l libro Un itinerario inedito tra vecchi mulini, ponti moderni, opere d'arte e l'attesa del tram Bettin: la città che non esisteva dopo vent'anni ha una guida turistica MESTRE La carta è patinata, le foto belle, i testi spiritosi e la forma è quella di un mattoncino rosso. Quello che mancava per dare corpo ai fermenti politici degli ultimi giorni. Perché alla presentazione della prima guida dedicata «alla scoperta di Mestre» non potevano mancare né Gianfranco Bettin né don Fausto Bonini che un'idea sul futuro e sul passato della terraferma ce l'hanno ben chiara. La nuova guida turistica firmata dal direttore delle biblioteche veneziane Michele Casarin, dal giornalista Giuseppe Saccà e dal fotografo Giovanni Vio (Nuovadimensione, 25 euro) ha rappresentato l'occasione per ripercorre ciò che è stato fatto finora per Mestre e per anticipare ciò che avverrà se finalmente la terraferma veneziana troverà collocazione nell'ambito della città metropolitana. «L'ambizione di questa guida era quella di mostrare che Mestre non è periferia, condomini, industrie e tangenziale (o non solo questo) ma molto, molto di più dice Michele Casarin Mestre è fatta da almeno quaranta ville, da forti, da mulini e da parchi». E da giardini, da ponti, da stazioni, da porti e aeroporti. E da tante altre cose che verranno. Da un sistema di metropolitana leggera, da piste ciclabili, da musei, da teatri e perfino da tram. Poco importa che per il momento ci siano solo molti cantieri. «Fino a pochi anni fa Mestre non esisteva nell'immaginario aggiunge Bettin era stretta tra Venezia e Marghera. Eppure oggi esiste e ha un'identità al punto da meritarsi una guida turistica tutta per lei». E in effetti basta guardare alle proprie risposte quando si viaggia per scoprire che superati i confini del Veneto quasi nessuno si definisce mestrino e usa come punto di riferimento Venezia. «Nella guida touring del 1999 Mestre è definita come periferia di Treviso e ha meno righe a disposizione di Mogliano continua don Bonini eppure la vera piazza dei veneziani ormai non è più piazza San Marco che è dei turisti: è piazza Ferretto ». Per il momento si intende. «Perché in futuro dice ancora Bonini dovrà poter cambiare la mobilità di tutta l'area e gli spostamenti dovranno essere più veloci. E allora anche piazza San Marco sarà più vicina ». D'altro canto Mestre è una città in continuo cambiamento che non si è mai fermata. È sempre stata una realtà multietnica perché popolata da intere generazioni che a Mestre non ci sono nate, ma che sono venute a lavorare. «Leggendo la guida ci si accorge come Mestre sia il prodotto di speculazioni fatte sulla testa della gente conclude Bettin e di quanto sia stato difficile liberare il suo waterfront con Venezia creando da una discarica il parco di San Giuliano e quanto sia stato duro costruire piste ciclabili da zero. Ma oggi se il progetto iniziato venti anni fa arriverà fino in fondo Mestre potrà finalmente ritrovare un suo ruolo come crocevia del Nordest». Alessio Antonini
VENETO - Forti e ville, dietro San Marco c'è Mestre
La guida turistica "Un itinerario inedito" di Mestre, firmata da Michele Casarin, Giuseppe Saccà e Giovanni Vio, è stata presentata con la partecipazione di Gianfranco Bettin e don Fausto Bonini. La guida mostra Mestre come una città con un'identità unica, con una storia e una cultura diversa da quella di Venezia. La città è stata costruita su più ville, mulini e parchi, e ha un futuro promettente con progetti come la metropolitana leggera e le piste ciclabili. Tuttavia, la guida anche evidenzia i problemi che Mestre ha affrontato nel passato, come la speculazione e la difficoltà di liberare il suo waterfront con Venezia.
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