Dopo la protesta degli ecologisti per i rischi che correrebbe la fauna delle paludi, ora anche i biologi marini lanciano l'allarme per i danni che il metanodotto provocherebbe alla Posidonia e alle nacchere del Golfo di Palmas. In un'accurata relazione inviata al Ministero dell'Ambiente, alla Regione e all'Unione europea, un'équipe di biologi ha evidenziato quelle che vengono considerate come le inesattezze insite nello studio di indagine ambientale preliminare per la posa del gasdotto che dall'Algeria approderà sul litorale di Porto Botte. Un mese fa, i primi a preoccuparsi per il tracciato sulla terraferma erano stati i dirigenti del Gruppo di intervento giuridico e Amici della Terra: facevano notare che la condotta avrebbe attraversato una palude diventata un sito per la riproduzione di decine di uccelli palustri protetti. I biologi marini contestano, inoltre, un altro aspetto sulla carta non meno rilevante di quelli affrontati dai gruppi ambientalisti: «L'indagine del Galsi - precisa Paula Turella, portavoce del gruppo di esperti - sorvola dati indispensabili quali la larghezza e la profondità dello scavo nel Golfo di Palmas in prossimità del litorale: così non è possibile valutare neppure la quantità di sedimenti smossi né definire quanta prateria di Posidonia verrà coinvolta, pianta notoriamente fondamentale per l'ossigenazione di quel tratto di mare e per le specie che vi hanno creato l'habitat». Altra specie a rischio sarebbe la Pinna Nobilis, meglio nota come nacchera. Nel Golfo di Palmas si ritiene esiste uno dei più vasti banchi di tutto il Mediterraneo: Ha un'importanza ambientale - aggiunge Paola Turella - e culturale per la lavorazione del bisso». Anche le spiagge, concludono gli esperti, verrebbero danneggiate dalla posa della condotta. I biologi marini chiedono, infine, dati molto più precisi ed esaustivi sugli effetti della posa del gasdotto.