E' NATO un nuovo museo a Napoli, iI cui pezzo forte è un magnifico Ribera. Si pensava fosse una copia, il restauro ha rivelato la firma dello Spagnoletto e ora l'Andata al Calvario spicca tra arazzi, carpenterie dipinte, la ceroplastica di un San Sebastiano in miniatura, il Cristo ligneo molto naturalistico di Giacomo Colombo che a qualcuno apparirà vicino ai gusti della cinematografia contemporanea sulla Passione, ma ha più dell'estasi mistica. Si apre ai visitatori un'altra fetta del monumento più grande e sconosciuto di Napoli: l'Istituto Suor Orsola Benincasa. Se ne conoscono le glorie universitarie, ma non i luoghi. Un convento "monstre "sorto per "contenere" una irriducibile religiosa ribelle del XVII secolo, Orsola Benincasa. Diventano museo i beni della venerabile, mai neppure beatificata, ma considerata come ben si vede dalle opere commissionate dalla devozione protettrice della città di Napoli. A suor Orsola, leader di una comunità laicale poi sotto la protezione dei Teatini, è dedicato un corridoio con le sue "storie": lei col volto sempre segnato, tra le consorelle, in una effigie che ricorda l'iconografia fiamminga, in conversazione con il crocifìsso nel dipinto attribuito alla bottega di Malinconico da Stefano Causa (che con Ferdinando Bologna, il rettore De Sanctis, Gian Ciotto Borrelli, Gian Franco Pomarici, Anna Maria Voltan ed altri firma i saggi in catalogo edito da Palombi). Tra gli autori, de Matteis, Imparato, Palumbo, Marullo (di cui ora sappiamo firma e data, 1664), Domenico Antonio Vaccaro. I restauri sono di Anna Adele Aprile, l'allestimento e progetto di Sergio Prozzillo. E' la prima "apparizione" pubblica del Museo Storico Universitario di Suor Orsola Benincasa, quattro sale più una galleria di dipinti al primo piano dove sorgono claustro e chiesa, al passaggio tra l'eremo e la clausura, che si propone due cose: collegare al resto della città il monumento che si sviluppa in salita dal corso Vittorio Emanuele fino a confinare attraverso splendide mura con la Certosa di San Martino e comprende tre chiese, fabbriche, laboratori di restauro, un "eremo laborioso" che come un paradosso ai limiti dell'eresia sembra unire due regole diversissime. «Come si legge nel Gattopardo dice il rettore De Sanctischi conosce tutta la propria casa, non ne ha una. Questo museo però dovrebbe essere il luogo dove riemerga ciò che non è ancora emerso, dove vivrà la ricerca della storia dell'Istituto e della città». Un museo vivo, dove le tante opere della collezione del Suor Orsola siano esposte a rotazione. Un museo presente-passato di cui si gioverà anche più alta, alcune gigantografie della veduta dallo straordinario belvedere illustreranno la città sottostante come appariva ai tempi di Orsola e com'è adesso, indicando tutte le date dei principali monumenti che i visitatori si divertiranno a rintracciare in foto e dal vivo, per risolvere il "rompicapo Napoli". Oggi alle 17.30 nella Sala Villani Silvia Croce e Francesco De Sanctis apriranno mentre sono previste le conclusioni di Ferdinando Bologna per i lavori dell'assemblea generale del Comitato Icom Italia, presieduto da Daniele Lupo Jallà, un 'associazione internazionale "costola" dell'Unesco, che riunisce 190 mila musei soci nei cinque continenti. Alla presenza di Maria Antonella Fusco del ministero Beni culturali e altri il neo-museo sarà proclamato la prima raccolta napoletana della prestigiosa istituzione.