Urbanistica Dopo la promessa di Ennio Cascetta, assessore regionale ai Trasporti L'architetto: realizziamola lungo via Santa Teresa NAPOLI L'assessore ai Trasporti della Regione Campania, Ennio Cascetta, ha illustrato al Corriere del Mezzogiorno il progetto in fase avanzata di studio da parte dell'assessorato di una funivia che metta in connessione il centro di Napoli (l'area del Museo Nazionale e di Piazza Cavour) con la parte alta (il Museo e il Parco di Capodimonte) nella prospettiva di creare un collegamento aereo in otto minuti - tra i due musei. Abbiamo chiesto a Francesco Venezia architetto napoletano; ordinario di Progettazione Architettonica presso l'Istituto Universitario di Architettura di Venezia, professore alla Sommerakademie di Berlino, visiting professor dell'Ècole Polytechnique Féderale di Losanna, visiting professor della Graduate School della Harvard University di valutare, non solo urbanisticamente, la possibilità di una funivia napoletana. «Una funivia che attraversi la città è un'idea che suscita immediatamente sorpresa e interesse, come tutte le cose inaspettate. Immagino che, anche quando furono costruite le prime funicolari a Napoli, dovette diffondersi la stessa reazione di meraviglia. Si tratta certamente di un intervento adeguato alle caratteristiche territoriali della città. Le funicolari mi sembrano più integrate alla struttura e al corpo stesso di Napoli, perché esse in parte sono sotterrane, in parte escono allo scoperto e si lasciano vedere mostrando ai viaggiatori brani di paesaggio. La funivia sarebbe indubbiamente un'infrastruttura diversa, che abbandona il corpo materiale della città per librarsi nel cielo. Ma, per quel che posso immaginare oggi, direi che essa volerebbe a raso sulla città. Non potrebbe fare, credo, ciò che noi ci aspettiamo solitamente da una funivia: superare un sensibile salto di quota dando la possibilità di conquistare un'altezza, un belvedere sulla città. Conoscendo il profilo delle aree attraversate credo che l'effetto sarebbe alquanto attenuato». Professore, la funivia diventerà un elemento di disturbo per il panorama della città? «Devo dire che l'idea di far coincidere il tracciato della funivia con il tracciato del grande stradone di collegamento tra il Museo Nazionale e Capodimonte mi sembra interessante perché in questa maniera la funivia, pur con il suo carattere disancorato dalla città, finirebbe col ribadire l'asse della strada costruita in epoca napoleonica. Una strada che ai suoi tempi era qualcosa che (come la funivia) "volava" sulla città, si distaccava dalla città attraversandola ad una quota più alta grazie al ponte. Fu allora senza dubbio un'opera azzardata, un'imposizione, e certamente esercitò una violenza sul tessuto urbano, come ben si vede andando in quei luoghi. Ma oggi questa strada ha 200 anni e fa parte della città storica. Se il percorso della funivia riuscisse a camminare in alto, ma sul tracciato esistente, allora non sarebbe un elemento estraneo: farebbe immediatamente parte della struttura della città coincidendo con la sua stessa trama». Eppure la funivia avrebbe bisogno di almeno un paio di piloni intermedi, non diventerebbero elementi di disturbo? «La coincidenza dei due assi, quello storico e quello della funivia, mi porta a fare immediatamente una valutazione: non bisogna temere che i piloni intermedi diventino elementi troppo invasivi sulla città. Al contrario essi dovranno essere particolarmente evidenti. Intendo dire che, dal punto di vista formale, essi dovranno identificarsi come delle presenze, come dei grossi perni, dei grandi elementi architettonici che avranno la funzione di collegare le due infrastrutture e dare un passo alla vecchia strada. La vera scommessa di questo progetto è il sistema degli appoggi a terra che, oltre ad obbedire a leggi tecniche, dovranno avere un grande peso formale per reggere la presenza dell'asse storico. E non mi preoccuperei tanto della possibilità che un giorno i piloni debbano essere smontati. È vero che la funivia potrebbe non servire più tra trenta anni ma la memoria di ciò che essa è stata, se mai si riuscirà a costruirla, dovrebbe restare molto più a lungo, come memoria d'una funzione scomparsa, come "rovina". A questo punto bisogna realizzare due straordinari "obelischi" che ritmino l'asse storico, e per fare ciò ci vuole un'architettura di grandissimo livello». Il panorama dall'alto delle cabine sarebbe mozzafiato come sostiene l'assessore Cascetta? «Ho qualche perplessità sull'idea della città dall'alto. Sicuramente questa funivia determinerà la curiosità di volare sulla città, ma chi si alzerà sui tetti non avrà una gran bella immagine perché il degrado delle coperture del centro storico di Napoli è ben noto, si tratta di uno dei più grandi sprechi della città. È una vergogna che a Napoli, cioè in una città che si affaccia ovunque su se stessa e si vede sempre da ogni punto, le coperture delle case siano così poco utilizzate, siano tanto degradate e tanto brutte a vedersi. Posso capirlo ovunque ma non qui. Il vero coraggio sta nel riqualificare la parte superiore degli edifici in modo che dall'alto, chi viaggia nella cabina, possa cogliere un paesaggio diverso e di maggior qualità. Potrebbe essere questo il momento di intervenire sulle coperture delle case, per lo meno lungo la fascia attraversata dalla funivia. Una sorta di intervento campione (mettendo in moto incentivi ai condomini) per dare dignità alle coperture: chi viaggia in funivia diretto al Parco di Capodimonte potrebbe vedere sotto di se tetti giardino, e comunque terrazze che abbiano dignità architettonica. In conclusione non posso fare valutazioni su quella che è la convenienza economica di questa opera, ma certamente si tratta di una cosa suggestiva che potrebbe scatenare molti effetti positivi».