Benché la maggior parte dei cittadini non ne sia al corrente, l'assetto della dimensione museale fiorentina ha subito di recente profonde trasformazioni, definite a buon diritto dagli addetti ai lavori come svolte epocali. Uno degli aspetti più evidenti di questi mutamenti, è la gestione unificata dell'attività di tredici sedi espositive statali (Galleria degli Uffizi, Galleria dell'Accademia, Galleria Palatina, Museo degli Argenti, Giardino di Boboli, Galleria d'Arte Moderna, Museo di San Marco, Cappelle Medicee, Museo Nazionale del Bargello, Museo Archeologico, Museo dell'Opificio delle Pietre Dure, Villa La Petraia, Villa di Poggio a Caiano, Giardino della Villa di Castello, Villa di Cerreto Guidi) a vantaggio di "Firenze Musei", nuovo nome di quello che era il vecchio "Polo Museale Fiorentino". Firenze Musei, fra le sue tante competenze, annovera anche quella, non certo di poca importanza, di coordinare e amministrare la riservazione degli ingressi e delle visite nelle sedi museali del capoluogo toscano che fanno parte della rete. E naturalmente si occupa anche di stabilire i prezzi dei biglietti. Il pool che gestisce la Firenze Musei è composto da nomi di grande prestigio quali Ferragamo, Pineider, Giunti, Bassilichi, Sillabe e Opera. I dubbi, spontanei, sorti da più parti, riguardano l'opportunità o meno di far gestire il patrimonio artistico e culturale dello stato, proprietà quindi di ogni singolo cittadino, a una società privata. Ne abbiamo parlato cori un'esperta del settore, il Direttore del Museo Nazionale del Bargello D.ssa Beatrice Paolozzi Strozzi. - D.ssa Paolozzi Strozzi, come giudica la nuova realtà museale fiorentina? "Benché sia ancora troppo presto per valutare eventuali errori e punti deboli della gestione di Firenze Musei, posso dire che mi sembra pericoloso tutto ciò che mina la possibilità, per le istituzioni statali, di controllare e avere l'ultima parola nell'ambito dei beni culturali. Anche nel caso di pur giuste deleghe a livello locale, occorre che il referente alla fine sia unico, ultimo e che abbia come base una precisa certezza del diritto giuridico vigente nel paese. Non posso inoltre fare a meno di pensare che se si presentasse la necessità di organizzare una mostra di indubbio valore culturale -dunque un servizio importante reso alla gente- ma che a causa dell'allestimento costoso o quant'altro fosse destinata a non guadagnare bensì a perdere, lo stato deciderebbe lo stesso di realizzarla, mentre il privato, per questioni di bilancio, eviterebbe di farlo, privando così il cittadino di un suo diritto alla cultura. Si intuisce inoltre, da quanto sto dicendo, che sono contraria alla cartolarizzazione dei beni culturali dei quali, ribadisco, la gestione principale dovrebbe restare all'istituzione statale". - A suo avviso il prezzo dei biglietti è corretto? "Mi permetto di iniziare la risposta dicendo di essere contraria ai biglietti "accorpati", che abbinano l'ingresso al museo all'accesso a un'eventuale mostra allestita all'interno del museo stesso. Detto questo, i prezzi sono mediamente contenuti: non dimentichiamo che all'estero capita di dover pagare più biglietti per visitare settori diversi di uno stesso museo; si tratta di veri e propri balzelli. A Firenze i prezzi degli ingressi sono a portata di tutti, ma in certi casi, proprio come qui al Bargello, sono eccessivamente bassi: 4 euro per vedere, fra le tantissime cose, opere di Michelangelo, Donatello, Cellini o Della Robbia sono pochi". - Un giudizio sul funzionamento dei musei a Firenze? "Per ora è una situazione convulsa, stanno cambiando radicalmente sia la funzione dei musei sia la richiesta del pubblico. Stiamo assistendo a una svolta epocale, è cambiato il mondo e non possiamo pensare che i musei restino fermi alla fase precedente. L'appunto da fare semmai è che la densità dei beni culturali è tale da portare a una congestione di iniziative senza che ci sia il tempo per pianificare e preparare al meglio certe scelte. Alcune mostre potrebbero essere più approfondite, basti pensare ai cataloghi, che non sempre sono aggiornati in quanto a contributi scientifici. L'incalzare degli eventi induce un meccanismo in base a cui si guarda più alla quantità che alla qualità e questo per uno storico dell'arte è mortificante". - Torniamo a Firenze Musei: di questo ente fanno parte anche aziende private di spicco. Qual è la sua riflessione su tutto questo? "Non c'è molto da dire, poiché la scelta di delegare ai privati questo settore è partita del Ministero e quindi è una scelta politica. Per noi è un interrogativo che resta sempre valido, quello sull'efficienza del servizio svolto da Firenze Musei. Vedremo... Il dato di fatto è che oggi l'economia detta legge ovunque e l'impresa è diventata indispensabile anche per fare cultura, altrimenti i finanziamenti da soli non arrivano. Lo so, sarebbe bello poter cavalcare l'ideale della cultura accessibile sempre e comunque a tutti, ma ormai questa è utopia. I musei non "comunicati" al pubblico tramite promozione pubblicitaria sono frequentati solo dagli studiosi; ben venga al limite anche il gadget di plastica venduto al book-shop, se può servire da traino per avvicinare nuovi visitatori, magari giovanissimi che vivono i primi approcci con l'arte e la cultura. Non posso negare inoltre che in occasione della mostra su Bindo Altoviti tuttora in corso qui al Bargello, Firenze Musei ha lavorato molto bene, pubblicizzando a dovere l'evento e rendendolo appetibile al grande pubblico".