C'è un retroscena che merita di essere raccontato relativamente al progetto per il nuovo lungolago ora al centro della bufera. Circa un anno fa, infatti, i "padri" degli elaborati originali per la realizzazione delle paratie antiesondazione e del nuovo lungolago vennero contattati dall'amministrazione comunale di Como. In quei giorni, infatti, gli uffici comunali stavano mettendo a punto le numerose modifiche al progetto su cui la città discuteva e polemizzava da anni. E - con una scelta a metà tra la cortesia e l'adempimento degli iter di legge - i professionisti Ugo Majone, Carlo Terragni e Renato Conti vennero interpellati per un giudizio in merito alle molte novità proposte dai tecnici di Palazzo Cernezzi e avallate dei due superdirigenti comunali, Antonio Viola e Antonio Ferro. Alla visione delle proposte, i tre professionisti non mancarono di sobbalzare sulle rispettive sedie. Scoprire dall'oggi al domani che nei pressi dei giardini a lago sarebbe spuntato un muro di quasi 2 metri mentre nei disegni originali si parlava di circa 25 centimetri non era roba da poco. Così come non poteva passare inosservato il fatto che - sempre per il primo lotto - sarebbero completamente sparite ben due paratie mobili (una, molto piccola, poco dopo l'inizio della passeggiata partendo dai giardini, l'altra nel mezzo del lago davanti a piazza Cavour). Infine, c'era il tema dell'altezza media del manufatto previsto al centro della nuova passeggiata. Quello, per intendersi, che oggi è al centro delle polemiche. La variazione proposta dal Comune è sotto gli occhi di tutti: un muro costantemente alto oltre un metro dal livello di calpestio (fatte salve le interruzioni per le paratie mobili). L'originale era ben diverso: il metro di altezza si raggiungeva esclusivamente negli ultimi metri prima di piazza Cavour.Particolari modificati (o stravolti) rispetto ai plastici delle origini, dunque, ce n'erano in abbondanza. E così, il parere espresso da Majone, Conti e Terragni in una lettera di fuoco spedita rapidamente a Palazzo Cernezzi (e regolarmente giacente al Protocollo comunale) non si era fatto attendere. Il concetto di base del documento scritto dai professionisti (peraltro ad oggi totalmente estromessi dalla gestione del cantiere) è facilmente sintetizzabile: per quanto riguarda i sistemi di difesa dal lungolago, visti anche gli innalzamenti delle quote di muri e paratie, il parere è favorevole per il semplice fatto che è ovvio che più una barriere è alta più è difficile da oltrepassare.Sul fronte dell'impatto sul paesaggio, però, Majone, Conti e Terragni non hanno fatto alcuno sconto al Comune. Anzi, scrissero con bella evidenza che il rischio di una compromissione sostanziale della vista lago e dell'equilibrio ambientale complessivo del Lungolario era evidente e pesante. Un allarme forte e circostanziato, rimasto però lettera morta a Palazzo Cernezzi. Tanto che, ancora sabato scorso, i tre progettisti si sono riuniti a Milano per valutare cosa fare di fronte all'esplosione delle polemiche. E, a quanto si apprende, tra poco vi saranno grosse novità.