Come muoiono i beni culturali, di Riccardo Iacona ("Il Fatto Quotidiano", 27.0.09) Oro buttato: s'intitola così la puntata del programma di Riccardo Iacona, in onda stasera su RaiTre, dalle 21. In Molise, in provincia di Campobasso, c'è un'intera città romana fondata 2300 anni fa, con tanto di strade, case, foro, anfiteatro e basilica. Si chiama Sepino e non la visita nessuno. Del resto non c'è neanche un cartello che indica ai turisti gli scavi, manca il parcheggio e il cartello "museo archeologico" l'ha scritto sul cartone con il pennarello il custode. Qui si e' scavato solo un terzo della città poi si è smesso per mancanza di fondi: per Sepino, infatti non ci sono neanche i soldi per tagliare l'erba che sta coprendo le antiche strade romane. La reggia di Caserta è la nostra Versailles: 122 ettari di giardino all'italiana e 25 ettari di giardino all'inglese, 1200 stanze e migliaia di opere d'arte tra tele, sculture e affreschi. Ebbene qui non hanno più neanche i soldi per pagare la bolletta della luce. Per mantenere la città di Pompei, invece, ci vorrebbero 275 milioni di euro all'anno. La Soprintendenza riceve solo 20 milioni di euro e con questi soldi deve anche occuparsi degli scavi di Ercolano. Risultato: Pompei sta morendo: ogni giorno, ogni mese ed ogni anno un pezzo della città archeologica piu' importante del mondo se ne va per sempre. Non va meglio per la Soprintendenza più ricca d'Italia, quella di Roma: l'Istituto centrale per il restauro, la scuola di restauro più importante del mondo, è "temporaneamente sospeso" da tre anni! Da 88 studenti si è passati a 22. E il prossimo anno anche i 22 rimasti prenderanno la specializzazione e la scuola rischia di chiudere. Nei laboratori di restauro della Soprintendenza di Roma, invece, dove dovrebbero finire tutte le migliaia di reperti che vengono scavati ogni anno a Roma e provincia, sono rimasti a lavorare solo 8 restauratori e quest'anno il ministero, a fronte di una esigua richiesta di 100.000 euro fatta dal dirigente, dottoressa Bandini, ha inviato zero euro. In compenso nel 2004 è nata Arcus, una spa a capitale pubblico che è stata concepita come una braccio operativo del ministero dei Beni culturali e che è stata finanziata dallo Stato con 60 milioni di euro all'anno. Ha 10 dipendenti e 7 consiglieri di amministrazione, presidente compreso, tutti nominati dalla politica. Tanto per non sprecare i soldi pubblici, hanno preso i loro uffici nel centro di Roma a via Barberini: un appartamento su due piani che costa solo di affitto 15mila euro al mese, 174mila euro all'anno, quasi quanto riceve ogni anno la soprintendenza del Molise. A tutto questo bisogna aggiungere i tagli lineari del 20 per cento a tutti i ministeri, chiesti da Tremonti con la scorsa finanziaria, gli stessi che hanno messo in ginocchio la polizia e le altre forze dell'ordine, come abbiamo documentato nella scorsa puntata di Presadiretta. Oggi i beni culturali producono in Italia un giro di affari che vale 40 miliardi di euro e il 2.6 per cento del pil. In Inghilterra, un patrimonio storico e artistico immensamente inferiore al nostro, ne tirano su 73 di miliardi euro, il 3.8 per cento del pil. Ecco: la puntata di stasera l'abbiamo voluta chiamare "Oro buttato".
PRESADIRETTA. Come muoiono i beni culturali.
Sepino, una città romana fondata 2300 anni fa, è stata scavata solo per un terzo e poi smessa per mancanza di fondi. La città di Pompei, invece, ha bisogno di 275 milioni di euro all'anno per essere mantenuta, ma la Soprintendenza riceve solo 20 milioni di euro. La Soprintendenza di Roma, la più ricca d'Italia, è "temporaneamente sospesa" da tre anni a causa di una mancanza di fondi. Il ministero dei Beni culturali ha creato Arcus, una spa a capitale pubblico, che riceve 60 milioni di euro all'anno, ma non ha sufficienti fondi per mantenere le scuole di restauro.
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