«II Castello dei Carraresi deve tornare ai padovani, il governo non può rinviare sine die il trasferimento del bene». E' questa che richiesta che Franca Taddeo e Maria Novella Papafava dei Carraresi rivolgono al presidente del Consiglio Berlusconl oggi a Padova. L'impegno delle due donne trova una buona sponda a Roma: l'onorevole Andrea Colasio si dice ottimista riguardo al passaggio della proprietà del Castello dal dicastero di Giustizia a quello dei Beni culturali: in parlamento, infatti, si sta discutendo un disegno di legge ad hoc. Intanto in Piazza Castello arrivano musica barocca e banchetti. «Si parla tanto di spriz e di luoghi di incontro dei giovani», dice la Taddeo, organizzatrice del ritrovo, «perché non trasformiamo questa piazza in un luogo di aggregazione civile?». Dello stesso parere anche la contessa Maria Novella Papafava, discendente di quei Carraresi che furono i signori di Padova fino al dominio di Venezia iniziato nel 1405. «Nonostante il suo enorme potenziale, la nostra è una città provinciale», afferma la contessa, candidata della Margherita, «essa rischia di rimanere chiusa in se stessa, mentre i cervelli migliori scappano da qui. Anche le mostre sono scadenti e tutto si concentra sulla Cappella degli Scrovegni». La Papafava, giramondo, cantautrice, amante della danza e delle arti, sogna Padova capitale della cultura, iniziative di respiro internazionale ma accessibili a tutti, una mostra d'arte contemporanea nelle stanze che furono dei suoi avi. «Perché non portare in città Yoko Ono? Ci sarebbe stato modo di farlo -continua la contessa - Padova non è soffocata dal turismo e questo va sfruttato per iniziative mirate. Invece si pensa solo a costruire nuovi centri commerciali». Anche Franca Taddeo, candidata indipendente per i Ds, punta il dito sull'operato della giunta Destro: «Abbiamo portato animazione in una piazza lasciata a se stessa, dove il commercio langue e le attività artigianali fanno fatica a sopravvivere. Con un progetto che abbattesse le difficoltà di accesso al centro storico e portasse iniziative culturali a due passi dal Castello dei Carraresi, potremmo rivitalizzare il centro storico. Padova non deve essere solo Giotto e il Santo». Il Castello, già utilizzato come carcere, versa in uno stato di semiabbandono. Grazie alle pressioni dei parlamentari, sembra vicino il passaggio della proprietà dal demanio del ministero di Giustizia a quello dei Beni culturali. Il dicastero guidato da Castelli, infatti, è il proprietario di quei 20.000 metri quadrati e sembrava poco intenzionato a cederli gratuitamente. Con il passaggio ai Beni culturali, sarà possibile dare vita ad Fondazione culturale ad hoc con la quale avviare il restauro dell'edificio. Tanti i progetti: dal museo della ceramica a quello dell'astronomia, visto che il luogo ospita la Specola, sede privilegiata per lo studio del cielo. «E' da anni che la Soprintendenza ai beni culturali sta aspettando che Castelli firmi la dismissione», continua la Taddeo, «ci manca solo che il ministero, dopo aver spremuto il Castello come un limone, voglia anche far cassa. Un sindaco convinto dovrebbe spingere alla dismissione, per poi far intervenire un consorzio formato da associazioni, Cassa di risparmio, Regione e Università per istituire un centro polivalente. Berlusconi avrà tempo per darci una risposta durante la sua visita oggi a Padova?».