ROMA. Immaginate L'uccello di fuoco di Stravinsky con ballerine sessantenni e ballerini sessantacinquenni. Non in un teatro di periferia, bensì alla Scala di Milano o al Maggio fiorentino. Magari in un allestimento con orchestra dal vivo dove qualche violinista ha la tendinite, qualcun altro problemi di respirazione, visto che gli anni passano per chiunque. E non è un paradosso. Un emendamento nella riforma pensionistica approvato dal Senato eleva l'età pensionabile degli artisti delle Fondazioni lirico sinfoniche a 65 anni, delle artiste a 60. Professori d'orchestra e coristi ora potevano smettere rispettivamente a 60 e 55, i ballerini a 52, le danzatrici a 47. Contro questo provvedimento scattano due scioperi pesanti, nel settore: lunedì salta la prima della Carmen della Scala (agli Arcimboldi, il teatro attende la conferma oggi), martedì la «prima» del dittico del Volo di notte e del Prigioniero di Luigi Dallapiccola al 67 Maggio musicale fiorentino. Lo sciopero scatta anche perché, a detta dei sindacalisti, la contrattazione integrativa è stata vincolata al pareggio di bilancio ma vietando che possano provvedervi i soci fondatori il che significa, di fatto, affossare preventivamente la contrattazione. Per inciso: lo sciopero arriva dopo che ieri, in un incontro al ministero per i Beni culturali, Giuliano Urbani non s'è fatto vedere, non protesta solo la «sinistra», inoltre alzare l'età della pensione non farà risparmiare un euro ai teatri. A Milano lo sciopero è unitario, l'hanno proclamato Cgil, Cisl, Uil e gli autonomi della Fials, e riguarda anche tecnici e amministrativi. Nicola Cimmino, funzionario della Cgil, spiega: «Per il corpo di ballo è devastante, forse serve a estinguerlo. Avevamo chiesto di abbassare il tetto pensionistico ed ecco cos'è successo. Ricordiamo che i ballerini iniziano a versare contributi già a 15 anni, per cui non è scandaloso che smettano presto». Per professori d'orchestra e coristi? «60 e 55 anni è un'età ragionevole. Sono soggetti a patologie specifiche, per i fiati ai denti e alla bocca, ad esempio. Introdurre questa norma significa incidere sulla qualità della prestazione artistica». E lo sciopero, avverte, è un primo atto: «Se la situazione si protrae a dopo l'estate non esiteremo a tirare in ballo la "prima" della riapertura del Piermarini, il 7 dicembre». A Firenze ne fa le spese un dittico meritevolissimo di Dallapiccola. Sullo sciopero c'è stata divergenza: l'ha voluto la Fials, sindacato più rappresentato in orchestra, mentre la Cgil era contraria sul modo (gli autonomi, sostengono, hanno deciso da soli), non sulle motivazioni della protesta. È emblematico però cosa dice il sovrintendente Giorgio Van Straten: «Sullo sciopero, in questo caso penso ci siano metodi più efficaci e che non danneggino il pubblico, ma sulle ragioni c'è totale convergenza: spero che il provvedimento sia solo frutto di un momento di follia. Per me è illegittimo». E, aggiunge, aumenta perfino i costi delle fondazioni: «I corpi di ballo diventano ingestibili, per gli altri settori devi ricorrere a sostituti. È negativo per tutti».