Una legge di nuovo conio precisa (con un vituperato emendamento del deputato valtellinese Del Tenno) che le aree restituite in conseguenza di una revoca di confisca debbano essere restituite con il valore e le potenzialità che in quel momento dovessero avere. Secondo alcuni esse potrebbero perciò costituire il risarcimento a saldo anche se nel frattempo dovessero essersi deprezzate per vincoli intervenuti. Magari accompagnando l'atto con uno sberleffo rivolto ai risarciti. Nel caso barese le tre imprese ex proprietarie. In verità sembra molto più logico ritenere che, trattandosi di revoca di confisca con carattere risarcitorio, la norma debba essere intesa nel senso che occorra stimare il danno apportato dalla confisca (nel caso di specie la potenzialità edificatoria all'atto della confisca, ai sensi del Piano Regolatore Generale, tenuto conto della posizione di pregio dell'area), attualizzarlo tenendo conto della inflazione intervenuta e poi raffrontarlo con quello attuale dell'area eventualmente offerta in restituzione. Nel caso in cui il valore della stessa fosse nel frattempo mutato (ad esempio minore per il ridursi della potenzialità edificatoria o maggiore in funzione di opere ivi realizzate) occorrererebbe effettuare opportune compensazioni. Peraltro le tre imprese non sono affatto tenute a riprendersi le aree. Hanno subito un danno e chiedono che esso sia risarcito in danaro, evidentemente al fine di chiudere con questa vicenda senza rimettersi in situazioni di incertezza. Soprattutto nel momento in cui è in corso di redazione il nuovo Piano urbanistico (Pug) che potrebbe dare a quelle aree le destinazioni più diverse. Alcuni rappresentanti del Comune di Bari cercano nel frattempo di far passare l'idea che il colpevole, secondo la Corte Europea, sia solo lo Stato in quanto confusionario e che il Comune sia del tutto esente da colpe e conseguenti doveri. Questo è assolutamente falso. La sentenza della Corte europea dice chiaramente che i colpevoli di questa strana (eufemismo) vicenda sono tre: lo Stato (leggi di confisca non chiare), la Regione (disposizioni oscure e mal formulate), il Comune (per aver rilasciato un permesso di costruire che non doveva essere rilasciato). Che poi la Corte faccia riferimento solo allo Stato e non ad amministrazioni sottordinate è previsto dalle regole europee. Lo Stato deve perciò corrispondere il risarcimento salvo a rivalersi (per l'intero o per una parte) nei confronti di Regione e Comune. La eventuale soluzione transattiva dovrebbe essere raggiunta entro ottobre. Impossibile farlo se fosse complessa. Qualche probabilità in più per un accordo in termini monetari. Verosimilmente non ci si riuscirà e deciderà la Corte Europea. Amen.
DECIDERA' LA CORTE EUROPEA - PUNTA PEROTTI PATTO DIFFICILE
Una legge di nuovo conio precisa che le aree restituite in conseguenza di una revoca di confisca debbano essere restituite con il valore e le potenzialità che in quel momento dovessero avere. Alcuni esperti ritengono che il valore debba essere stimato attualizzando il danno apportato dalla confisca e poi raffrontandolo con quello attuale dell'area. In caso di mutazione del valore, occorrerebbe effettuare compensazioni. Le tre imprese che hanno subito la confisca chiedono un risarcimento in danaro. Il Comune di Bari cerca di far passare l'idea che il Comune sia esente da colpe, ma la sentenza della Corte Europea attribuisce la colpa a tre: lo Stato, la Regione e il Comune.
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