Lultimo episodio è il misterioso incendio, dieci giorni fa, di un palazzo-capolavoro inizio Novecento, in pieno centro Ma ovunque, nella metropoli, la speculazione edilizia abbatte edifici storici e monumenti architettonici dellera sovietica sostituendoli con grattacieli, complessi commerciali, scintillanti sedi di banche. Nel gusto dei ricchi del momento Moskva Kotoroj Net: la Mosca che non cè più. «Mosca è minacciata», aveva denunciato Daria Chernysheva sulle pagine di Moscow News qualche tempo fa. La Mosca cioè che qualcuno vuole far scomparire al più presto. Come in Seconda Brestskaja, al numero civico 19: lindirizzo di un magnifico palazzo che ha appena compiuto i suoi primi - e forse ultimi - cento anni. Mani ignote gli hanno appiccato fuoco mercoledì 16 settembre. Le fiamme hanno distrutto le travi secolari della struttura interna e danneggiato irrimediabilmente il palazzo. Quella che tutti conoscono come la Casa del mercante Bykov è ora soltanto una facciata annerita e pericolante. Da demolire, se non interverrà in extremis la Commissione per la salvaguardia dei monumenti storici e architettonici, un nome altisonante, ma poteri illusori e teorici. La Casa del mercante Bykov fu progettata dallarchitetto Lev Kekushev, uno dei padri dellarchitettura moscovita a cavallo del Novecento. Era considerata il suo capolavoro. Aveva solo un piccolo ma letale difetto: trovarsi in una strada parallela alla centralissima e lussuosa Tverskaja, da sempre larteria più importante di Mosca, che Stalin ribattezzò col nome di Massimo Gorkij. Una contiguità fatale. Il selvaggio mercato immobiliare della capitale russa scatena ruspe assassine, ovunque ci sia da far miliardi. In questo caso, cè di mezzo addirittura un ente pubblico. Nel 2005, infatti, lIstituto di automazione della progettazione presso lAccademia delle scienze, proprietario del terreno sul quale sorgono altri stabili depoca nello stesso isolato, aveva concluso un ricco contratto «di investimento» con la Finansist srl, in cambio della demolizione di tutti i palazzi. Con una clausola che sa tanto di rimorso, un rigurgito di coscienza ambientalista: la preservazione di una parte della facciata della Casa del mercante Bykov. Una storia tra tante di Novodel, come i russi chiamano beffardamente limitazione del passato per i nuovi ricchi, quelli che pretendono di abitare nei luoghi più belli di Mosca, però distruggendo quel che per loro è soltanto «rottame del passato». In un modo o nellaltro, nel giro di pochi anni, sono spariti luoghi emblematici della memoria come il leggendario grande magazzino Detskij Mir, il "Paradiso dei bambini" che per cinquantanni è stato simbolo della felicità di ogni ragazzino sovietico e postsovietico. Lo volle Krusciov, che era stato a New York e aveva visto lemporio Fao-Schwarz. Pretese che anche Mosca ne avesse uno simile. Il palazzo fu inaugurato nel giugno del 1957, un edificio che reinterpretava lo stile del Rinascimento italiano in chiave di gigantismo e trionfalismo sovietico. Ebbene, un anno fa la società Afk delloligarca Vladimir Evtushenkov, divenuta padrona del fabbricato, lo ha chiuso, promettendo di restaurarlo. Ma come? Secondo lo stile e le esigenze degli orribili e sfavillanti megacentri commerciali che stanno invadendo Mosca. Le proteste degli ambientalisti e delle ong che cercano di proteggere il patrimonio architettonico della capitale russa hanno ottenuto una piccola vittoria, e il Detskij Mir è passato sotto la tutela dello Stato. Però attorno al restauro ci sono polemiche, misteri e timori: che si ripeta il tragico destino di altri grandi magazzini, come il Voentorg, alla lettera Commercio per i militari. Anche lì si prometteva di conservare le pregiate strutture interne lasciando intatta la facciata art déco. Questa venne invece abbattuta spietatamente, senza alcun preannuncio. Il delitto si consumò nel giro di pochissimi giorni. Un noto critico darte un giorno provò ad enumerare gli scempi compiuti dai killer dei monumenti di Mosca: in quindici anni sono spariti ottocento edifici del centro storico. Al loro posto grattacieli, alcuni anche belli, condomini blindati come fortezze, sedi bancarie e roccaforti del business. I nuovi abiti di Mosca hanno cancellato la fama di una capitale sporca e scalcinata, illuminata malamente, coi marciapiedi sconnessi e i cortili puzzolenti. Mosca è sempre più una metropoli che offre a chi la guarda una sensazione di confortevole solidità e benessere. Ma quale prezzo? Il sacrificio dellautentico. Persino il realismo socialista, che aveva nelledilizia e nellurbanistica il suo fiore allocchiello, è stato sostituito dal "realismo capitalista". Un esempio? Il Triumph Palace, nel quartiere Sokol, a poca distanza dalla Leningradskoje chaussée, sembra la copia dellHotel Ucraina, uno dei sette grattacieli costruiti sotto Stalin per rivaleggiare con lEmpire State building di New York. (A proposito dellUcraina: da più di un anno incombono i lavori di ristrutturazione). Allesterno tutto è rimasto come prima, meglio di prima. Ma dentro? Il piano è trasformare il vecchio albergo sovietico in un cinque stelle di lusso. Il cantiere è presidiato come un centro missilistico. I curiosi non sono ospiti graditi. Gli alberghi di Mosca sono un perfetto termometro per misurare limponente trasformazione (o rivoluzione?) della città. A due passi dal Cremlino sorgevano tre hotel ideati per ospitare le delegazioni straniere e gli illustri ospiti del Partito comunista. Il più imponente era il Moskva, a un passo dalla Piazza Rossa. Lo hanno letteralmente raso al suolo. E rifatto. La facciata ricorda quella originale ma è solo uno specchietto per le allodole. Idem lInturist, simbolo del turismo alla sovietica. Buttato giù senza pietà. Al suo posto, un fastoso e principesco albergo, il Ritz-Carlton. Roba da Emirati Arabi. Continuiamo? Il glorioso e più grande albergo dEuropa era il Rossija, con un megaforum da cinquemila posti per accogliere i delegati dei congressi del Pcus. Bello non era. Tuttavia, il regime ne era fiero. Dietro la cattedrale di san Basilio oggi cè solo una gigantesca voragine, malamente camuffata da immensi cartelloni pubblicitari. Pure il Minsk ha fatto la stessa fine. Era modesto ma funzionale. Solo che ai ricconi della Tversakaja dava fastidio, non era adeguato ai loro standard. Anche lì, il cantiere è mascherato da cartelloni alti come palazzi e lunghi come strade. In attesa di svelare lennesimo trionfo del potente sindaco Luzhkov, detto, non a caso, «il demolitore». Toccherà tra poco alla suggestiva ottocentesca fabbrica Ottobre Rosso, quella del cioccolato alla Willy Wonka. Venduta alla Nestlé che se ne è sbarazzata proficuamente, sta nellisola di fronte al Cremlino. Ci sono già i manifesti che annunciano larrivo della zolotoi ostrov, lisola doro per le élites cittadine. La nuova Mosca ha gettato la maschera.