Il j'accuse di Settis, preside della Normale di Pisa: «Giungla di norme tra Stato e Regioni, che trova sul Piano Casa, la sua espressione più diretta» Il dramma tra paesaggio e territorio, la storia infinita tra conservazione, tutela e costruzione. Normative che si incrociano tre loro, elementi normativi che traggono spunto dalla Costituzione per deturpare un paesaggio già troppo deturpato. E' un j'accuse molto forte quello di Salvatore Settis, preside della Normale di Pisa davanti a una folta platea di giovani: povera patria, verrebbe da dire, parafrasando la canzone, ma che fine ha fatto la Costituzione, e in particolare 1' articolo 9, secondo il quale la repubblica italiana, "tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione"? C'è un pasticciaccio normativo a monte, tra Stato e Regioni, con quel loro "fai-da-te" che sembra trovare sul Piano Casa, l'espressione più diretta della giungla di regole che avvolge ambiente, il paesaggio e il territorio: "Ma c'è di più - ha spiegato Settis - l'accordo-beffa del 1 aprile scorso prevedeva una precisa sequenza: il governo si impegnava a emanare entro dieci giorni un decreto legge di semplificazioni normative, di fatto un maxi-condono edilizio preventivo; le regioni avevano poi tre mesi di tempo per emanare le proprie norme. Cinque mesi sono passati senza che il governo abbia emanato il suo decreto; intanto, sono 12 le leggi già pronte, altre 8 allo studio, ma alla scadenza di tre mesi di cui all'accordo del 1 aprile solo due regioni (Toscana e Umbria) e la provincia autonoma di Bolzano avevano emanato la propria legge. È dunque evidente che l'accordo del 1 aprile è saltato". "L'aggiunta di volumetrie vietate - ha commentato Settis - fu l'oggetto dei condoni edilizi di Berlusconi deprecati dalla sinistra; ma ora le regioni "di sinistra", sbandierando la dubbia etica del male minore, difendono il proprio Piano Casa con un argomento miserevole: perché esso consente devastazioni minori di quelli delle regioni "di destra". La differenza fra destra e sinistra non è dunque nel rispetto delle leggi, ma nella misura in cui esse vengono violate. Per esempio l'Umbria, la cui presidente Lorenzetti aveva dichiarato che il piano-casa di Berlusconi favorisce l'abuso e distrugge il territorio, ha prodotto una legge che legittima persino l'abbattimento degli uliveti in favore di progetti edilizi. La convergenza fra governo e opposizione non è un caso, è il cuore del problema. La nuova disciplina di tutela del paesaggio, che prevede la pianificazione congiunta Stato-Regioni e il minor consumo del territorio, è in un codice bipartisan, prodotto da due governi Berlusconi e da un governo Prodi. Ma non meno trasversale è stata la decisione di rinviarne tre volte l'entrata in vigore, ora prevista al 1 gennaio 2010. Intanto, la devastazione dell'agro romano continua quale che sia il segno politico delle amministrazioni regionali e comunali"; Settis ha poi citato "il caso di Malagrotta", un luogo di nuove lottizzazioni con 50rnila abitanti e di alcuni ipermercati, ma anche di una raffineria petrolchimica e della più vasta discarica d'Europa: "La gloriosa campagna romana è diventata un paesaggio di morte. Destra e sinistra accorrono in soccorso dei palazzinari che vogliono cementificare, enti locali, si adeguano, subiscono pressioni". Lo Stato, in teoria, ha a cura la tutela del paesaggio molto più delle amministrazioni locali che vanno alla ricerca di consenso e di fondi con le lottizzazioni: gli imprenditori sono soddisfatti e inoltre, per i Comuni, arrivano gli introiti derivati dagli oneri di urbanizzazione. Il paesaggio - ha concluso Settis - è il grande malato d'Italia". FOTI: "INTERVENTO SETTARIO" - "Attacchi gratuiti, illazioni e propaganda politica di basso, bassissimo livello senza alcuna valida argomentazione che non sia quel rito trito e consunto dell'antiberlusconismo a prescindere", è il commento dell'on. Tommaso Foti (Pdl), componente della Commissione Lavori Pubblici della Camera, all'intervento del professor Settis: "Affermare che le regioni di destra e di sinistra siano assoggettate alla voce del presidente del Consiglio Berlusconi per operazioni che mettono a rischio la tutela del paesaggio, è una becera accusa degna dei più forcaioli oppositori politici di questo governo". Mauro Molinaroli