Harvard, ha ricordato che esistono due tipi di liste, quelle pratiche e quelle poetiche: «Alle liste pratiche appartengono sia la lista della spesa che il catalogo della biblioteca. Sono elenchi di cose che esistono veramente e il cui numero è finito. Le liste poetiche invece possono anche parlare di cose inesistenti, ma soprattutto devono suggerire lidea dellinfinito. Naturalmente, noi possiamo provare a trasformare le liste pratiche in liste poetiche, come appunto farei io con lelenco del telefono». Ricordando che lidea della lista infinita nasce proprio dallindicibilità della totalità dellesperienza, Eco ha sottolineato la difficoltà di trovare esempi di liste nella pittura classica, dato che il quadro funziona spesso come un limite allinfinito dellelencazione. Con qualche eccezione, a cominciare dai quadri di Giovanni Panini, conservati proprio al Louvre, e da quelli di Pieter Brueghel, come ricorda nel bel libro-catalogo scritto per la manifestazione parigina, Vertigine della lista (Bompiani, in libreria in Italia il 7 di ottobre, ricco di illustrazioni). Lautore di Opera aperta ha concluso ricordando che le liste sono sempre un invito alla scoperta e allimmaginazione, come per altro le visite dei musei: «In fondo, anche un museo come il Louvre è una sorta di lista aperta, perché non solo non si è mai sicuri di averlo visitato tutto, ma al suo interno ci si può muovere seguendo percorsi sempre diversi. Inoltre, le opere darte reali cinvitano sempre ad immaginarne altre possibili. Insomma il museo è una lista sempre viva». Qualcuno ha poi chiesto a Eco cosa ne pensasse del giudizio sul Louvre di Pietro Citati, che recentemente lo ha definito «il museo peggiore del mondo», perché «si può mangiare, comprare libri, passeggiare, amoreggiare, correre: mai guardare un quadro». «Non sono mai daccordo con Citati e lui non è mai daccordo con me», ha detto Eco.