Palazzo Spada riabilita il piano regolatore di Roma di Walter Veltroni. Bocciato dal Tar del Lazio nel marzo scorso, il Consiglio di stato, con una decisione depositata lunedì, ha invece deciso in senso contrario, annullando la sentenza dei magistrati laziali e ritenendo valido non solo l'iter procedurale seguito dalla giunta guidata dall'ex sindaco di Roma, ma anche i vincoli ambientali contenuti nel Piano regolatore generale approvato la sera prima che Veltroni lasciasse l'incarico per guidare il Partito Democratico. Il Prg targato Veltroni era stato impugnato da una società edile, la Boadicea Property Services Co. Limited, che si era vista cancellare l'edificabilità di un'area alla periferia della città, destinata a terreno agricolo dal Piano, con una procedura che il Tar aveva giudicato incompleta. Nel nuovo Piano regolatore veniva infatti prevista la tutela di quasi 9Omila ettari di terreno, di cui circa 65mila di Agro romano, oltre a una decina di "corridoi" di trasporto pubblico, con quasi 600 chilometri di linee di metropolitana in più, tre nuovi campus universitari e altri progetti. Ora, da Palazzo Spada la conferma: quella tutela è corretta. Una delle cose curiose della vicenda è che il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato dal Comune di Roma a tutela del Prg quando sindaco della capitale era già diventato Gianni Alemanno, leader, oggi, di quella stessa maggioranza che, ai tempi dell'approvazione del piano regolatore, era stata estremamente critica con Veltroni. Il centrodestra, in particolare, contestava l'approvazione troppo rapida del Prg, deliberato, però, in maniera regolare, come ha riconosciuto Palazzo Spada, visto che si è data semplicemente attuazione all'iter accelerato previsto da due leggi varate dalla regione Lazio, la n. 38 del 1999, poi modificata dalla legge 4 del 2006, che attribuiscono al sindaco la possibilità di concludere un accordo di pianificazione per ratificare l'operato di una conferenza tecnica in cui erano rappresentati comune, provincia e regione. Insomma, il sindaco Alemanno si trova adesso con un nuovo Prg della città e si trova a pieno titolo a dover gestire le prime richieste da parte dei poteri forti della capitale, cioè i costruttori. Quella più calda gli è arrivata sul tavolo dal presidente dell'As Roma, Rossella Sensi, che vorrebbe realizzare il nuovo stadio per la squadra della città alla Monachina, zona nord della capitale. Un progetto enorme, quello sottoposto dalla Sensi sia al Comune di Roma che alla Regione Lazio, perchè, oltre allo stadio, prevede anche un mega centro commerciale, due cinema e più o meno 3.500 appartamenti. In soldoni, qualcosa come 800 mila metri cubi di edilizia commerciale e poco più di 600 mila di edilizia residenziale. I terreni individuati dalla Sensi, quasi tutti di proprietà del costruttore romano Sergio Scarpellini (i suoi palazzi sono dati in affitto, in maniera bipartisan, al comune, alla regione, ma anche al Senato e alla Camera), sono però, secondo il Prg appena sbloccato, tutti a destinazione agricola. Un vincolo superabile facilemnte, comunque, sottoscrivendo un accordo di programma tra comune, regione e provincia, che potrebbe essere sol lecitato da Alemanno attraverso una convenzione con il costruttore per il pagamento degli oneri di realizzazione. La questione, però, a questo punto si sposta tutta sul piano politico. Alemanno, infatti, sostiene il progetto, ma deve fare i conti non solo con il governatore del Lazio, Piero Marrazzo, ma soprattutto con la sua maggioranza. Il sottosegretario ai beni culturali Francesco Giro (Pdl quota Forza Italia) mette le mani avanti: «La costruzione dello stadio della Roma deve essere un'iniziativa condivisa. Se il ministero non dà il via libera, lo stadio non si può fare, ha detto l'esponente di Fi. A buon intenditor poche parole...
ROMA - Il Prg di Veltroni salvato dai giudici
Il Consiglio di Stato ha annullato la sentenza del Tar del Lazio che aveva bocciato il Piano Regolatore Generale (Prg) di Roma approvato da Walter Veltroni. Il Prg, che prevedeva la tutela di 9.000 ettari di terreno, tra cui 65.000 ettari di Agro romano, è stato ritenuto valido dal Consiglio di Stato. La decisione è stata presa in senso contrario a quella del Tar, che aveva giudicato l'iter procedurale incompleto. Il Prg prevedeva anche la realizzazione di 600 chilometri di linee di metropolitana, tre nuovi campus universitari e altri progetti.
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