Sembra ineluttabile che nel periodo di crisi più acuta la cultura paghi le conseguenze di una politica ormai troppo autoreferente per poterla in qualche modo consociarla a una gestione democratica dello stato. E' ovvio che a questo punto l'analisi non va fatta solo per la destra che cavalca in modo sempre più deciso il dagli a quel cane ma anche e in modo imbarazzantemente efficace dalla sinistra che ne opera la denegazione con l'arma del silenzio approfittando proprio di quello degli stessi intellettuali. Sbaglierebbe chi giudicasse l'atteggiamento di Brunetta come la sguaiata esposizione mediatica di chi vuol essere ricordato a tutti i costi per le volgarità che dice. Molto più sottile e premiante è il ragionamento che sta sotto questo delirio di insulti: Io, che sono un intellettuale, uso un'arma politica che mi garantisce il favore di chi, atavicamente, (il cosidetto 'popolo') teme e disprezza l'uso della cultura come giustificazione del potere imposto . D'altra parte la sinistra nel bizantinismo delle sue scelte è consapevole che non può più monetizzare la cultura al servizio, anche democratico, del potere non potendola più fruire come arma del consenso. Così sceglie il silenzio. L'urlo di Nanni Moretti non va più coniugato nel diteci qualcosa di sinistra ma semmai dateci risposte culturali che non provengano o dal ventre del 'popolo' o dalla raffinata e cavillosa mentalità di chi, come D'Alema, nega con lo scetticismo e con l'ironia una cultura che gli si rivolta contro tacendo. Ma se ora giunti al limite estremo di una situazione che vede trionfare le pericolose ma precise regole di Bondi, Gelmini e Brunetta tese a rendere inoffensiva la cultura, quella vera, che facciamo noi 'intellettuali'? Continuiamo con i silenzi superciliosi? Svegliatevi, cari colleghi, ritrovate almeno la dignità morale di dire, proporre interloquire con il potere politico. Non dimentichiamoci almeno che tra etica e cultura non può esserci un divario quando si deve trattare con la politica. E i silenzi non bastano, anzi sono dannosi.
I silenzi della cultura
Un articolo di giornale critica la politica e la cultura in Italia, affermando che la sinistra ha ceduto alla destra e che gli intellettuali hanno silenziato la cultura per evitare di essere criticati. L'autore sostiene che gli intellettuali dovrebbero parlare e proporre alternative per contrastare il potere politico. L'articolo critica gli intellettuali che hanno silenziato la cultura e chiede loro di ritrovare la dignità morale di parlare e proporre interloqui con il potere politico. L'autore sostiene che la cultura e l'etica non possono essere separate dalla politica.
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