Il testo definitivo mercoledì in consiglio regionale. Ciarlo (Pd): «Legge equilibrata» È stato approvato nella notte il Piano casa della Regione Campania. Il testo definitivo, passato in commissione, andrà in consiglio regionale mercoledì prossimo. Il famigerato articolo 5, sul cambio di destinazione d'uso, è stato in parte modificato. Stop a centri commerciali e alberghi, solo case e negozi di vicinato. Il 20 per cento delle nuove costruzioni dovrà essere destinato a edilizia convenzionata. Ciarlo (Pd): «Una legge equilibrata». Gli ambientalisti parlano di «sacco edilizio». E la Sinistra annuncia battaglia: «Ci sentiamo liberi dai vincoli di maggioranza». Senza il voto del Pdl, il Piano casa non sarebbe mai passato. Regione, accordo Pd-Pdl: via libera al Piano casa Sì in commissione, mercoledì in aula. Ciarlo: è stato migliorato La Sinistra si oppone. Gli ambientalisti: sarà un nuovo sacco NAPOLI Ha ragione il consigliere Paolo Romano: «senza il Pdl» il piano casa non sarebbe stato approvato in commissione. E politicamente significa che la coalizione di centrosinistra che sinora ha supportato Bassolino e la sua giunta si è lentamente sfilacciata a meno di sette mesi dalle regionali. La Sinistra ha abbandonato la commissione e ha annunciato battaglia in consiglio regionale, mercoledì prossimo. Le associazioni ambientaliste hanno fatto appello a Bassolino per «un ritorno alla ragionevolezza ». Tant'è il piano c'è. E quello licenziato, l'altroieri notte, è quello definitivo. Restano inalterati, rispetto all'impianto originario della giunta regionale, i primi quattro articoli dedicati all'incremento del 20 per cento delle volumetrie per abitazioni mono o bifamiliari e del 35 per cento nel caso di demolizioni e costruzioni. «Si arriva spiega il capogruppo Pd Pietro Ciarlo al famigerato e famoso articolo 5, contestato anche giustamente delle associazioni, che prevede la possibilità di intervenire nelle aree degradate con cambi di destinazione d'uso. Ebbene lo abbiamo migliorato e puntellato». In che modo? Il nuovo articolo 5 prevede che il 20 per cento degli immobili trasformati dovranno essere destinati a edilizia convenzionata. Che non è la popolare per intenderci. Di volta in volta i comuni dovranno fissare con i costruttori i canoni di vendita e di affitto. «Altra cosa: abbiamo stabilito continua Ciarlo che i nuovi immobili potranno essere destinati solo ad abitazione, negozi di vicinato, pubblici esercizi, botteghe artigiane, servizi alla persona. Insomma non potranno essere costruiti nuovi centri commerciali o alberghi». Un'altra insidia che si nasconde nel testo di giunta riguarda il rischio di una speculazione sulle spalle dei lavoratori. «Per evitare, prendendo a pretesto la crisi, che un imprenditore decida di chiudere una fabbrica, lincenziare i suoi lavoratori, per realizzare delle case ancora il costituzionalista abbiamo stabilito che le attività produttive debbano essere cessate da almeno un anno. Infine abbiamo coinvolto i comuni che hanno 60 giorni di tempo per indicare le aree dove non può avvenire il cambiamento di destinazione d'uso. Come per gli altri articoli, anche il 5 ha una durata di 18 mesi dall'approvazione». In ogni caso, tranquillizza il democratico Ciarlo, non si potrà toccare pietra che rientri nelle zone sottoposte a vincolo di inedificabilità assoluta. «Io ero perplesso conclude , se non fossero passate queste norme migliorative avrei sollevato un caso politico. Ora posso dire che abbiamo approvato una legge che crea un equilibrio tra diverse esigenze: la tutela dell'occupazione, la fame di case, le nuove costruzioni». Gli fa eco il presidente della commissione Pasquale Sommese: «Il testo che abbiamo approvato è una legge che può contribuire a superare il difficile momento di crisi economica, tutelando il territorio, il paesaggio e le zone ad alto rischio sismico e vulcanico dentro la cornice del Ptr, coinvolgendo pienamente le autonomie locali, ridefinendo i criteri delle aree degradate. Inoltre è stato aggiunto un ulteriore comma che proroga la tanto attesa legge dei sottotetti». Ma sinistra e ambientalisti non sembrano per nulla rincuorati dai cambiamenti. I cinque consiglieri regionali del gruppo La Sinistra (Tonino Scala, Antonella Cammardella, Angelo Giusto, Marcello Chessa e Gerardo Rosania) hanno inviato una lettera al governatore annunciando battaglia in consiglio regionale. «Riteniamo scrivono di poter andare in consiglio regionale liberi da qualsiasi vincolo, anche di maggioranza, per condurre con la correttezza e la trasparenza di sempre la nostra battaglia contro una legge che noi riteniamo pericolosa e dannosa e che, temiamo, se approvata marchierà negativamente ed in modo indelebile questa legislatura ». Italia Nostra, Legambiente, Wwf e Fondazione Iannello parlano di «una sciagurata deregulation che affida la trasformazione delle nostre città alla proprietà fondiaria. Col pretesto del rilancio economico si torna così a una visione meramente edilizia e mercantile del governo del territorio». Utilizzano un termine antico per marchiare il piano casa campano: «Sarà il più vasto sacco edilizio che la Campania abbia mai conosciuto». L'assessore regionale all'Urbanistica Oberdan Forlenza: «Sarà un mio difetto ma io davvero non li capisco. Dopo un lungo lavoro abbiamo migliorato la legge. Dunque ora il problema qual è?». Simona Brandolini
CAMPANIA - Il Pdl fa passare il piano casa. La Sinistra: liberi da vincoli politici, daremo battaglia
Il testo definitivo del Piano casa della Regione Campania è stato approvato nella notte in commissione e andrà in consiglio regionale mercoledì prossimo. Il testo prevede la possibilità di intervenire nelle aree degradate con cambi di destinazione d'uso, ma con alcune modifiche. Il 20 per cento delle nuove costruzioni dovrà essere destinato a edilizia convenzionata e i nuovi immobili potranno essere destinati solo ad abitazione, negozi di vicinato, pubblici esercizi, botteghe artigiane, servizi alla persona. Le associazioni ambientaliste hanno fatto appello a Bassolino per un ritorno alla ragionevolezza e la Sinistra ha annunciato battaglia in consiglio regionale.
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