IL RETROSCENA FIRENZE-DELLA VALLE E se il successore di Andrea fosse il fratello Diego? Nel giorno dell'addio del primo dalla guida della Fiorentina con una lettera aperta ai tifosi dai toni tra il vittimismo («è venuta meno la fiducia nel nostro Progetto») e l'ultimativo («se c'è qualcuno pronto ad acquistare la società...»), la domanda ha un sapore quasi di provocazione. Ma così non è, a ben riflettere sui due documenti che ieri hanno accompagnato le dimissioni di Adv: la sua lettera di addio e il comunicato del Cda. Prima un passo indietro. I Della Valle sono arrivati a Firenze nel 2002. Quando mister Tod's contattò il sindaco Leonardo Domenici in Palazzo Vecchio l'assessore allo sport andò a smanettare su Google chi fossero i Della Valle. Che in sette anni hanno portato la Fiorentina dalla C2 alla Champions. Dal campetto di Gualdo Tadino al grande stadio di Liverpool. Dall'Umbria all'Inghilterra. Una cavalcata sul filo del Grande Progetto: lo scudetto, la Champions, la competizione con le grandi del calcio. All'inizio mister Tod's pensò di colmare il divario che separa la Fiorentina dalle grandi del campionato (Inter, Juventus, Milan e Roma) con una più equa ripartizione dei diritti televisivi. Ma ciò si è rivelato impossibile. Le tv sono in mano alle grandi. Al resto (compreso la Viola) spettano le briciole. Così i Della Valle hanno ideato la cosidetta Cittadella viola: un progetto urbanistico che prevede la costruzione su 70-80 ettari di un nuovo stadio, di alberghi, museo d'arte, gallerie commerciali, parco giochi. La Cittadella dovrebbe fruttare alla Fiorentina dai 20 ai 30 milioni l'anno. I soldi necessari per superare il gap dalle grandi, ma anche una grande operazione urbanistica. Torniamo ad Andrea e alle sue dimissioni. Nella lettera si lamenta delle contestazioni dei tifosi e della città (in realtà assai minoritarie) e mette le mani avanti: se c'è qualcuno che prende il nostro posto, si accomodi... Ma prima della lettera il cda viola ha emesso un comunicato in cui si plaude al sindaco Renzi, si puntualizza che la Cittadella non è un regalo del Comune alla Fiorentina, ma una grande opportunità e si conclude dando il via libera ad un tavolo di verifica del progetto del sindaco. I Della Valle fanno «un passo indietro» (come scrive Andrea nella lettera) e un passo avanti verso la verifica del progetto renziano. Intanto la poltrona di Andrea rimane vuota, nessuno sarà designato al suo posto. I Della Valle e Firenze sono come in surplace. Più che dal pallone il futuro fiorentino degli imprenditori marchigiani sembra dipendere dal mattone. Una cosa appare comunque certa. Questo finale di partita tra Firenze e i Della Valle sarà gestito da Diego in persona. Sarà lui a decidere se sarà di nuovo amore o addio definitivo.