La denuncia della Uil: altre opere crepate per il caldo Si stacca un pezzo «salvato» dai pompieri Tipica storia che si presta a uno slogan: ciò che non fece il terremoto, fece la mostra «per» il terremoto. Ma è veramente accaduto poche settimane fa a L'Aquila, durante la rassegna d'arte allestita nella Caserma della guardia di Finanza «Vincenzo Giudice di Coppito» in occasione del G8 di luglio e chiusa appena due settimane fa, promossa da palazzo Chigi, dalla Protezione civile e dal ministero per i Beni culturali. sotto l'alto patronato della Presidenza della Repubblica. Erano in mostra ottanta opere tra olii, tempere, sculture in marmo, legno, pietra, e poi documenti antichi, mappe per raccontare il percorso dell'arte aquilana. Gran parte dei pezzi erano fortunosamente scampati al terremoto e destinati a futuri restauri. Ed era proprio lì, la «forza » dell'esposizione: dimostrare che , in una città d'arte, non tutto va perduto in caso di terremoto se i soccorsi sono attenti e tempestivi. Un pezzo tra tutti, la veneratissima statua in terracotta della Madonna col Bambino della basilica di Collemaggio, del XVI secolo, opera di Saturnino Gatti. Fu salvata in modo spettacolare con una gru all'interno della chiesa dai Vigili del fuoco alla presenza del ministro per i Beni e le attività culturali, Sandro Bondi, il 14 aprile. Miracolosamente i danni furono pochissimi, solo qualche frattura (risolvibile) alla base. Intatto il resto, inclusa la seggiola sulla quale poggia la figura della Madonna, restaurata poco tempo fa dalla Cassa di Risparmio della Provincia dell'Aquila con un impegno di 10.000 euro.. Ma se il terremoto ha risparmiato la statua, lo stress da mostra l'ha danneggiata. Quando si è trattato di allestire «L'Aquila bella mai non po' perire », verso tratto dal«Cantare» di Anonimo Aquilano del XV secolo, qualche trasportatore evidentemente ben poco abituato a maneggiare arte e beni culturali, ha compiuto un gesto in più: ed è saltato il bracciolo sinistro (per chi guarda la statua) appena restaurato, e che il terremoto aveva incredibilmente risparmiato. Non solo ma, basta guardare le foto, il danno è stato maldestramente nascosto occultando il pezzo all'interno della statua in attesa della fine della rassegna, nemmeno fosse una qualsiasi appendice (ma perché non venne consegnato ai responsabili?). Ma non basta. I locali, causa straordinario caldo estivo, erano bollenti. In molti giorni, assicurano le numerose testimonianze custodite da Gianfranco Cerasoli (segretario generale della Uil Beni culturali e membro del Consiglio superiore dei beni culturali) si è arrivati intorno ai 40 gradi. Quanto basta per mettere a repentaglio la salute di tele dipinte ma soprattutto delle sculture in legno, particolarmente sensibili. Ed ecco l'accusa di Cerasoli: «Numerose opere preziose, scampate al terremoto, hanno subito seri danni. Penso al Sant'Equizio del 1520, pieno di fessurazioni. Alla Madonna dl Bambino di Giovanni di Biasuccio, della fine del '400. Sono in possesso di segnalazioni e memorie firmate da periti del ministero che hanno segnalato i problemi. Non faccio nomi per non esporli a possibili ritorsioni amministrative, tipiche di queste circostanze». Il problema principale riguarda la grande scultura lignea di San Sebastiano di Silvestro dell'Aquila, 1450, che presenterebbe «fessurazioni, sollevamenti e distacchi » della superficie dipinta «non presenti prima della mostra». Accusa Cerasoli: «Un caso grave di incompetenza e disattenzione, ora urge una politica di restauri. Ciò dimostra quanto sia in generale pericoloso organizzare mostre con materiali lignei. Da sempre gli esperti segnalano la loro delicatezza. ma in Italia, evidentemente, sono in pochi ad ascoltarli». Ammette l'ingegner Luciano Marchetti, presidente del Comitato scientifico della mostra e vice commissario per i Beni culturali per l'emergenza terremoto: «La Madonna in effetti ha subito il danno, non sappiamo se durante il trasporto o l'allestimento della mostra. Gli organizzatori hanno già sporto denuncia all'assicurazione per procedere al ripristino». L'organizzazione della mostra a L'Aquila era sotto la diretta responsabilità di «Comunicare organizzando », società romana presieduta da Alessandro Nicosa. In quanto al resto? «Non risultano ulteriori danni. Se le opere lignee avessero subito alterazioni, il personale lo avrebbe segnalato, visto che la vigilanza era affidata a tecnici del dicastero. Il clima? Quando c'è stato troppo caldo, abbiamo proceduto con la climatizzazione ». Ironizza Cerasoli: «Climatizzazione? Solo qualche ventilatore sparso. In quanto alle perizie, sono a disposizione ». Ora le opere, conclusa la mostra «bollente», sono custodite al museo di Paludi di Celano, a 60 chilometri da L'Aquila, dove Bondi ha voluto creare una sezione distaccata dell'Istituto Centrale del Restauro. Quando si comincerà a lavorare su di loro? Risponde con inevitabile fatalismo Marchetti: «Quando disporremo dei fondi necessari...»
ROMA La Madonna del '500 scampata al sisma spezzata dalla mostra
La Uil ha denunciato che durante la mostra d'arte a L'Aquila, dopo il terremoto, alcune opere d'arte sono state danneggiate a causa del caldo estivo. La statua della Madonna col Bambino di Saturnino Gatti è stata danneggiata con un bracciolo saltato, mentre altre opere lignee come la Sant'Equizio e la Madonna del Bambino di Giovanni di Biasuccio hanno subito fessurazioni e sollevamenti. La Uil accusa gli organizzatori della mostra di incompetenza e disattenzione. L'ingegner Luciano Marchetti ammette che la Madonna ha subito un danno, ma non sa se durante il trasporto o l'allestimento della mostra.
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