Arcus, società del Tesoro, ha dato il contributo per il restauro effettuato prima della vendita dell'immobile storico Il caso è quasi unico, in Italia. Lo dicono anche a Roma: un milione e mezzo di soldi pubblici per ristrutturare un immobile privato, villa Mansi. Ma la qualità e l'importanza dell'edificio - uno dei simboli dello splendore della repubblica di Lucca - ha giustificato lo stanziamento di Arcus, la società del ministero del Tesoro che distribuisce fondi per il recupero del patrimonio storico, architettonico, artistico attraverso progetti vagliati dal ministero dei Beni culturali. Solo che da mesi la villa - passata di proprietà - è chiusa. La questione non è da poco, visto che la villa, quando ancora era di proprietà della famiglia Salomon, ha ottenuto il più ingente stanziamento accordato da Arcus negli anni non solo in Lucchesia, ma anche in Toscana, se si eccettuano i 2 milioni erogati l'anno scorso al Maggio Musicale Fiorentino (in crisi finanziaria). E il record di finanziamenti di villa Mansi resisterà fino a quando non sarà «contrattualizzato» il contributo di 3 milioni già concesso - ma non ancora erogato - alle Comunità Montane della Valle del Serchio per il recupero delle rocche storiche. Con la differenza, rispetto a villa Mansi, che le rocche sono pubbliche. A evidenziare questa "anomalia" nello stanziamento dei fondi Arcus è stata la trasmissione di Rai tre "Presa diretta". E alla spa controllata dallo Stato confermano, in effetti, che la concessione del contributo è un caso «quasi unico» in Italia, ma non per questo illegittimo. «Da quando esiste Arcus - spiega il direttore centrale, l'ingegner Carolina Botti - abbiamo finanziato circa 300 progetti. Fra questi c'è stato anche quello di villa Mansi che, in effetti, è privata. Proprio per questo, il progetto è stato molto discusso nel consiglio di amministrazione (passando da due ministri dei Beni culturali, Giuliano Urbani e Rocco Buttiglione, ndr), ma alla fine è stato deliberato considerata l'importanza dell'immobile nel sistema delle ville storiche della Lucchesia, uno dei più importanti d'Italia». Fra l'altro - sottolinea l'ingegner Botti - anche nel 2004, quando l'intervento è stato approvato e pubblicato (ai tempi in cui il lucchese Marcello Pera era ancora presidente del Senato, ndr) «non esisteva alcuna norma che impediva ad Arcus di sostenere interventi di restauro di beni privati, purché di alto valore artistico o architettonico. Alla fine del 2008, poi, con l'approvazione del nuovo regolamento di erogazione dei fondi, che stabilisce con precisione quali soggetti possano presentare domanda per accedere ai contributi, si è chiarito in modo definitivo che i privati non sono esclusi dai nostri bandi». L'importante è che gli interventi vengano eseguiti «e che vengano eseguiti - insiste Carolina Botti - in base al progetto che è stato approvato e finanziato. Arcus segue da vicino gli interventi e anche nel caso di villa Mansi abbiamo effettuato sopralluoghi per accertarci che l'intervento venisse non solo realizzato, ma che rispettasse anche il progetto finanziato. Così è stato e quindi abbiamo liquidato il contributo per intero e per noi oggi la pratica è conclusa». Non lo è per il territorio, però. Infatti, dopo i lavori di ristrutturazione la villa è stata venduta alla società San Michele srl, che ha sede legale a Pistoia. La società immobiliare - che ha un capitale sociale interamente versato di 100mila euro - tiene la villa chiusa. Secondo l'associazione delle Ville storiche della Lucchesia (che annovera villa Mansi fra i propri iscritti) i nuovi proprietari stanno effettuando alcuni interventi, ma nessuno sa di preciso se e quando riaprirà. «Il professionista che cura gli interessi della società - spiega la vicepresidente, Vittoria Colonna di Stigliano - ci ha detto soltanto che la villa resterà chiusa fino a nuova comunicazione. Noi ci auguriamo che villa Mansi continui a far parte della nostra associazione, vista la sua importanza, e non abbiamo dubbi che sarà così». Quello che ancora non è chiaro è come e se la villa sarà riaperta. E se subirà trasformazioni. «Se ci sarà presentato un progetto - spiega Giorgio Del Ghingaro, sindaco di Capannori - sarà valutato con attenzione dai nostri uffici perché è inevitabile che se si vogliono effettuare lavori sulla villa si debba passare dal Comune (e dalla Sovrintendenza, ndr). Se la proposta sarà compatibile con il regolamento urbanistico e le leggi, sarà accettata. Altrimenti verrà respinta. Non è, quindi, questo a preoccuparmi, quando il fatto che Arcus, spa pubblica, non conceda al Comune il contributo chiesto per l'area archeologica al Frizzone, mentre li concede a privati. Comunque, ora che i soldi pubblici sono stati spesi (dalla precedente proprietà) per la villa, come amministrazione vigileremo sul futuro dell'immobile, prendendo in considerazione progetti, se verranno, che salvaguardino il bene architettonico e ne garantiscano la fruibilità da parte della comunità, avendo bene in mente che necessitano di ristrutturazione anche le scuderie della villa».