Le immagini di Gabriele Basilico, Marco Zanta, Shaun Gladwell. Gli interventi di Marramao, Fuksas, Ghezzi, Rota, Portoghesi: dieci minuti per descrivere "Rome" Happening e mostre sullarte più creativa. Sabato in piazza Manfredo Fanti cento voci ne parlano. Tra filosofia e spettacolo Tutti famosi per quindici minuti, preconizzava Andy Warhol, ipotizzando ciò che sarebbe successo (e in effetti già stava accadendo) in un futuro ultra-pop non molto lontano. Una premozione tanto più vera per gli architetti, le archistar e non solo, come ormai la pubblicistica indica gli inventori degli spazi in cui ci troviamo a vivere (case, musei o uffici), prossimamente omaggiati a Roma da una Festa dellArchitettura che prenderà il via nella primavera del 2010. Ma anche da una mostra che si è inaugurata ieri (Cities-Places Visionaires), da una lectio magistralis che sempre ieri ha tenuto allAuditorium Paolo Soleri, larchitetto Leone doro alla carriera alla Mostra Internazionale di Architettura di Venezia, e da una presentazione che, se mantiene le promesse e le premesse, si preannuncia appuntamento di grandissimo interesse. Rome. Nome plurale di città: questo il titolo dellevento che si terrà sabato 3 ottobre - dalle 9 alle 12 - alla Casa dellArchitettura (ex Acquario Romano, piazza Fanti 47) e che vedrà architetti e ingegneri naturalmente, ma anche filosofi, artisti, scrittori e registi (per un totale di 100 interventi che andranno a comporre un dvd), che parleranno - per non più di 10 minuti ciascuno - del futuro della città di Roma. La poliedricità di sguardi è assicurata, se si pensa che in quei 10 minuti a testa diranno la loro, tra gli altri, Liliana Cavani, Francesco Garofalo, Giacomo Marramao, Enrico Ghezzi, Paolo Portoghesi, Doriana Fuksas, Italo Rota. Per gli architetti, fino a ieri relegati nei libri di storia o conosciuti a un manipolo di intenditori - in altri tempi non era il nome architetto a indicare unopera, ma quello del committente - altrochè, dunque, 15 minuti di effemera celebrità. «Gli architetti hanno un impatto enorme. Ogni loro intervento fa la differenza» dice Zygmund Baumann, il sociologo che ha teorizzato la società liquida. «Un ruolo quindi importantissimo e molto delicato». Lo si era capito con le maxi architetture degli ultimi anni che hanno segnato mezzo globo e le totali riscritture di città come, per esempio e per motivi diversi, Berlino o Tel Aviv. "Segni" su cui si avrà modo di riflettere nel maggio del 2010, quando si inaugurerà la vera Festa, che per struttura somiglierà alla Festa della Letteratura, della Storia, della Matematica: «Avrà un programma con tre anime», racconta il curatore Paolo Garofalo, «con lobiettivo di mescolare tre pubblici: quello degli architetti, quello dei cittadini romani che vorremmo coinvolgere in dibattiti e forum e quello della cultura romana che aiuterà a mescolare e confrontare architettura e città da una parte, con cinema, letteratura, sociologia, economia». La mostra Cities-Places Visionaires a cura di Camilla Boemio (allAuditorium fino al 10 ottobre) è la prima tappa della rassegna Luce-formavisioni urbane, ideata da Daniela Pastore. Città di tutto il mondo, in visioni urbane o legate alla gente che le abita, sono raccontate con le immagini di Gabriele Basilico, Marco Zanta, Michael Wolf, Stefano Graziani e Peter Schloer, e con le opere di due video artisti: Damir Ocko con The end of the World e Shaun Gladwell con In a station of the Metro.