Il coordinatore cittadino Bonciani: «il sindaco ora convochi un tavolo con tutti i parlamentari». Il senatore Totaro lo sconfessa Segnali di apertura da Roma. A Firenze, invece, partito spaccato: «Serve un confronto» Come se non bastassero le parole e l'impegno di Berlusconi, Bondi e Bonaiuti, ora anche Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del consiglio, interviene per dare rassicurazioni sulla legge speciale. «I periodi sono difficili dice Letta, ieri a Sesto Fiorentino per l'inaugurazione del nuovo stabilimento della Eli Lilly e quello che era stato detto in campagna elettorale non lo abbiamo ancora potuto realizzare. D'altro canto è passato poco tempo». Epperò la legge speciale «è nei programmi e, compatibilmente con tempi e priorità che la crisi detta, cercheremo di affrontare i problemi di Firenze». Insomma, la diplomazia finora ha funzionato. Il governo ha sempre chiesto a Matteo Renzi un segnale sul passaggio della tramvia dal Duomo; lunedì scorso il sindaco in consiglio comunale ha annunciato che fra un mese l'area sarà pedonalizzata. «Non è solo perché si è superato quello scoglio - dice Letta - ma anche perché voi avete un santo protettore che è l'onorevole Bonaiuti, che ama Firenze sicuramente più di Roma e di ogni altra cosa». Tutto a posto quindi? Avanti tutta sulla legge speciale? No. Nel Pdl fiorentino non tutti sono allineati. Ieri il coordinatore cittadino Alessio Bonciani, il senatore Paolo Amato, il vicepresidente del consiglio regionale Angelo Pollina e il capogruppo in Provincia Samuele Baldini, tutti ex italo-forzuti, hanno organizzato una conferenza stampa per rispondere al senatore Achille Totaro e al consigliere provinciale Guido Sensi, che due giorni fa avevano chiesto al governo di non accettare le richieste del sindaco Renzi. «Se veramente Renzi pensa alla legge speciale per Firenze, allora convochi un tavolo politico, e non tecnico, con tutti i parlamentari fiorentini. Temiamo hanno detto i quattro che Renzi non voglia la legge speciale per Firenze, ma solo i soldi dal governo per realizzare il proprio programma, mentre la nostra è una proposta per la città». Ci vuole, ha spiegato Bonciani, una «lobby per Firenze» trasversale di parlamentari. No a una «legge bancomat», sì a «un confronto, perché la legge speciale deve essere un contenitore in cui vi sono le priorità per Firenze, prime fra tutte le opere pubbliche e i beni culturali». Amato: «Vogliamo capire, ora che c'è la disponibilità del Governo, se tatto il Pd segue Renzi che continua a copiare le nostre proposte, oppure no, Se il sindaco di Firenze porta avanti le idee del centrodestra non c'è bisogno per noi di fare opposizione, il vero problema politico è per il centrosinistra, mentre per noi è una vittoria». Per il senatore c'è poi un fatto nuovo, «interessante»: Renzi «ha dato vita a una giunta civica, autonoma dalla politica e dai partiti, che si configura come un caso nazionale di evoluzione della democrazia di mandato. Questa è una vera e propria sconfitta del Pd che fino a poco tempo fa sulla tramvia al Duomo sosteneva invece l'ex vicesindaco Matulli». Qualche ora dopo, però, il senatore e vice coordinatore cittadino Totaro, il coordinatore provinciale Nicola Nascosti e Sensi, tutti ex An, hanno inviato un comunicato per prendere le distanze dal colleghi di partito: «Si tratta solo della loro autorevole posizione e non di quella del Pdl in quanto suddette posizioni non sono state discusse, vagliate né tantomeno approvate da nessun organo locale o regionale del partito». Dal Pd, in tarda serata, si è fatto sentire il capogruppo pd Francesco Bonifazi: «Il senatore Amato è l'unico ad avere cambiato idea sulla tramvia e oggi con la sua dichiarazione di contrarietà smentisce nuovamente quanto detto in consiglio comunale nel 2005 quando rivendicò che nel programma elettorale di Forza Italia per il Comune di Firenze c'era la tramvia». Il Pdl è «nel caos e mancante di una visione unitaria. La legge speciale non è un regalo per Firenze ma il giusto riconoscimento che le spetta».