La Valpolicella agli esami di riparazione: ora che i buoi sono scappati se non tutti almeno una parte tutti corrono a chiudere la stalla! Associazioni locali come Salvapolicella, Valpolicella 2000, autorevoli ex sindaci come l'avvocato Pietro Clementi, viticoltori, vinificatori, associazioni ambientaliste nazionali o internazionali (come il Wwf, che qui scrive), tutti alzano alti lai, tutti invocano, tutti propongono. Rigorosamente divisi. Risultato, per ora, quasi zero. Apriamo allora una finestra sulla Valpolicella; guardiamo cos'è, cosa rappresenta, elenchiamo i suoi problemi e i possibili rimedi. Cos'è la Valpolicella? Un territorio omogeneo, un immaginario anfiteatro con platea nel piano e gradinate arrampicate sulle colline, verso nord, il palcoscenico a sud, verso l'Adige. Gli attori siamo noi uomini che, assecondati da una natura benevola e amena, abbiamo nei secoli costruito le scene, cioè il paesaggio. Filari di viti che disegnano i campi, cipressi alti e scuri, come sentinelle, strade, sentieri, ville patrizie e chiese storiche, umili case di contadini rivolte al sole, boschi che, alle quote più elevate fermano la vite. E molti colori, tenui e vivaci, che scandiscono con il loro cambiamento il succedersi delle stagioni. Questa la scena dove noi uomini abbiamo recitato e recitiamo la nostra piccola parte, trascorrendo la vita nel lavoro. Un patrimonio di armonia e di bellezza intriso di cultura. Questa è la Valpolicella. Ma ora questo luogo è minacciato, stretto d'assedio: il suo patrimonio in parte è ormai perduto. Troppe case sono state costruite, sia per chi qui è nato, sia per molti nuovi residenti, attratti dalla bellezza e dalla quiete, ma soprattutto dalla vivibilità che la vicina città non ha saputo dare. Molte, forse troppe e disordinate, piccole fabbriche che, assieme ad una molto grande ed esigente (il cementificio) hanno trovato qui la sede e offerto lavoro. Ma il costo di tutto ciò, sopportato da ambiente, paesaggio, natura, assetto urbano, è stato molto alto. Molti, anche il Wwf, ritengono sia giunto il momento di fermare questo andamento, di dire alt a nuove case per chi non vive e lavora nella valle, a nuove iniziative produttive diverse da quelle tradizionali (agricoltura e pietra), alt all'ampliamento del cementificio. Ma ci sono mezzi, strumenti per governare questo degrado? Oseremmo dire di sì. Esaminiamo allora i problemi uno ad uno ed i possibili rimedi, cominciando dal più urgente, il cementificio. I programmi di questa industria che pure ha dato, dà e ancora può dare lavoro a tante famiglie di Fumane e della valle debbono avere un termine ragionevole, senza protrarsi all'infinito. Gli scavi devono fermarsi prima di sbriciolare territori ricchi di natura e di bellezza facenti parte del Parco della Lessinia, come la collina di Marezzane. La torre alta 103 metri, per disperdere fumi e polveri dei forni (nei quali non si sa cosa sarà bruciato) e che finiranno col depositarsi sulle viti, sull'uva e alla fine dentro il celebrato vino della Valpolicella, non può, non deve essere costruita. Il restauro ambientale, cadenzato col proseguire degli scavi, peraltro dovuto, ed ancorché sapientemente realizzato, non sortirà effetto sul piano della conservazione del paesaggio e della natura, in quanto non potrà lasciare che enormi voragini, forse in parte faticosamente rinverdite, e pozze d'acqua morta. I Comuni territorialmente interessati chiedano allora alla Soprintendenza ai beni ambientali e architettonici di individuare il luogo dove fermare gli scavi e di rispondere con un no alla domanda di erigere la torre di 103 metri, in quanto tali attività sono condotte in violazione dell'articolo 9 della Costituzione (tutela del paesaggio) e dell'articolo 9 del Piano ambientale del Parco naturale regionale della Lessinia (Divieto di apertura di nuove cave). Passando al problema del consumo del territorio e alla tutela del paesaggio riteniamo di doverci affidare agli indirizzi e alle norme del nuovo Ptrc (Piano territoriale regionale di coordinamento del Veneto) in corso di approvazione e che chi ci amministra a Venezia presenta come Piano del Terzo Veneto, quello della armonizzazione, della cultura, della conservazione del patrimonio ambientale e naturale. Questo Piano prevede di individuare e di normare i Ten (Territori di elevata naturalità) e che potranno rappresentare un'ancora di salvezza per la Valpolicella. Ma è sui nuovi Pat (Piano di assetto territoriale) e sui Pi (Piano degli interventi) che si dovrà contare per la limitazione al consumo di territorio: sulle amministrazioni comunali, cioè. Operazione ardua, si dirà. Vero, ma in soccorso arriva anche un secondo e diverso Pi (Piano intercomunale) previsto dalla nuova legge urbanistica regionale (la 1104), che i 5 comuni della Valpolicella, superando la logica del campanile, potrebbero formare col solo oggetto della limitazione del consumo del territorio. E a fornire altro aiuto ci sarà la Provincia con il Ptcp (Piano territoriale provinciale di coordinamento), gerarchicamente sottoposto a quello regionale, ora in fase di ristudio per l'adeguamento. Ma c'è ancora un'iniziativa lodevole, importante da considerare, quella promossa e sostenuta dal conte Pier Alvise Serego Alighieri, presidente di Salvapolicella e che anche il Wwf sostiene: quella della formazione di un Parco regionale di interesse locale nel territorio della Valpolicella, progetto completo, complesso ed ambizioso, pensato e proposto in forza della legge regionale 4085 sui Parchi e Riserve. Questa proposta di legge d'iniziativa popolare, accompagnata da oltre 5000 firme, potrebbe essere accolta dalla Regione. E noi lo speriamo. Il percorso di questa legge nella Regione Veneto, allergica, come è noto, alla istituzione di nuovi enti da finanziare, è però arduo. Queste sono le opportunità che la legge offre agli amministratori pubblici della Valpolicella, della Provincia di Verona e della Regione del Veneto. Per approfittarne manca una cosa, importante però: la cosiddetta volontà politica, alla quale ovviamente facciamo appello. Venendo ora al problema del traffico, ormai insopportabile e che va ridotto, ci sembra di dover proporre l'attuazione della spesso invocata metropolitana di superficie. Le idee in questo campo sono molte e i denari pochi. Accantoniamo per ora l'ambizioso e costoso progetto, realizzandolo però, fino a tempi migliori, per mezzo di autobus a metano con la frequenza di quelli cittadini. Se l'autobus raccogliesse l'utenza ogni 15 minuti e il biglietto costasse 1 euro, come a Verona, molti lascerebbero l'auto in garage.
Paesaggio. Valpolicella da salvare. Ecco come
La Valpolicella, un territorio omogeneo con un patrimonio di armonia e bellezza, è minacciato dal consumo del territorio e dal degrado ambientale. Le cause sono la costruzione di case e piccole fabbriche, l'ampliamento del cementificio e la costruzione di una torre alta 103 metri. I problemi più urgenti sono il cementificio e la torre, che devono essere fermati. Il restauro ambientale non può risolvere il problema della conservazione del paesaggio e della natura. I Comuni possono chiedere alla Soprintendenza di individuare il luogo dove fermare gli scavi e di rispondere con un no alla domanda di erigere la torre.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo