Storici dell'arte e archeologi americani hanno lanciato un appello al governo degli Stati Uniti affinchè, nell'ele-borazione dei piani di attacco contro l'Iraq, vengano rispettati i luoghi storici e archeologici del Paese. Gli esperti hanno messo a disposizione del Dipartimento di Stato le loro competenze. Per gli studiosi i siti archeologici iracheni si aggirerebbero tra i 10.000 e i 100.000. Malgrado ogni crescente sforzo in favore della pace, sempre più probabile appare che nelle prossime settimane non si riesca ad evitare la guerra in Iraq. Nuove sofferenze si abbatteranno su popolazioni civili già duramente provate in un Paese ancora pochi anni fa assai prospero ed oggi ridotto alla miseria nonostante la sua straordinaria ricchezza petrolifera. Ma i dibattiti sugli scenari politici comunque difficilmente prevedibili e le angosce per situazioni umanitarie comunque di grave emergenza fanno dimenticare che cosa abbia rappresentato il territorio dell'Iraq per la storia dell'umanità e quale inestimabile e irrinunciabile giacimento culturale esso sia ancora per gli uomini del XXI secolo. L'estesa piana alluvionale tra Bagdad a Nord e Bassora a Sud, la Babilonia degli antichi, è la terra che ha il singolare ed unico privilegio di aver ospitato le prime città della storia umana. Come, negli stessi decenni, nella seconda metà del IV millennio a.C., nella valle del Nilo si affermava con la monarchia dei faraoni la più antica forma di Stato territoriale, così nell'allu-vio dell'Eufrate e del Tigri si svilupparono i primi centri urbani della storia del pianeta. Processi di innovazione di portata epocale nella struttura sociale, dalla specializzazione dei mestieri all'articolazione in classi, accompagnarono il realizzarsi delle città della Mesopotamia dei Sumeri e degli Accadi. L'organizzazione razionale del sistema produttivo fondato sull'accumulo delle eccedenze agricole, la strutturazione di una complessa ed efficiente burocrazia di governo, il consolidamento di tecnologie avanzate soprattutto nella metallurgia, l'elaborazione del cuneiforme che con il geroglifico egiziano è la più antica scrittura dell'umanità, l'affermarsi dell'architettura monumentale e delle arti figurative come mezzi privilegiati dell'espressione simbolica sono solo alcune tra le principali conquiste delle genti della più antica Mesopotamia urbanizzata. Nei paesi di Sumer e di Ac-cad per tre millenni di storia tra l'ascesa di Uruk, la prima città della storia, e la conquista di Alessandro, che proprio Babilonia elesse a sua capitale, città senza numero fiorirono e decaddero. Centinaia di migliaia di testi cuneiformi, amministrativi, letterari, scientifici, giuridici, lessicali, sono uno dei lasciti più impressionanti della Mesopotamia da un secolo e mezzo restituiti incessantemente dalla terra dell'Iraq alla scienza storica contemporanea. Ciò nonostante, probabilmente è finora tornato alla luce non più dell'uno per cento dei tesori dell'antica Mesopotamia che si possono oggi ammirare nei musei di Londra, di Parigi, di Berlino, di Phila-delphia, di New York, di Chi-cago, di Bagdad, per non citare che i maggiori. La scoperta a Nimrud dieci anni fa, ad opera di archeologi iracheni, delle ricchissime tombe delle regine d'Assiria del IX-VIII secolo a.C. è seconda soltanto al ritrovamento della tomba di Tutankhamon nel XX secolo. Già i bombardamenti della guerra del Golfo sfiorarono l'area monumentale di Ur, la metropoli sumerica che i testi biblici citano come la patria di Abramo e l'attenuato controllo del territorio negli anni successivi ha consentito un inammissibile saccheggio di famosi centri sumerici come Umma, Adab, Lagash per alimentare il mercato antiquario. Il rischio cui oggi è esposta la terra della millenaria Mesopotamia è quello di una devastazione senza confronti con perdite incalcolabili per il patrimonio culturale dell'umanità. Questo patrimonio deve essere protetto e salvaguardato ad ogni costo per le generazioni future. L'Unesco con un provvedimento urgente d'emergenza proclami unilateralmente e unanimemente le intere regioni della Babilonia nel Sud e dell'Assiria nel Nord dell'Iraq patrimonio mondiale con tutte quelle tutele, intemazionalmente riconosciute dalle convenzioni e dalle dichiarazioni dello stesso Unesco, che un tale provvedimento comporta. E l'Unione Europea si faccia promotrice di un provvedimento che vincoli al rispetto e alla conservazione di un bene culturale tra i più preziosi presenti sul pianeta.