"Sono rimasto detenuto in casa destate perché i magistrati erano in ferie" «UNA cosa è certa: mi hanno condannato prima di giudicarmi. Prima del processo. E non è proprio tipico dello Stato di diritto». Primo giorno da uomo libero, finalmente può dire quello che pensa. È larchitetto Enrico Guglielmo, ex soprintendente ai Beni architettonici di Napoli ed ex numero uno ai Beni architettonici e paesaggistici di Caserta e Benevento. Oggi in pensione per forza. Travolto dallinchiesta sulle tangenti per gli appalti per restauri e ristrutturazioni di monumenti, in particolare il castello di Baia. Ai domiciliari dal luglio scorso, e il sequestro della sua barca comprata in piccola parte, per gli inquirenti, con il denaro delle tangenti. Ieri gli arresti domiciliari sono stati revocati, e intanto il tribunale del Riesame ha dissequestrato la barca. Tutto di nuovo in gioco, ma i segnali descrivono uninchiesta dalle colonne portanti fragili. Come si sente, oggi, architetto Guglielmo? «Come il protagonista di un racconto di Kafka. Per giunta alla fine di una estate in cui le ferie dei magistrati mi hanno tenuto detenuto in casa. Il Riesame allora rigettò la richiesta di revoca degli arresti, e oggi che invece sono stati revocati ancora non ho ricevuto le motivazioni del primo rigetto». Sa il motivo di quel rigetto estivo, almeno ufficiosamente? «Pericolo di reiterazione, secondo il gip: potevo continuare a commettere gli stessi reati. E quando mi sono ritrovato a dare le dimissioni e ad andare in pensione con due anni di anticipo mi è stato detto che comunque avevo il potere, dallesterno, di influenzare le decisioni della Soprintendenza sugli appalti». E la storia delle tangenti per gli appalti al castello di Baia? «Nulla è stato accertato, anzi. Ci sono le prove contrarie e tutte documentate. Non ho mai preso parte alle commissioni per le gare, tuttaltro. E non ho mai neanche nominato i membri delle commissioni. Chiesi per Baia il parere dellAvvocatura di Stato. La conclusione è stata che avrei cercato di orientare il parere dellAvvocatura: come, non si sa. Io invece ho seguito le regole della trasparenza amministrativa. Nella vicenda giudiziaria tutto quello che sostengo è pienamente documentato». Ma dove comincia linchiesta? «Comincia con i nemici. Persone della Soprintendenza - beninteso, una eccezione rispetto ai tanti funzionari seri e corretti - che avevano deciso di vendicarsi per delle decisioni legittime e giustificate che avevo preso nei loro confronti. Avevo ridotto i margini di intesa con le imprese, le collusioni. Si tratta di persone che ho querelato per calunnia. Ho elementi per ritenere che si tratti degli autori o degli ispiratori delle lettere anonime che hanno avviato linchiesta: nelle lettere scrivono cose che nessun altro poteva sapere. Daltra parte le prime lettere anonime sono partite nel Duemila». E cosa è successo nel 2009? «Linchiesta ha avuto una accelerazione alla vigilia della nomina a direttore generale della Campania. Sarà una coincidenza...». E la barca ora dissequestrata? Dicono che è stata in parte acquistata con le tangenti. «Una piccola parte secondo gli inquirenti, ma non è chiaro neanche se la cifra ipotizzata sia i 31 mila o i 39 mila euro. Ma secondo lei una tangente si riceve con assegni circolari?» Le indagini vanno avanti. Adesso che farà da uomo libero? «Vorrei tornare ai miei studi e tentare di pubblicare i tanti lavori di restauro e allestimento che ho curato. Intanto mi farebbe piacere visitare la mostra Farnese al museo archeologico che a suo tempo ho curato per la progettazione e parte della direzione dei lavori di allestimento. Ma per me al momento la cosa prioritaria è un rapido avvio del processo per potermi difendere adeguatamente dalle accuse».