Vergnano: "Sono gli effetti combinati dei tagli decisi dal governo e dal Comune". "Ci consigliano di tagliare gli spettacoli, ma il botteghino ci premia" Il sovrintendente in commissione Cultura: "Non rinnoveremo venti contratti per colpa dei tagli di governo e Comune" Cura dimagrante per il Regio Vergnano: bilancio in rosso, costretti a ridurre i dipendenti Venti dipendenti in meno e un bilancio che rischia di chiudere, per la prima volta nella gestione Vergnano, in passivo. È il destino del Teatro Regio di fronte ai tagli decisi dal governo e dal Comune. «Abbiamo risparmiato su tutte le voci possibili, niente più dibattiti o conferenze culturali», ha ricordato il sovrintendente ieri in commissione Cultura, che si è rammaricato per i tagli necessari nonostante gli incrementi registrati negli abbonamenti. E intanto il Piccolo Regio è costretto a chiudere i battenti, ci vorrebbero 400mila euro a stagione per salvarlo. Lunica attività che rimarrà in piedi saranno gli spettacoli per le scuole, che riprenderanno come di consueto a gennaio. «Per come stanno oggi i conti rischiamo di chiudere per la prima volta il bilancio in passivo e nel 2010 dovremo fare a meno di 20 dipendenti. Sono gli effetti combinati dei tagli del governo e della città». Quello che un tempo il sovrintendente del teatro Regio, Walter Vergnano, definiva un appello per reperire risorse, oggi si è trasformato in un grido di allarme. «Se nel 2010 ci saranno nuovi tagli - mette in guardia il sovrintendente - al Regio non resterà che chiudere. Abbiamo risparmiato su tutte le voci possibili: niente più dibattiti o conferenze culturali. Finora siamo riusciti a salvare i dipendenti, ma nel 2010 dovremo fare a meno di 20 lavoratori. Non ci sarà comunque nessun licenziamento tra gli assunti a tempo indeterminato: semplicemente non compenseremo il turnover e non rinnoveremo alcuni contratti a termine. E un peccato perché a farne le spese saranno ancora una volta i giovani. E questo ancora non basta: ci consigliano di tagliare le rappresentazioni, ma se cancelliamo spettacoli aggraviamo la situazione visto che il botteghino ci premia. Solo per gli abbonamenti, nonostante la crisi, abbiamo registrato un aumento del 5 per cento, a venti giorni dallavvio della stagione che si aprirà con la Traviata». E dopo le tournée in Cina e Giappone, nel 2011 il Regio ha intenzione di portare nuovamente lopera allestero. Il "marchio" del teatro è richiesto anche in Europa. «Appena qualche settimana fa - ricorda il direttore artistico Gianandrea Noseda - il coro si è esibito a Vienna: ora anche lorchestra è desiderata nella capitale austriaca. Vogliamo parlare dei grandi compositori operistici italiani? Verdi, Puccini e Rossini: anche allestero dicono che li rappresentiamo con un qualcosa in più. I nostri "concittadini" sono per noi un ottimo biglietto da visita». Le stagioni future e tutti gli altri progetti che gravitano attorno al Regio devono comunque fare i conti con i tagli del governo sul Fondo unico per lo spettacolo e della città. «Purtroppo - ammette lassessore comunale alla Cultura Fiorenzo Alfieri - i cordoni della borsa io mi limito a guardarli. Dopo le Olimpiadi Palazzo civico ha catalogato come non fondamentale il settore della cultura. E oggi le stesse persone che tempo fa parlavano di unoverdose artistica, puntano il dito contro quello che definiscono lautunno della cultura. E vero che i tagli ci sono e hanno conseguenze, ma non bisogna nemmeno esagerare: Torino mette in campo ogni giorno eventi artistici». A esprimere preoccupazione sui tagli che ha ricevuto il Regio, il capogruppo di An-Pdl, Roberto Ravello, che sullargomento ha presentato uninterpellanza. Ma a condannare la riduzione di contributi, anche se con diversi responsabili (il governo o la città) è lintera commissione Cultura. «I tagli maggiori - premette il presidente Luca Cassiani (Pd) - arrivano da Roma: in ogni caso se il Comune ridurrà ulteriormente i contributi al Regio, ci impegniamo sin da ora a non votare il bilancio». Contro nuovi tagli si schiera anche Marco Grimaldi (Sd) che invita a «portare lopera fuori dal Regio per farla apprezzare a quanti tra i cittadini non riusciranno per la crisi o per "pigrizia" ad andare a teatro». Infine, Maria Teresa Silvestrini (Prc) punta il dito contro il ministro Brunetta: «che ha intende cancellare quello che chiama "culturame", senza fare alcuna distinzione di sorta».