C'è davvero una sollevazione degli intellettuali, americani ed europei, di fronte alla paventata chiusura dell'Archivio di Stato di Parma, connessa al restauro dell'Ospedale Vecchio programmato dal Comune. Sono centinaia ormai le firme, in testa quella di Jacques Le Goff che, da Parigi, chiede al sindaco che «il servizio fondamentale offerto dall'Archivio di Stato non venga interrotto e non si preveda lo smembramento dei fondi documentari»; si aggiunge Carlo Pedretti, dalla California, che si dichiara «allibito»; e poi Charles Dempsey da Baltimora, da Milano Giorgio Chittolini e Franco della Peruta, da Torino Massimo Firpo, da Madrid Almudena Perez de Tudela, da Pisa Adriano Prosperi e tantissimi altri. Ma, in realtà, che cosa è accaduto? Da due generazioni si progetta di restaurare l'Ospedale Vecchio, 22.000 metri quadrati, costruito dal '400 all'800,150 metri di facciata, oltre 100 di profondità, enormi corridoi, architetti rinascimentali come Giorgio Edoari da Erba e Bernardino Zaccagni, e ottocenteschi come Nicola Bettoli. Adesso il Comune, con il metodo del project financing, dunque col contributo determinante del privato, decide di intervenire: 10.000 metri saranno destinati ad albergo e a negozi sul filo della via d'Azeglio, asse della città in dirczione di Milano, ma anche tutto il resto sarà restaurato per funzioni pubbliche, a partire dagli inizi del 2005, e in tempi brevi. L'idea del Comune è quella di creare una «Cittadella della carta e del cinema» integrando Biblioteca Civica, parte dell'Archivio di Stato e nuove funzioni, comprese quelle del loisir, e inserendo laboratori per la grafica, la legatoria, il libro e la sua storia e ancora una grande biblioteca internazionale. Ma la bozza di progetto prescelta, per altro passibile di modifiche, prevede interventi pesanti: a piano terra la creazione di un volume entro uno dei cortili, sala di lettura della biblioteca civica; e, ancora, manomissioni gravi dell'ala ottocentesca; tagli assurdi, a falce, nei muri ortogonali dell'ala del '400; persino la creazione di un cinema nella parte nord della crociera e, ancora, soppalchi e inserimenti violenti di strutture di servizio. Le riserve di molti docenti universitari sono nette: «Il riuso come albergo-residence implica modifiche inteme ed esterne inaccettabili» dice Bruno Adorni; «È il frutto di una gara pubblica fra imprese, una cosa triste, l'Italia si sta degradando» dice Guido Canali; «Il progetto non rispetta i caratteri dell'architettura che non è idonea a reggere le funzioni proposte» aggiunge Carlo Quintelli. La Soprintendente ai Beni Ambientali e Architettonici di Bologna Sabina Ferrari, sottolinea che «i progetti devono essere trasmessi per le necessarie approvazioni alla Soprintendenza competente» ma, in precedenza, sulla base di un elaborato simile all'ultimo proposto aveva formulato nette riserve, non sulla fattibilità dell'albergo ma sulle modifiche delle quote pavimentali, sulle controsoffittature, sui tagli delle pareti antiche interne e sui nuovi blocchi edificati all'esterno. Quanto al problema del trasferimento dell'Archivio sfrattato dal primo luglio dal Comune, il direttore Marzio Dall'Acqua ricorda che «qui si conserva la memoria dei Farnese, dei Borbone, di Maria Luigia, abbiamo 40 mila fruitori all'anno e centinaia di studiosi». Il programma sarebbe di trasferire al San Luca degli Eremitani, un convento semifatiscente, l'archivio, ma mancano almeno 10-12 milioni di euro e i tempi di restauro sarebbero lunghissimi. «A Firenze quando hanno trasferito l'archivio non hanno interrotto il servizio per un giorno» sottolinea Roberto Greci, medioevalista. Ma allora che fare per l'Archivio e come intervenire sul progetto? Perché è evidente che l'Ospedale Vecchio, uno dei più antichi d'Europa, fondato 800 anni fa da Rodolfo Tanzi, è un monumento da recuperare; il suo stato di degrado generalizzato è inaccettabile. Il sindaco di Parma, Elvio Ubaldi, ha le idee chiare: «L'ospedale finora è stato una specie di corte dei miracoli, persino pericolosa; fino a poco tempo fa c'erano dei nomadi che accendevano il fuoco al centro delle stanze, mettendo a rischio tutto il complesso. Il Comune non ha i soldi per restaurare il sistema, ma dando alle imprese 6,5 milioni di euro su un totale di 25 di costi e cedendo per trent'anni il solo uso degli spazi per l'albergo e i negozi, il restauro intero si può fare, in tempi brevi, rispettando i caratteri monumentali dell'edificio e ottemperando alle richieste della Soprintendenza e degli storici dell'architettura». Dunque niente tagli, niente manomissioni, niente soppalchi nelle strutture antiche. «La Cittadella della cartaaggiunge Ubaldisarà un sistema organico, un percorso alla scoperta della storia della grafica, che a Parma ha profonde ràdici e uri laboratorio per lo studio del documento e del significato che esso ha nella storia. Nessuna interruzione di continuità nel servizio dell'Archivio, offriremo infatti al Convento di San Paolo, accanto agli affreschi del Correggio, in pieno centro, una sede moderna e dignitosa per la consultazione dei materiali e provvederemo a fare sì che l'Archivio non chiuda neppure un giorno. Poi edificheremo, spero, una nuova, funzionale struttura». Ma allora come si presenterà, dopo il restauro, questo complesso sistema? «Dialogo con i turisti, albergo per chi vorrà restare per studiare, polo di interazione fra Biblioteca Civica, Archivio di Stato, la vicina Facoltà di Lettere e Filosofia che fa del documento un nodo della ricerca. Sarà però dice il sindaco per gli italiani la scoperta di un grandioso corridoio mal visto e ora in stato di abbandono: lungo 118 metri, largo 12, alto 18, sarà la passeggiata dei visitatori di questa Cittadella della carta, da via d'Aze-glio al Parco Ducale». E sarà una passeggiata imponente, dopo la Pilotta, la più grande struttura farnesiana e poi settecentesca della città. Se tutto 'andrà come assicura il sindaco e il nuovo progetto verrà redatto in modo rispettoso della strutture antiche, allora la rivoluzione urbanistica dell'Oltretorrente, quello delle barricate antifasciste del 1922, la zona architettonicamente meno privilegiata della città, sarà completa. La Cittadella della carta sarà il polo di una enorme crescita dei servizi culturali e un sistema di riferimento nuovo per i turisti, dunque un monumento imponente e bellissimo da aggiungere ai tanti ben noti, ma un monumento vivo, percorso e fruito da tutti. Ultimo: l'Archivio, davvero, non deve chiudere neppure un giorno. Quattro secoli di architettura Con una superficie di 22 mila metri quadrati, l'Ospedale Vecchio di Parma è uno dei complessi architettonici più grandi e importanti d'Europa. Fondato da Rodolfo Tanzi agli inìzi del '200, fu ricostruito nel '400 e agli inizi del '500 da Giorgio Edoari da Erba e da Bernardino Zaccagni. La grande crociera è opera degli architetti del Palazzo della Pilotta (fine '500- inizi '600). con aggiunte e integrazioni di Nicola Bettoli. Fino al 1923 è stato l'Ospedale di Panna. Ne! secondo dopoguerra è diventato sede, tra l'altro, dell'Archivio di Stato, della Biblioteca Civica.