L'evento Da oggi fino a domenica, il capoluogo brianzolo ospiterà il Forum internazionale dell'Unesco Villa Reale, Corona Ferrea, Duomo: i tesori della storia «vetrina» del distretto industriale L'arrivo di 200 intellettuali provenienti da tutto il mondo rilancia la nuova Provincia brianzola Da oggi, sino a domenica 27 settembre, si terrà alla Villa Reale di Monza il Forum mondiale della cultura organizzato dall'Unesco. Duecento personalità provenienti da oltre quaranta Paesi di tutto il mondo si riuniranno per la prima conferenza planetaria sul patrimonio culturale. Massimo Zanello, assessore alle Identità, Autonomie e Culture della nostra Regione, ha dichiarato tra l'altro: «Mi permetto di sottolineare che per questa prima volta sono state scelte l'Italia, la Lombardia, Monza» e che «l'obiettivo è rendere permanente la sede di questo Forum in modo che Monza diventi la capitale mondiale della cultura, come Davos lo è dell'economia ». Il tema scelto calza perfettamente con la realtà odierna della terra che accoglie il dibattito: rapporto tra cultura e impresa. Assieme al Forum è stata presentata una ricerca curata da The European House-Ambrosetti su «Cultura e creatività per la competitività del territorio». Dai dati emerge che l'Italia è agli ultimi posti in Europa per il fatturato di tale settore, con il 2,3 del Pil contro il 3,4 della Francia, leader dell'Unione; anzi il Belpaese si trova sotto la media Ue che è del 2,6. Ne consegue che il numero degli addetti è in percentuale tra i più bassi: i dati, riferiti al 2005, parlano del 2,1 della popolazione, ben sotto al primato olandese del 3,8, ma anche inferiore alla media che è del 2,4. Va comunque aggiunto che nel 2008 il numero degli occupati nel settore culturale è passato a 440 mila unità, pari al 2,3; tuttavia non sono disponibili i dati degli altri Paesi europei che consentirebbero un confronto. Il ministro Sandro Bondi ha giustamente sottolineato che la cultura deve fare da volano allo sviluppo economico, cominciando dal patrimonio naturale e paesaggistico e finendo con i musei. E questi ultimi non è un sacrilegio considerarli come delle vere e proprie aziende capaci di produrre redditi. Perché Monza? Una recente ricerca della Camera di Commercio di questa città rivela che in Italia esistono oltre 70 mila aziende attive nel settore culturale e che la Lombardia detiene il primato anche in tal caso. Anzi, si piazza terza in Europa, dopo la «Grande Londra» e l'Île-de-France, la regione di Parigi. Certo, ci sarebbero città come Cremona (la capitale mondiale del violino) o Mantova (il gioiello dei Gonzaga, la patria di Virgilio) che potrebbero assolvere il compito di città-simbolo della cultura, ma è altresì vero che Monza conserva alcuni simboli tra più forti della nostra identità nazionale. Due o tre esempi? Il primo e il più noto è la Corona Ferrea. Questo diadema ha al suo interno una lamina ricavata, secondo una leggenda, da uno dei chiodi utilizzati per la crocifissione di Gesù. A prescindere dalle discussioni sull'autenticità, va detto che essa fu scelta da re e imperatori per la loro incoronazione, diventando così uno dei simboli della regalità europea: da Carlo Magno a Ottone I, da Federico Barbarossa a Carlo V, da Napoleone a Ferdinando d'Austria che la volle sulla propria testa nel 1838. Portata a Vienna nel 1859, fu restituita a Monza nel 1866 ed è conservata nella cappella di Teodolinda all'interno del Duomo. Ma è altresì vero che Monza rappresenta la città in cui si interruppe la luna di miele tra la monarchia risorgimentale e l'Italia: nel luglio del 1900 l'anarchico Gaetano Bresci uccise Umberto I, colpevole di aver autorizzato i massacri di Milano del maggio 1898, contro povera gente che chiedeva il pane. La Villa Reale fatta costruire da Maria Teresa, edificio che avrebbe bisogno di restauri e non di piccoli interventi fu la cornice dell'evento. In margine al quale va detto che il re era a Monza per onorare la sua relazione con la contessa Eugenia Litta più che per le premiazioni di una società ginnica, apprestandosi alle quali trovò la morte. Molti particolari saranno chiariti in uno spettacolo teatrale, scritto e diretto da Paolo Zenoni e Giorgio Galli, che andrà in scena sul luogo del «fatto » a ottobre (tra l'altro i due autori hanno scoperto in un armadio di Villa Reale un passaggio segreto che Umberto I utilizzava per raggiungere rapidamente la sua amante). Ma se tale città della Brianza conserva i simboli della regalità e del suo contrario, non dimentichiamoci che questo è anche il luogo di una tragedia morale legata al nome di suor Virginia Maria de Leyva, la Gertrude che commuove ne I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, meglio nota come la «Monaca di Monza». Nella sua storia, tra de-litti, passioni e sinceri amori, si riflette una generosa parte dello spirito italiota. Quello che pecca e si pente, che trasuda passione e si nasconde, che finge e sa sorridere, che sovente si trasforma in tragedia. Non fa parte della cronaca ma appartiene di diritto alla cultura nazionale. E a Monza, tra i bilanci e gli alti discorsi di questi giorni, forse si può capire meglio che altrove.
Monza, una capitale per la cultura
Da oggi, sino a domenica 27 settembre, si terrà alla Villa Reale di Monza il Forum mondiale della cultura organizzato dall'Unesco. Duecento intellettuali provenienti da oltre quaranta Paesi di tutto il mondo si riuniranno per la prima conferenza planetaria sul patrimonio culturale. Il tema scelto calza perfettamente con la realtà odierna della terra che accoglie il dibattito: rapporto tra cultura e impresa. Il ministro Sandro Bondi ha sottolineato che la cultura deve fare da volano allo sviluppo economico. La Lombardia detiene il primato anche nel settore culturale in Italia, con oltre 70 mila aziende attive nel settore.
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